Torna nella homepage
 
n.20 febbraio 2012
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:15 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Ora di religione: parliamone!'... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Didattica Laboratoriale 4 Didattica Laboratoriale
Pagina Orizzonte scuola 13 Orizzonte scuola
Per visualizzare le sottoaree clicca sull'icona
Dalla redazione Dalla redazione
Dedicato a te Dedicato a te
e-book novità e-book novità
L'intervista L'intervista
Long Life Learning Long Life Learning
Oltre a noi... Oltre a noi...
Orizzonte scuola Orizzonte scuola
Scuola & Tecnologia Scuola & Tecnologia
Sotto la lente Sotto la lente
Editoriali Editoriali
Emergenza scuola Emergenza scuola
Organizzazione Scolastica Organizzazione Scolastica
Integrazione Scolastica Integrazione Scolastica
Didattica Laboratoriale Didattica Laboratoriale

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Ora di religione: parliamone!
Una dimensione inverificabile e non relativa
di Sabatini Roberto - Orizzonte scuola
E' in questo periodo dell'anno che si effettuano le preiscrizioni e che i genitori dei figli minorenni sono chiamati a compilare un apposito modulo relativo alla scelta di avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica (IRC), mentre tale scelta i maggiorenni hanno la facoltà di effettuarla in proprio.

Considerazioni su questo argomento non sono quindi mai così contestuali come in questo periodo, anche perché la revisione del Concordato a cui fa riferimento questa opportunità si è ormai persa nel tempo e perché pigrizia e tradizione, sommati aritmeticamente a mancanza di fondi e inerzia istituzionale, rendono quasi teorica tale opportunità.
Il nuovo Concordato (nuovo, si fa per dire, poiché risale a circa 28 anni fa!) consente di scegliere se avvalersi o non dell'IRC, ma tale scelta si esercita nelle consuete modalità burocratiche della Pubblica Amministrazione: ai genitori o, se maggiorenni, agli studenti, viene distribuito un modulo sul quale esprimere l'opzione in un momento in cui poco o nulla si sa sull'offerta formativa dell'anno in questione, poiché si tratta del successivo.
Eppure si deve e si può pretendere che la scuola presenti nel suo POF (Piano dell'Offerta Formativa) una o più iniziative didattiche alternative all'IRC, previste proprio per chi non intende avvalersene. Senza entrare nel dettaglio sono stati inoltrati ricorsi al TAR (anche del Lazio) per ottenere questo servizio e ci sono pronunciamenti che lo impongono come un dovere costituzionale e che sanzionano quegli istituti che non lo realizzano.
Ma di fatto la strada è tutta in salita.

La scuola ha il dovere di organizzare una o più iniziative formative in alternativa, ma l'adempimento di questo onere è affidato, appunto, all'autonomia scolastica e spesso le scuole non hanno risorse nemmeno per far fronte alla didattica ordinaria.
Infatti, mentre l'IRC è una materia collaudata e regolarmente inserita nel piano degli studi e nell'orario delle lezioni, un'eventuale attività alternativa resta una possibilità vaga, su uno sfondo lontano, soggetta alla volontà del Dirigente Scolastico, dei Docenti e delle risorse finanziarie disponibili che, in questi ultimi anni soprattutto, non hanno bisogno di essere commentate.
Da non trascurare poi la circostanza che essendo la scelta dell'IRC largamente maggioritaria, chi non se ne avvale, deve necessariamente uscire dalla classe e trovare una collocazione degna di questo nome. Certo, questo non dovrebbe accadere poiché è discriminatorio per la minoranza, però accade!
Nelle scuole superiori, soprattutto per gli studenti maggiorenni, la soluzione più praticata è "lo studio individuale", ma dietro questa etichetta spesso si cela il semplice bighellonare per l'Istituto, in attesa che passi l'ora; un'altra soluzione in questo ordine e grado di scuola è quella di inserire, per quanto possibile, l'ora di religione all'inizio o alla fine dell'orario delle lezioni, consentendo così a chi non se ne avvale, di entrare un'ora dopo o di uscire un'ora prima ed è chiaro che così si impoverisce la funzione formativa dell'istituzione.
Questa situazione non è presentabile e diventa sempre più grave se si considera il crescente numero di studenti stranieri che fa indirettamente crescere quello di osservanti fedi diverse da quella cattolica, ma non per questo figli di un dio minore; i migranti scelgono di non avvalersi, ma l'ordinamento resta ingessato alle direttive concordatarie che non seguono l'evolversi degli eventi.

Probabilmente le peggiori conseguenze del nuovo concordato sono però da ricercare nelle modifiche che ha apportato nella scuola primaria, a partire da quella dell'infanzia: dal 1985 infatti l'IRC venne esteso ai bambini, dai tre anni in su con un monte ore annuali di 60 ore, pari a circa un'ora e mezzo alla settimana.
L'insegnante di Religione divenne uno specialista e la religione cattolica una vera e propria materia, sottratta ai docenti statali poiché l'organo che li formava e li nominava non era più il MIUR, ma la Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Si è quindi determinata una situazione istituzionalmente sconcertante poiché mentre gli oneri finanziari sono assunti dallo Stato italiano, il decisore didattico-pedagogico è lo Stato Vaticano!
Qualche anno fa circa 15.000 insegnanti di religione venivano immessi in ruolo e perciò definitivamente presi in carico dallo Stato, mentre la CEI continuava ad esercitare il diritto di nomina e revoca nei loro confronti! A corollario di ciò si precisava che nel caso in cui fosse venuta meno la cattedra di IRC (magari per mancanza di allievi esercitanti il diritto di avvalersene) questi docenti avrebbero potuto insediarsi in altre cattedre, purché ne avessero avuto il titolo di studio e l'abilitazione all'insegnamento previsti. Può sembrare accettabile, ma in tal caso questi insegnanti avrebbero potuto e se necessario potranno, scavalcare i loro colleghi statali, magari già da tempo in attesa di nomina su quella stessa cattedra!
Come si vede questo concordato rivisto e corretto ci crea molti più problemi di quanti ne risolva però in questa sede vorrei lasciare da parte l'aspetto "politico" della faccenda, per considerare piuttosto un aspetto di merito che vedo abbastanza trascurato da chi interviene su questo tema e particolarmente significativo per la scuola primaria.

La funzione formativa della scuola in generale si basa sull'insegnamento e non sull'indottrinamento, ossia a scuola si trasferiscono cognizioni e competenze con il paradigma della relatività, non si catechizza nessuno.
Ora questo è proprio il punto critico della questione: la religione può essere insegnata solo se la si considera una dimensione culturale, una tradizione, una pratica antropica, un fenomeno umano, ma non se la si prende come una fede; come tale può essere solo oggetto di catechesi in quanto l'obiettivo è portare il neofita a credere, a fare propri, senza riserve, principi, valori, eventi e comandamenti, a ritenere sacro e assolutamente veritiero l'oggetto, appunto, di un catechismo.

Si poteva cioè insegnare una Storia delle religioni, o una Filosofia del Sacro, o una Fenomenologia delle Credenze, trattando tale materia come una specializzazione antropologica, storica o filosofica, ma prendere in carico una ed una sola religione e insegnarla come tale significa autorizzare la scuola all'indottrinamento. La circostanza che pochissimi docenti di religione intendano così il loro compito o che addirittura nessuno lo svolga in tal modo, non modifica la gravità giuridica dell'impianto concordatario e, soprattutto, non toglie nulla alle discutibili conseguenze che un tale insegnamento potrebbe avere sulla personalità in formazione.

D'altra parte durante l'infanzia e in parte anche durante la fanciullezza, come la pedagogia sa bene, non ci vuole molto per arrecare danni psicologici e cognitivi: favorire l'insorgere di sensi di colpa, suscitare irragionevoli vergogne, deteriorare l'espressione spontanea e naturale delle emozioni più intime e delicate, alterare il confine tra idee e realtà, tra scenari supposti e fatti concreti, tra invenzioni e scoperte e così via.
Più l'età è precoce e più grave e può essere il risultato di un'educazione che trasmetta contenuti estremamente sensibili e significativi ma inverificabili: fino a compromettere una corretta relazione con la realtà e con la razionalità.
Un bambino non dispone di strumenti per distinguere adeguatamente ciò che è reale da ciò che è immaginato o sperato, o narrato come tale e tutti i pedagogisti sanno bene come sia lenta l'emancipazione dei fanciulli dalla fabulazione, dall'egocentrismo emotivo, identitario e percettivo, dal sincretismo, dall'animismo e dalla concezione magica del mondo.
Il bisogno che i piccoli manifestano che le storie vengano loro raccontate sempre con le stesse parole e con le stesse modalità espressive, testimonia la loro grande dipendenza dal contenuto e dal narratore; l'emozione e l'identificazione che sperimentano nei confronti delle situazioni e dei personaggi coinvolti nelle narrazioni non possono e non debbono essere usate per trasferire loro una credenza che, invece, gli stessi adulti che la tramandano, ritengono assolutamente vera e che ha forti ricadute sui piani cognitivo, morale ed emotivo.
La giovanissima persona in formazione deve prendere confidenza con il dubbio misto alla meraviglia, con l'atteggiamento di ricerca connesso alla naturale curiosità, con il collegamento tra ragionamento e manipolazione, tra razionalità ed empiria, con la relatività e la falsificabilità delle nozioni e delle leggi, con il metodo di verifica delle ipotesi e delle teorie: se si introduce una dimensione che per definizione è inverificabile, che non è relativa, che deve essere creduta e non pensata, si favorisce una dicotomia cognitiva, nel metodo e nel merito.
D'altra parte il credere religioso è una dimensione totalizzante, seria, omnincludente, che implica una profonda coerenza di comportamenti e sentimenti; aderire ad una fede e praticare le sue liturgie è, nella sua integrità, è un passo importante, talvolta assolutamente decisivo e, comunque, un'opzione che può essere esercitata solo da adulti, o quantomeno quando si è sufficientemente formati da comprendere, sentire e decidere.
Quando a scuola o in famiglia si educano i giovanissimi al rispetto reciproco e all'obbedienza delle regole si deve fare costante riferimento ad un preesistente sistema di valori e di ruoli, di responsabilità e di poteri di cui però è sempre possibile spiegarne la relatività, la perfettibilità, la contingenza, la storicità (ovviamente in termini accessibili per il bambino), ossia ad una realtà che giace sullo stesso piano (immanente) su cui vive il bambino stesso e non ad un "completamente altro" (trascendente) che non ha nulla in comune con il mondo in cui il bambino esiste e dal quale, paradossalmente, si pretende acritica adesione a tali enunciati.

Scomodando appena Piaget vorrei ricordare che almeno fino ai sei anni il bambino è governato dal periodo preoperatorio e che la maggior parte delle operazioni logiche (causa-effetto, classificazione, reversibilità, astrazione, generalizzazione, ecc.) gli restano difficili e che fino al decimo anno sono possibili a patto che abbiano riferimenti concreti e contestuali (periodo operatorio concreto). Non per niente discipline come matematica e filosofia non sono oggetto dei programmi della scuola primaria, figuriamoci l'apprendimento della religione che implica una capacità di astrazione ben sviluppata. E' però possibile che non si sia mai pensato che in quell'ora ci fosse qualcosa da capire, ma solo da credere, un po' come sembra esprimere il credo quia absurdum ripreso da Kierkegaard!

Le cose non vanno davvero meglio sotto il profilo etico. Gli studi di Kohlberg sullo sviluppo morale in età evolutiva attestano una moralità essenzialmente basata sulla relazione, in particolare coi genitori: l'iniziale "mi comporto bene per evitare punizioni", che caratterizza i bambini di 4, 5 anni si trasforma lentamente nel "mi comporto bene per avere premi" (6-9 anni circa) e nel successivo "mi comporto bene per piacere agli altri". I successivi passaggi, come quello che Kohlberg definì "moralità legge e ordine" ("mi comporto bene per non violare le regole ed essere un/a bravo/a ragazzo/a") caratterizza i preadolescenti e quello del "contratto sociale" ("mi comporto bene per rispettare gli altri ed averne la stima"), è tipico dei teen-ager, ma la moralità implicita e richiesta dalle fedi è quella degli stadi finali, non sempre raggiunti da tutti, che lo studioso definì "moralità della coscienza", ossia una eticità superiore alle stesse norme sociali e il cui supremo giudice è la propria coscienza. Ma a questo punto, con gli insegnamenti religiosi, entriamo in un vicolo cieco poiché tutte le fedi esigono il perfetto conformarsi delle coscienze individuali ai comandamenti e alle prescrizioni dei testi ritenuti sacri e alle regole dettate dalle varie chiese, ossia a dimensioni che sono altro rispetto alla coscienza interiore e individuale e che, per definizione, la trascendono.

Tutto ciò per evidenziare quanti problemi si possono creare in una persona in età evolutiva, quando si sovrappongono modelli morali eterogenei per le risorse mentali e morali di quel momento del vivere.

Dal punto di vista emotivo e psicosessuale le cose vanno ancora peggio poiché anche senza aderire alla lettera alle famosi fasi libidiche freudiane, è ormai acquisito che dai tre ai cinque anni i bambini sono attraversati da potenti pulsioni imperniate sulla genitalità ed è solo la mancanza di completezza e di maturazione fisiologica a rendere transitori gli impulsi e le emozioni di queste età, complesso edipico incluso. Va perciò da sé che intervenire a colpevolizzare queste pulsioni, ad inibire le loro manifestazioni, a indurre vergogna e imbarazzo sono sicuramente pregiudiziali ad un sereno sviluppo della sessualità e della capacità di integrare sesso e sentimento nell'adulto.
Ovviamente un simile atteggiamento non è riservato agli insegnanti di religione, ma è potenzialmente presente in tutti i rapporti tra adulti e minori: genitori e insegnanti sono particolarmente esposti a questo rischio perché si confrontano con comportamenti da educare posti in essere da soggetti che ancora non sono in grado di controllarsi e devono spesso prendere decisioni per loro; metto in evidenza il rischio insito nell'IRC (e nell'insegnamento di altre religioni) perché qui l'impianto morale è fortemente fobico nei confronti della sessualità, perché si riferisce a principi etici ancora inaccessibili al minore e perché è costitutivo della disciplina.
Il processo di maturazione sessuale non si conclude veramente mai ed è sempre aperto a involuzioni e regressioni, ma è particolarmente a rischio almeno fino ai 15-16 anni, sia dal punto di vista della pienezza sessuale che da quello della connessa identità di genere.

Influenzare un minore e ancor peggio un bambino su questioni così delicate e decisive è, a mio avviso profondamente scorretto, lesivo della libertà personale di scegliere e in grado di compromettere l'autenticità dei suoi orientamenti, soprattutto se tale influenza viene esercitata dall'alto e senza altre giustificazioni del ben noto: non si fa, non si deve, è peccato!
Naturalmente so bene che la stragrande maggioranza degli insegnanti di religione, soprattutto nella primaria, presentano le nozioni di base, la ritualità e l'architettura morale della fede in termini soft, ma in linea di principio i rischi che ho richiamato restano tutti sullo sfondo, potenziali.
L'attenzione che le religioni in generale dedicano all'intimità sessuale della gente è poi sotto gli occhi di tutti e di sempre ed è una ossessione che non viene menzionata, che deve invece far pensare e che va di pari passo con una storica e mai accantonata misoginia: forse si dovrebbe riflettere di più sulla sessuo e ginofobia di molti culti, anche contemporanei e collegare questi atteggiamenti con i tanti episodi di violenza e di violazione che ci circondano.

La cosa più opportuna in un paese normalmente laico, come suona e recita la nostra Costituzione, sarebbe quella di collocare gli insegnamenti religiosi fuori dall'istituzione scolastica; indirizzo tanto più valido oggi che siamo in presenza di una moltitudine crescente di credi e di pratiche diverse, divieti incrociati, giorni proibiti, cibi sacrileghi. Sono anche in aumento gli atei e gli agnostici perché hanno preso un po' di coraggio e stanno uscendo dalla rassegnazione al conformismo, anche se non mancano quelli che per quieto vivere e per non infliggere ai propri figli più alti prezzi da pagare decidono di avvalersi dell'IRC.
In attesa che venga quel giorno dovremmo comunque ritardare il più possibile questo tipo di apprendimenti o, almeno, tradurli in uno studio comparato delle religioni come fenomeno storico e come potenzialità della coscienza umana; dovremmo cioè, a partire dalla secondaria di secondo grado, affiancare allo studio classico della Storia e della Filosofia, una Storia e ed una Filosofia delle idee del divino e del sacro, del trascendente, dell'assoluto e dell'infinito, dell'eterno e dell'incondizionato: potrebbe essere un'occasione per spiegare la stessa idea di magia, dei cosiddetti fenomeni paranormali e delle discipline esoteriche; tutte cose di cui anche i minori sentono parlare e accadere intorno a loro, di cui si fanno opinioni strane, mitiche e non corrispondenti ad alcunché di reale e che più di qualche volta li attraggono e coinvolgono in pericolose esperienze senza trovare mai adulti preparati ad aiutarli ad affrontarle o ad uscirne fuori.

Roberto Sabatini, ha insegnato Scienze Sociali fino a luglio 2011 nel Liceo di Via Asmara di Roma

Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional