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n.52 Aprile 2015
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P.D.P.: Presidi, Dirigenti e Pedagogisti
Tra crisi di identità e sindrome del multitask
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola
Di cosa si occupa oggi il Dirigente Scolastico? Quali compiti ha? Qual è la sua identità e quali requisiti deve possedere per svolgere al meglio una professione sempre più complessa e complicata?

Negli ultimi decenni ai cambiamenti della scuola sono corrisposti necessariamente quelli di chi la guida: negli anni Ottanta, ai tempi delle mie ex "elementari" (ora scuola primaria), si sentiva echeggiare nelle aule la parola Direttore; nonostante incutesse il classico timore reverenziale (in caso di cattiva condotta, si correva il rischio di vedere materializzata la figura umana, nella sua stanza, dietro la scrivania in legno), il termine rimandava anche a contesti diversi, più artistici: pensiamo al Direttore di orchestra, cioè a colui che da un gradino più alto riesce ad avere una visione d'insieme e a guidare, indirizzare, seguire, sostenere e rendere armonico un gruppo eterogeneo e variegato. Quindi una figura che racchiudeva in sé l'anima del Super maestro, cioè del modello pedagogico-didattico, e quella di chi con il "potere", ossia con le possibilità concrete, gestiva un insieme di professionisti diversi tra loro ma con strumenti ed obiettivi comuni.

La parola Preside è quella che più specificatamente inquadra il ruolo professionale del traghettatore della "nave-scuola"; è quel termine che non è mai caduto in reale disuso, che ha resistito ai flussi della Storia, alternativa sempre valida, soprattutto nelle fasi di cambiamenti e di trasformazioni repentine e rischiosamente snaturalizzanti. Insomma, è la parola che più fa da collante, che tiene unite generazioni di addetti ai lavori perché più trasversale.
"Preside" è colui che letteralmente siede davanti, presiede (dal latino praeses - sidis): nella Roma Imperiale era il governatore di una provincia; durante il regime fascista era il capo dell'amministrazione provinciale; nell'ordinamento scolastico è colui che guida più propriamente un istituto di istruzione secondaria di primo o secondo grado; in ambito universitario è il professore ordinario eletto a svolgere funzioni di coordinamento. Nei suoi tanti contesti di utilizzo, passati e presenti, la parola possiede significati che la rendono accostabile a quella analizzata in precedenza (lo stare davanti è uno di questi), ma in sé presenta dei riferimenti al mondo politico. Oltre ai compiti che più gli sono propri, il Preside ha anche quello di assicurare l'esecuzione delle deliberazioni degli organi collegiali, di tessere le fila dei vari gruppi di rappresentanza, espressioni della democrazia scolastica, e ha funzioni amministrative stabilite per legge. È del tutto evidente che il Direttore di orchestra si è trasformato sempre di più in Sindaco ed ecco che da un'atmosfera artistica si è piombati improvvisamente in una più amministrativa e burocratica.

Già da qualche anno però è il Dirigente scolastico ad aver fatto irruzione sulla scena dell'istruzione ed è inevitabile che ci si è spostati su un campo più aziendale e commerciale. Del Direttore di orchestra neanche più l'ombra e se è rimasto qualcosa di "sonante" quello è solo il denaro: alla fine dei conti, i conti sono diventati il fine. Il processo di snaturalizzazione, a cui si accennava sopra, è giunto quasi all'acme, ed è da qui che si sono cominciate a generare le prime fratture e i primi conflitti all'interno della figura che per eccellenza dovrebbe essere tenuta a sanarli.
Se con l'arte c'erano maggiori affinità, con la politica un po' meno, ma con le finanze l'Istruzione ha poco a che vedere. Con questo non si vuole sminuire l'importanza delle risorse economiche nella gestione della Scuola, ma bisognerebbe partire dall'assunto opposto: riconoscere l'importanza della Scuola nella gestione delle risorse economiche pubbliche.

È di pochi mesi fa la notizia che il Dirigente potrà scegliersi gli insegnanti da inserire in organico funzionale e ciò sta sollevando notevoli polemiche; ai critici severi si affiancano però anche i tanti sostenitori del Dirigente Manager, perché questo sarebbe l'ultimo stadio evolutivo.
Non è l'occasione giusta, né il momento per schierarsi o per dichiarare l'utilità e l'efficacia delle nuove disposizioni, ma sicuramente si può affermare che i Dirigenti, allo stato attuale, si trovano a gestire situazioni sempre più al limite delle loro reali possibilità. Non serve aggiungere ruoli e responsabilità ad una figura professionale già gravata dal duro ma prezioso compito di gestire lavoratori impegnati nel formare ed istruire vite umane in continua crescita, a maggior ragione se si considera il fatto che negli ultimi anni il Dirigente scolastico si sta occupando di una popolazione composta da migliaia di persone, tra studenti, insegnanti e collaboratori vari, dislocati geograficamente e agenti a livelli diversi.

Quante identità ha attualmente un Dirigente Scolastico? Di quante cose si deve occupare? Siamo arrivati al punto in cui si può parlare di crisi di identità associata alla sindrome del multitask tendente all'ubiquità.
Ma un Ministro dei beni e delle attività culturali potrebbe essere allo stesso tempo anche Ministro degli Interni, Ministro dell'Economia e Amministratore Delegato di una grande società? Nulla è da escludere, ma la domanda più opportuna sarebbe questa: è possibile farlo al meglio? La domanda provocatoria non abbisogna di risposte immediate, ma vuole sicuramente far riflettere sugli ultimi sviluppi professionali che stanno incidendo sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.

Ci si chiede allora se non sia il caso di redigere un PDP per i Presidi, Dirigenti, Pedagogisti, documento in cui individuare strategie e modalità operative e consentire loro di lavorare in modo funzionale e produttivo. Senza entrare troppo nel dettaglio, basterebbe considerare pochi punti ma determinanti:

-Ridurre il numero di plessi da dirigere e controllare, nel caso di Poli didattici troppo grandi composti da scuole disseminate in più quartieri o aree: il Dirigente deve assicurare a tutti una presenza fattiva costante e concreta.

-Individuare collaboratori tra il personale già in organico, remunerati in modo adeguato ai compiti assegnati oppure prevedere figure distaccate o aggiuntive con ruoli para-dirigenziali, dotate di spazi e strumenti adeguati allo svolgimento delle funzioni.

-Dare in dotazione risorse economiche e materiali adeguate all'utenza e al territorio, tra cui i nuovi strumenti tecnologici per l'aggiornamento effettivo dei sistemi formativi e informativi e per l'adeguamento professionale alle nuove disposizioni (siti internet, registri elettronici, laboratori informatici, LIM ecc.).

-Prevedere corsi di formazione continua, affinché si generi un effetto di crescita professionale a cascata che parte dall'alto, passa per i docenti e giunge ai discenti.

Tra tutti i buoni propositi e le speranze, si annida anche la preoccupazione riguardo al prossimo stadio evolutivo, perché, dati i forti contrasti e le "lotte" interne al settore, un Comandante scolastico significherebbe il vero declino.

Marco Pellegrino - docente di sostegno - I.C. "Viale Adriatico, 140" Roma
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