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n.42 aprile 2014
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Padre Guido, il Don Milani della Garbatella.
Un educatore assoluto.
di Ansuini Cristina - Long Life Learning
"Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio a averla piena ... Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola... Bisogna aver le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti, ma schierati. Bisogna ardere dell'ansia di elevare il povero a un livello superiore." Don Lorenzo Milani

Cos'è che definisce un educatore? Come, da semplice educatore, diventa un BRAVO educatore?
Sicuramente faranno parte del curriculum i suoi insegnamenti, le cose che dice, quelle che scrive, che magari pubblica, il suo esempio.. Tutte queste cose insieme possono definirlo, ma il segno vero, tangibile, definitivo delle qualità di un educatore sono i RISULTATI del suo lavoro, le tracce, le trasformazioni che è riuscito a provocare in chi l'ha conosciuto, l'ha frequentato, ha avuto a che fare ci lui ed è entrato così in contatto con un modo di fare tutto da riproporre, da replicare, anche se distante dal proprio vissuto, dai propri contenuti interiori, dalle proprie esperienze.

È tutto questo che ho toccato con mano qualche giorno fa, alla notizia della morte di un grande educatore, capace di e-ducare, di tirare fuori il buono, il bello, il giusto, non da qualche persona, ma da un'intera comunità.
Padre Guido Chiaravalli è stato un po' il don Lorenzo Milani della Garbatella. Quando arrivò a Roma nel 1957, trovò una realtà difficile, povera, marginale, con pochi punti di riferimento, così lontana dalla sua comoda condizione di nobile lombardo.
Era una situazione nuova, tutta da ricostruire, come lo era l'Italia di quegli anni del resto, con ragazzi che crescevano per strada e decisamente "a rischio" e che, proprio per questo avevano bisogno di un riscatto, di una guida, di un limite, di una risposta.
Padre Guido non si è scoraggiato, forte del suo carisma e delle sue capacità di educatore, ha aperto l'oratorio della Chiesoletta, la parrocchia di San Filippo Neri, frequentato negli anni da migliaia e migliaia di ragazzi, tra cui Alberto Sordi e Agostino Di Bartolomei, TRASFORMANDONE la vita: da persone senza valori e prospettive a ragazzi capaci, impegnati nel sociale, rivolti verso gli altri.

Ma come ha fatto? Quali erano i suoi principi educativi?
Sicuramente un rigore morale assoluto, che pretendeva da sé e dagli altri, che partiva dalla puntualità agli incontri e proseguiva con l'impegno assiduo nel seguire le varie attività, che andavano dalle partite nel campetto dell'oratorio alla raccolta della carta.
Qui l'esempio era un fattore fondamentale!!
Poi c'era l'offrire opportunità di una convivenza serena e di convivialità organizzando le partite di calcio o le colonie estive, ad esempio. Questo non è un aspetto da poco, perché in un'epoca e in un ambiente, allora molto a rischio, impegnare i ragazzi in attività piacevoli e gratificanti, dava un'ottica nuova che faceva dire: "Allora la vita può essere anche così!"

Naturalmente c'erano anche le sanzioni: chi trasgrediva riceveva una punizione esemplare, la peggiore era essere estromesso dall'oratorio! Visto il poco che c'era fuori, questo era un bel deterrente!
C'era poi l'aspetto più importante: dare fiducia, investire nelle persone e nelle loro risorse, in modo che si fosse pronti a "spiccare il volo", anche senza il suo controllo costante.
I ragazzi più grandi, che avevano avuto modo di seguirlo negli anni, ricevevano da lui le "dritte" per farcela da soli, a cominciare da una vacanza-avventura, guadagnata facendo piccoli lavoretti durante l'estate, per continuare con avventure più grandi e importanti.
Questa spinta all'autonomia era essenziale nel suo ESSERE EDUCATORE, era il mettere alla prova con la consapevolezza non che non avresti incontrato difficoltà, ma che saresti stato capace di affrontarle e di superarle.



In tutti questi anni Padre Guido non si è mai tirato indietro nel suo ruolo di guida e di sostegno; in tempi in cui la droga era un dramma più che presente nelle famiglie, la delinquenza era un fatto quotidiano, col suo modo burbero e attento, ha sempre proseguito per la sua strada, diventando un punto di riferimento irrinunciabile.
E qui il cerchio si chiude: i risultati, eccoli ben visibili alla notizia della sua morte e alla celebrazione del suo funerale.
Ricordi che riaffiorano, persone che si riconoscono in un principio, in un ideale, in un modo di essere, tutto si è ripresentato prepotentemente dimostrando che gli insegnamenti, quelli veri, sono sempre là, pronti per essere riaffermati, ripresi, replicati, anche quando sembrano nascosti o offuscati da elementi nuovi, a dimostrare quale sia il potere ed il valore di un vero educatore.



Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma.


Il blog della Garbatella http://miagarbatella.blogspot.it/2014/04/un-po-di-foto-di-padre-guido.html
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