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n.52 Aprile 2015
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Articolo 'Parliamo di  competenze'  >>>
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Parliamo di competenze
Cosa sono e come cambiano il modo di progettare, realizzare, verificare il lavoro a scuola
di Ansuini Cristina - Orizzonte scuola
Partiamo dalla definizione: Le competenze sono una combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti appropriati al contesto.(Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006).
Il Dlgs 13/13, art. 2, c.1, definisce la COMPETENZA come la Comprovata capacità di utilizzare, in situazioni di lavoro, di studio o nello sviluppo professionale e personale, un insieme strutturato di conoscenze e di abilità acquisite nei contesti di apprendimento formale, non formale o informale.
È dunque di qualcosa di diverso dall'acquisizione dei saperi ed anche da qualcosa che riguarda solamente la scuola: si riferisce a ciò che sappiamo fare, a come ci sappiamo orientare nella realtà, a come utilizziamo gli apprendimenti acquisiti nelle situazioni effettive..., in un continuum di formazione, di consapevolezza delle acquisizioni fatte e delle lacune ancora da colmare.
Preso atto che dobbiamo confrontarci con concetti diversi da quelli che ci sono più familiari, che dobbiamo acquisire un'ottica nuova per avere una prospettiva diversa del mondo in cui siamo immersi, occorre riformulare un po' tutto il modo di "fare scuola", anche alla luce del fatto che queste competenze vanno certificate.

Si tratta innanzitutto di ancorare il lavoro a scuola alle Indicazioni Nazionali (DM 254/2012) e di fare riferimento alle competenze chiave individuate dall'Unione Europea.
Questo significa progettare a partire dai traguardi per lo sviluppo delle competenze e dagli obiettivi di apprendimento previsti per ogni disciplina: questi due piani devono essere considerati insieme, strettamente collegati perché quello che interessa è come gli alunni/studenti sono in grado di utilizzare ciò che imparano a scuola.
Vanno pensate delle correlazioni trasversali tra le vari discipline, alla luce dei diversi contenuti di apprendimento - formale, non formale, informale - valorizzando le qualità-specificità di ognuno.
Occorre tenere presente che le fonti di apprendimento possono essere le più varie: quando i bambini entrano a scuola hanno già un loro bagaglio di conoscenze e di abilità che non possiamo trascurare, ma che è il caso di valorizzare e di mettere a disposizione del gruppo-classe, in un'ottica di peer education e di cooperative learning.

La progettazione diventa dunque un lavoro tutto da strutturare, da rivedere, che deve essere sistematico e fluido allo stesso tempo.
Il docente predisporrà un'azione didattica non limitatamente disciplinare, ma aperta a contributi diversi, caratterizzata dalla trasversalità e dalla duttilità, duttilità che non è sinonimo di improvvisazione, ma che richiede una progettazione attenta ed ampia, lungimirante e pronta ad aggiustamenti diversi.

Le modalità di lavoro saranno interattive e costruttive di un tipo di apprendimento nuovo, più mirato all'utilizzo di ciò che si apprende che all'immagazzinamento di contenuti settoriali.
Questo implica il richiamo a materiali diversi, da recuperare individualmente o in gruppo: articoli, contributi audio, libri, ebook, video-lezioni, ..., e da utilizzare nei modi più svariati.
A livello di progettazione il docente potrà predisporre delle tool-box, delle cassette degli attrezzi, con una vasta gamma di materiali, da mettere a disposizione degli alunni, in modo che possano integrarle, arricchirle ed utilizzare in modo personale o gruppale, per "costruirsi" i loro apprendimenti e le loro competenze.
La modalità di apprendimento diventa così più partecipata ed interattiva ed anche più adeguata agli stili ed alle abilità di ognuno.

Come valutarele competenze?
Per valutare le competenze occorre pensare a modalità che richiamino all'utilizzo di ciò su cui si è lavorato a scuola e alla capacità degli alunni/studenti di mettere in campo le acquisizioni fatte.
Il modo migliore di verificare ciò è ricorre a compiti di realtà, osservazioni sistematiche e autobiografie cognitive.
Nello specifico i compiti di realtà sono delle richieste di risolvere situazione problematiche, vicine al mondo reale, utilizzando gli strumenti che si sono acquisiti nella pratica didattica. La risoluzione di tale situazione deve far mette in campo tutte le competenze e le abilità acquisite, in modo trasversale, complesso e competente.
Il ruolo dell'insegnante sarà quello di presentare la situazione e di offrire gli strumenti, non di dare soluzioni.

Lo svolgimento del compito di realtà consente di cogliere la manifestazione esterna della competenza acquisita, ma non del processo che lo studente compie per raggiungere quella stessa competenza.
Tale svolgimento va dunque completato con l'osservazione sistematica, per svolgere la quale si possono predisporre una griglia, un protocollo, dei questionari... tutti comunque mirati ad osservare aspetti specifici della prestazione come autonomia, relazione, partecipazione, responsabilità, flessibilità e consapevolezza.

Un aspetto importante dell'apprendimento è quello relativo alla percezione di sé in ambito scolastico e ai processi che si attivano e si diramano a scuola. Uno strumento adatto a cogliere le dinamiche più personali che influiscono nell'apprendimento sono le autobiografie cognitive. Si tratta di narrazioni del percorso di apprendimento nel quale l'alunno/studente è chiamato ad raccontare gli aspetti più interessanti - per lui - di tale percorso, le emozioni provate, le riflessioni sulle difficoltà incontrate e sulle conquiste ottenute.
Questo strumento punta a cogliere quegli elementi di riflessione e di metacognizione che altrimenti andrebbero perduti e che invece hanno un ruolo sostanziale nella consapevolezza dei processi di apprendimento.

Rivedere il lavoro a scuola alla luce delle competenze è una vera e propria sfida, che comunque vale la pena di accettare, per mettere in luce risorse e preziosità, e per fare leva sulla curiosità e l'autonomia, che sono poi le vere leve del sapere.

L'educazione non serve solo a preparare alla vita, ma è la vita stessa.
John Dewey



Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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