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n.78 dicembre 2017
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Parola d'ordine: unicità
Essere diversi, unici ed irripetibili
di Tani Stefania - Inclusione Scolastica
Cari lettori e lettrici sono un'insegnante di sostegno e quest'anno il buon vento mi ha portato in una classe quinta dove ho conosciuto una bambina speciale, nata con la Sindrome di Down.
Mi sono detta che la prima cosa da fare era cercare di conoscere veramente e trovare un punto d'incontro con quell'alunna che in tanti giudicherebbero diversa.

Sì, molti usano proprio questo termine per descrivere qualcuno differente da noi, non capendo che questa diversità non esiste! Insomma facciamo tanto gli altruisti, siamo pronti a condividere tutto sui social per dimostrare che ormai stiamo vivendo una nuova era, dove l'emancipazione e l'accettazione di nuove tendenze sono all'ordine del giorno, e poi?! Facciamo caso a queste "diversità"!
Sembra proprio che alcune persone indossino delle maschere pirandelliane, si fingono promotori della società moderna, ma in realtà sono incapaci di abbandonare pregiudizi arcaici.

M. è una bambina come le altre, dai tratti somatici particolari e da una simpatia e un affetto unici, che la rendono speciale. Certo, i tempi di apprendimento in alcune situazioni potrebbero non essere gli stessi rispetto agli altri bambini, ma ditemi: chi è che stabilisce un tempo? C'è chi sta imparando la tabellina del tre e chi invece sa già quella del nove; tra gli adulti c'è chi è ancora single e ha un figlio, altri hanno dovuto aspettare dieci anni per diventare genitori e c'è chi ancora sta cercando qualcuno da amare. Tutto funziona secondo il nostro orologio: le persone, cosi come i bambini, possono vivere solo seguendo il proprio ritmo. Ognuno si trova nel suo momento, nessuno è in ritardo o in anticipo, siamo solo nel nostro tempo.

Il mio compito, in quanto insegnante, è quello di far divenire l'alunna un membro utile della società attuale e farla sentire parte integrante di essa. Tutta questa diversità non è altro che una metafora delle difficoltà che queste persone incontrano a causa dell'atteggiamento della società nei loro riguardi.
Con il tempo ho imparato a conoscere i punti deboli di M., le sue competenze e i suoi interessi e per esserle maggiormente d'aiuto mi sono documentata sulla Sindrome di Down per saperne di più, nonostante avessi già lavorato con un bambino affetto dalla stessa patologia, ma ogni studente è diverso dall'altro.
Così, per il primo mese, sono stata lì ad osservarla, dall'ingresso a scuola ed il saluto alla mamma, al momento del gioco, del pranzo e in altre attività. Insomma, la parte iniziale del mio lavoro, prima di incominciare ad "operare", è stata ed è l'osservazione dei bambini in tutte le situazioni, per individuare dove hanno maggiori difficoltà e dove invece sono già autonomi.

La mia prima osservazione, purtroppo, è stata una nota critica. M. non si era assolutamente integrata con il resto della classe. Quale bambino vivrebbe l'esperienza scolastica in modo piacevole, se nessuno gli rivolge la parola?

Da qui la nascita di un progetto molto interessante, "Il progetto biblioteca" (UdA finalizzata all'integrazione del gruppo), dove ogni studente legge un libro per poi raccontarlo in classe lasciando un po' di suspance, in modo da invogliare i propri compagni a leggere lo stesso elaborato. Ogni libro deve essere accompagnato dalla compilazione di una scheda di recensione. E' un'attività molto stimolante e divertente e pensate che la mia dolce M. è già al terzo libro ed è determinata ad andare avanti.
Tra qualche settimana lasceremo spazio a un nuovo progetto, chiudendo questo in corso con la stesura, da parte di ogni studente, di un libro che raccoglie tutti i propri elaborati, che spaziano da poesie, lettere, autobiografie, testi e disegni, dove emergono le loro emozioni, la loro sensibilità e la loro creatività.

Tre parole riassumono questo progetto: Motivazione - Coinvolgimento - Stimolazione. Una buona insegnante deve essere in grado di lavorare per far raggiungere all'alunno la padronanza delle competenze di base e l'acquisizione di quelle più complesse. Il progetto permette di verificare in itinere il percorso di apprendimento e di crescita del gruppo classe, senza appesantire l'esperienza scolastica dei nostri ragazzi.

Insomma non esiste la diversità ma solo l'essere unici, il distinguersi dagli altri che può essere dato da una maggiore emotività, da una particolare caratteristica fisica o dalla capacità di un'insegnante di creare un progetto che tocchi i campi linguistici, creativi, artistici e intellettuali di un bambino, facendogli vivere un'attività scolastica come un'attività ri-creativa.


Stefania Tani, docente di sostegno, I.C. "Casalbianco", Roma

Un saluto dall'autrice:
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