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n. 49 gennaio 2015
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Parolacce
Storie di scuola quotidiana
di Bono Liliana - Orizzonte scuola
Maestra, ma se le parolacce non si possono mai dire, perché le hanno inventate? -
Così mi chiedeva il mio alunno Ashraf alcuni giorni fa quando, finito l'intervallo, tornava al proprio banchetto dopo una scaramuccia con uno dei (due) compagni italiani.
I due piccoli italiani sono molto popolari all'interno della mia scolaresca, tutti vorrebbero essere nel banco con loro. Presumo che la tendenza sia un po' incentivata dalle famiglie a casa, e poi per loro è una questione di prestigio: ai loro occhi infantili è la riprova del fatto che sono "come gli Italiani", che non sono "stranieri", per lo meno, non a scuola.

Non so se essere come gli Italiani sia così encomiabile, ma ai loro occhi assume una valenza di maggiore stabilità e benessere. C'è poi da considerare il fatto che l'autorità massima in classe, cioè la maestra, sia anche lei italiana.
Ashraf e Kevin in Prima Elementare mi accarezzavano leggerissimamente i capelli nell'intervallo, penso perché biondi e lisci. Roxy si tirava fortemente la pelle delle guancette perché voleva che diventasse "come quella della maestra" (Roxy è una bellissima bambina nigeriana, una vera bambolina).

Dunque per molti di loro "straniero" è una parolaccia, un insulto.
Devo fare molta attenzione anche io a non usare questa parola, sennò si offendono. E nei primi tempi sgranavano gli occhi, non credevano che io potessi abitare nel loro stesso quartiere, conoscere qualche parola della loro lingua, andare a fare la spesa nel supermercato (ma più spesso nel discount) vicino alla loro casa.
Allora, abbiamo un po' lavorato sulle parolacce, con le parolacce.
Credo di conoscere parolacce multilingue quanto nessuno mai.
Ovviamente ho dovuto stabilire dei limiti, ma l'idea si è rivelata buona.
Intanto, non è vero che le parolacce non si possono mai dire. Ho spiegato il mio punto di vista.
Meglio una parolaccia che un pugno sul naso.
Che si deve fare quando si è molto arrabbiati? In qualche modo a volte c'è bisogno di scaricare un po' di rabbia.
Ma, straniero? Cosa c'è in questa "qualità" (aggettivo qualificativo, genere maschile, numero singolare) che lo rende offensivo? Anche la grammatica aiuta a fare chiarezza, a volte.
Ma quante riserve, quante risposte! Alla fine di tutto, c'entra il fatto che non ti senti voluto, che "le persone "ti fanno sentire che non è casa tua.
Be' però bimbi, questa dove siamo seduti adesso è la casa di chi? Della maestra? No, non della maestra, dei bambini. Qui è casa, qui voglio che sia casa, per voi e anche un po' per me.

Con questi bambini più che mai mi rendo conto che non posso schermare la realtà, che non posso raccontare che cose vere. La loro mancanza totale di difese, la loro condizione di debolezza sociale me lo impone. Non sempre mi viene facile.

Non parliamo poi della seconda "parolaccia "della lista: gay!
No che non è un insulto, ma può darsi che sia inappropriato al caso, cioè non veritiero.
Non so quanto siano popolari questi miei interventi, ma l'obiettivo non è essere popolare. Noi dobbiamo costruire una lingua comune, e cerco di farlo su una base di verità. Altrimenti come la metto poi con il vissuto del bambino, la partenza dal concreto e via dicendo?
E soprattutto, come la metto con l'etica? Sì, secondo me la Lingua ha una valenza etica, in quanto serve a comunicare, non ad ingannare. Vanno troppo bene le favole e i miti: anche i sogni dell'uomo sono una realtà.
Così ogni giorno aggiungiamo un pezzetto della nostra realtà, noi a scuola.

Qualche volta amici, parenti o colleghi mi chiedono come si faccia ad insegnare in una scuola così multietnica, in una realtà così poco italiana e così tanto straniera.
Ma io non lo so, come si fa. Posso dire che non mi è di nessun aiuto pensare di volere a tutti costi insegnare determinati contenuti in un determinato tempo.
Questo tipo di approccio ingenera solo ansia, nella mia esperienza.
Si fa così, a quanto ne so. Si aggiunge, o si toglie, un pezzetto per volta, ogni giorno.
Ciao a tutti!

Liliana Bono, docente scuola elementare "G. Parini" - Torino
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