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n.11 marzo 2011
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Parole, parole, parole ...
Nel silenzio alla riscoperta della parola
di Paci Lucia Giovanna - Emergenza scuola
Dopo due anni e mezzo consecutivi di partecipazione alla rivista, ho avuto una battuta d'arresto il mese scorso. Ho "sentito la mia mancanza", però - e non sono l'unica, mi è stato detto - sia in fase di scrittura sia in quella di lettura e questo mi ha dato modo di riflettere sul silenzio, come al solito sostenuta da alcune "coincidenze".

Il mio silenzio è dipeso innanzitutto da una mancanza di tempo e di serenità mentale, dovute a difficoltà familiari che mi hanno assorbito più del solito, ma poi anche da una sorta di noia verso il mio abuso di parole, la mia verbosità e verso la mia attitudine a rilanciare sempre i soliti idealistici temi, tanto da farli diventare retorici.

Mi guardo intorno, in realtà, e mi accorgo che la mia esigenza non è solo un fatto mio. Trovo su Facebook un articolo su "Informare per Resistere", dal titolo La rivolta del silenzio. E' un articolo, ma anche, come si dice in gergo, un evento: il 17 marzo 2011, alle 9.30 tutti a Piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, "seduti, in uno stare ostinato,in silenzio (...) con un solo slogan, la celebre frase di John Cage <<non ho nulla da dire, e lo sto dicendo>>, che per la rivolta diventerà non abbiamo più nulla da dire, e lo stiamo dicendo>> (...) La rivolta del silenzio reagisce alla parola abusata e consumata, tradita e non tradotta, privata dei suoi significati, delle sue infinite sfumature, della sua dignità, reagisce al vuoto di pensieri, di contenuti, di culture, di memorie, di orizzonti". Le parole e i pensieri hanno così peso e importanza, che "perché possano ancora una volta tornare ad essere riconquistati, riabilitati, riabitati", si fa silenzio, dentro e fuori.

Mi ricorda il "deserto", che fanno i miei figli con i loro gruppi di preghiera, per rievocare l'esperienza di deserto di Gesù. "Fare il deserto" è un'esperienza di svuotamento di sé, per rifondarsi e recuperarsi, riscoprendo e rivalutando i propri doni e accogliendo l'energia positiva che da quest'esperienza deriva per trasformarla e offrirla. Normalmente, è un processo personale e privato, ma mi piace la dimensione corale e pubblica, che è negli intenti de La rivolta del silenzio. Evoca vagamente Gandhi e la moltitudine dei suoi seguaci, questa folla di gente che si siederà, "urlando" in modo assordante dal fondo del proprio silenzio, in difesa di un pensiero sano e di una parola consapevole!

Del resto, per il consueto "gioco delle coincidenze", che mi insegue, Vecchioni canta, nella sua ultima canzone, di ragazzi che si ritrovano in piazza a urlare in difesa del pensiero e delle parole:

per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero, così belli a gridare nelle piazze, perché stanno uccidendoci il pensiero.

E rilancia, a Che tempo che fa, a Fazio che gli cita Sanguineti -"non abbiate paura delle parole, usatele e, soprattutto, non sprecatele!"-, affermando con passione e gli occhi lucidi che "la parola è una cosa sacra e viva, un miracolo del nostro cuore"...

E allora, caro Professore, Maestro Cantore e Poeta, grazie, io riparto da te!

Il silenzio è importante a volte, ma per ricominciare non mi si addice, se non nell'ascolto e nella lettura di altri pensieri e altre parole; la coralità, invece, quella sì ed è per questo che scrivo su queste pagine! E, poi, quando ti sento rispondere alla domanda "serve ancora andare a scuola?"che la scuola è "una simulazione dell'esistenza, della vita, perfino più importante delle materie che insegna (perché) è assolutamente impossibile che uno impari a casa" quello che a scuola ha l'opportunità di imparare nel gruppo, perché quella gamma e qualità di esperienze e di valori, nel confronto con gli altri, "magari non li ritrovi nella vita, ma intanto li impari e te li metti dentro"; quando ti sento dire, con voce sicura e appassionata, che una scuola che serve è quella dove ci sono "professori autorevoli e non autoritari", magari come te, aggiungo io, caro Prof. Vecchioni, allora mi ricordo perché ho scelto di partecipare alla scuolapossibile! (

Se poi, in ultimo, l'eterno "gioco delle coincidenze" si fa ficcante e sottile e, nel mio peregrinare silenzioso ma recettivo, mi porta a incappare, il 1° marzo, due giorni dopo l'intervento di Vecchioni da Fazio, nell'Editoriale di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti sull'Unità, in difesa della Scuola pubblica, il cerchio del silenzio si chiude definitivamente.

-Un luogo pubblico, di tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze.(...) La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così, è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella dell'obbligo.(...) La scuola pubblica va difesa, curata, migliorata.
In quanto idea, e poi proprio in quanto scuola: coi banchi gli insegnanti i ragazzi le lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri
- scrive il maestro di parole Jovanotti. (leggi sulla spalla dx: "Come l'acqua", l'editoriale di Lorenzo Cherubini sull'Unità)

La scuola pubblica, aggiungo io, è l'unica scuola possibile ed è con questa certezza e con la mia solita enfasi che l'ho detto a Lorenzo, firmando l'appello che all'editoriale è seguito, invitando lui e tutti coloro che sulla scuola abbiano cose da dire ad unirsi a noi della scuola possibile.

Niente male come fine del silenzio, no?


Lucia Giovanna Paci, genitore IV Municipio - Roma
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Come l'acqua - Jovanotti Come l'acqua - Jovanotti
La rivolta del silenzio La rivolta del silenzio
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