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n.13 maggio 2011
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Paura del cambiamento o incoerenza professionale?
La scuola possibile al servizio di una scuola ormai im-possibile
di Rosci Manuela - Editoriali
Salve a tutti/e!
Come vi avevo preannunciato, siamo stati presenti al Salone del Libro di Torino, esperienza certamente elettrizzante, entusiasmante ...estenuante! Ritmi serrati, contatti con tante persone, docenti e studenti, genitori e nonni, editori e librai, traduttori e scrittori in cerca di editori: tante domande, tante risposte. Bellissimo.

Da questa esperienza mi porto via due considerazioni: la prima è che tutti (o quasi!) oggi sanno che cos'è un libro digitale, un e-book; persone di tutte le età e di professioni diverse hanno confermato la velocità con cui la conoscenza del nuovo avanza nel quotidiano di ognuno di noi e, sebbene i frequentatori di una esposizione dedicata al mondo dei libri siano persone interessate e quantomeno curiose, la dimestichezza con cui hanno parlato di ebook e di ereader è stata sorprendente, a confronto della timidezza con cui i più si erano avvicinati alle nostre proposte digitali solo a dicembre, alla passata Fiera del Libro a Roma.
Le persone hanno imparato ad affrontare le novità tecnologiche certamente attratti dai device introdotti recentemente anche nel nostro paese. Ricordo che abbiamo acquistato in negozio il nostro primo lettore ereader a fine 2009, prima era possibile prenotarlo soltanto online e a Torino lo scorso anno c'era ancora poco o nulla a riguardo. Poi l'attesa dell'iPad ha affiancato l'uscita di altri prodotti quali la Samsung e la Sony, ad esempio. Oggi tutti sanno che cos'è un ereader e al Salone del Libro erano presenti stand e tanti incontri sull'editoria digitale e su questa trasformazione. Tante persone hanno chiesto informazione sui device ma molti hanno chiesto titoli dei libri in e-book.
Il libro cartaceo sta andando in pensione perché il digitale prevarica?

Sono convinta del contrario. Come ho detto alle persone incontrate, l'e-book è un altro modo di leggere e non sostituirà la lettura del libro stampato. Quanti di noi posseggono uno (o più) cellulari ma non per questo tutti abbiamo "eliminato" l'apparecchio telefonico a casa.
L'innovazione è ampliamento di orizzonti e di opportunità, non deterioramento di vita o impoverimento o depotenziamento delle capacità umane: saper utilizzare sia i mezzi tradizionali che quelli innovativi può produrre soltanto arricchimento personale. Importante è non doversi imporre una scelta dicotomica, o questo o quello, ma integrare le diverse funzioni e le diverse possibilità.
L'innovazione ha accompagnato la crescita dell'uomo e dell'umanità, sebbene non tutte siano state scelte innovative vantaggiose e funzionali al genere umano. Non credo proprio, tuttavia, che il libro digitale possa diventare un danno per tutti noi, anzi!

E passiamo così alla seconda considerazione che mi porto via dall'esperienza di Torino: il mondo che legge ritiene che la scuola abbia la possibilità (oltre che la funzione) di incidere anche sull'interesse nei confronti della lettura e la condizione che si richiede, tuttavia, anche da chi è lontano e fuori dal mondo diretto della formazione, ma anche dai docenti che lo animano, è che la scuola ....CAMBI.
Il cambiamento tanto richiesto e anche tanto temuto, però, non può concentrarsi esclusivamente su tagli di personale e in genere di risorse -e qui il dibattito è giustamente acceso e forte- o sulla ristrutturazione "formale" del sistema ma sulla importanza della scuola oggi: serve o non serve andare a scuola? Cosa "produce" la scuola nella vita delle persone? Ha effetti benefici o controindicazioni? La progettualità e le strategie utilizzate, a cosa mirano? Il tempo che si trascorre a scuola è un tempo della propria vita speso bene oppure lasciato andare in vista di ... tempi migliori?

La mia considerazione è che tutti siano convinti che non possa mancare nel percorso di vita di una persona LA SCUOLA ma la scuola attuale non funziona più, cioè non è più funzionale al ruolo che è chiamata a svolgere in una società, per giunta democratica, sebbene il concetto debba essere oggi più volte ribadito: nulla può essere dato per scontato!
Ho incontrato a Torino docenti demotivati ma anche quelli agguerriti, spaventati dal nuovo oppure affascinati da ciò che potrebbe accadere, sconcertati e disorientati da ciò che viene rigettato sulla scuola e contro la scuola; altri interessati a mettersi in gioco, come sempre per chi fa questo di mestiere; altri invece come "bambini sperduti" dentro un mondo di grandi che cambia, anzi che necessiterebbe di tanto cambiamento.

E ancora. Quello che mi ha colpito è che TUTTI abbiano sottolineato l'importanza che la scuola debba "approfittare" di questa innovazione digitale e che soprattutto la scuola e il mondo della formazione (sia degli alunni che dei lavoratori e professionisti della conoscenza) possa giovarsi di accedere ai contenuti in una forma multimediale (audio e video, oltre che scritta); in un formato che favorisce e supporta un apprendimento che non è solo e tanto "lineare" ma si struttura per mappe concettuali, per connessioni e approfondimenti che hanno poco a che fare con la semplice sequenzialità; un apprendimento che si fonda sulla teoria (di matrice costruttivista) che ci dice che la cultura non è semplicemente un fenomeno di trasmissione (certamente presente e importante) ma un fenomeno che si costruisce tra persone che si "connettono" e utilizzano il concetto dell'altro per ampliarlo o per sottoporlo a revisione, che cercano di validare o confutare ciò che l'altro dice in una rinegoziazione continua tra ciò che già ci appartiene (ciò che sappiamo) e ciò che non è ancora di nostro patrimonio (ciò che possiamo apprendere) affinché questo processo di continuo confronto ci renda competenti (quello che sapremo fare sulla base di ciò che abbiamo appreso) nella vita vera, quella "fuori" dalla scuola, come rivendicano gli alunni che sentono il "dentro" troppo lento e antiquato, soprattutto nei modi e negli strumenti utilizzati dai docenti.

In conclusione: la scuola e i docenti non possono farsi trovare impreparati a ciò che ormai è già il PRESENTE nelle opportunità fornite dai testi digitali. Sapete quanti genitori di alunni dislessici si sono fermati a chiedere, a cercare soluzioni, a lamentare ....la resistenza della scuola e la disinformazione dei docenti? Sapete quanti bambini hanno messo il naso "dentro" un e-book con la naturalezza di chi compie più azioni contemporaneamente (legge, ascolta musica e scrive: si chiama multitasking)?

Il momento è difficile per tutti noi del mondo della scuola ma non per questo possiamo sottrarci agli impegni che ogni anno prendiamo con i nostri diretti interlocutori, i nostri alunni. Che colpa hanno loro se sono gli attuali "frequentatori" di una scuola che scricchiola perché svuotata?
Le rivendicazioni sono e debbono essere la dimensione con cui reclamare l'importanza e la fondatezza del ruolo docente, attenzione però a non sottrarci agli impegni della nostra professione, di chi gioca "sporco" e dentro (o dietro) il risentimento del sentirsi squalificato, cela soltanto il disinteresse, la deresponsabilità, la non voglia di lavorare bene. Sono i comportamenti di questi, seppur pochi nel panorama intero, che fanno audience nell'opinione pubblica che poi riesce a "bastonare" tutti, indifferentemente.

Peccato che anche quest'anno io ne abbia incontrati di soggetti così. E voi? Loro non fanno certamente bene alla scuola, tantomeno alla scuola pubblica. Certamente non sono i sostenitori di una scuola "possibile".Tuttavia il loro modo inefficace e superfluo ricorda -a tutti noi che ancora riusciamo a credere- la necessità di dare con passione a dispetto del vuoto che tenta di intrappolare tutti! Per questo "noi della scuola possibile" non molliamo, semmai cambiamo gioco...se proprio non riusciamo a cambiare gli atteggiamenti resistenti.

Manuela Rosci
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