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n.46 ottobre 2014
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PDP come Prodotto Della Partecipazione
I ruoli di scuola e famiglia
di Pellegrino Marco - Organizzazione Scolastica
Nella parte finale dell'articolo del mese di settembre si faceva riferimento al PDP, visto come Prodotto Della Partecipazione, ed è proprio a questo punto che si aggancia l'articolo del mese: oltre a riconoscere all'alunno il diritto di vivere la scuola in modo sereno, in un ambiente che accoglie le sue esigenze senza etichette, separazioni ed esclusioni, il PDP rappresenta l'occasione per tutti gli insegnanti di confrontarsi, sperimentare nuovi percorsi, dare maggiore sfogo alla creatività ed espressione alle competenze e permetterne la circolazione; però è importante considerare il documento uno strumento di collaborazione tra scuola e famiglia, perché è nella condivisone e nell'applicazione costante e coerente di quanto elaborato che risiede il successo scolastico, e non solo, dell'alunno.


DALLA SCUOLA ALLA FAMIGLIA
Secondo quanto stabilito dalla Direttiva Ministeriale del 2012 e dalla successiva Circolare, gli insegnanti, sulla base di osservazioni svolte in ambito scolastico e di valutazioni strettamente legate ad aspetti educativo-didattici, hanno la possibilità di individuare direttamente situazioni di criticità che necessitano di interventi mirati:

Questo alunno è BES perché secondo la scuola ha bisogno di un PDP.

La scuola non emette sentenze, non elabora diagnosi, non segnala solo bisogni ma INDIVIDUA LA NECESSITA' DI ADOTTARE UN PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO.
Al concetto di possibilità coincide anche quello di responsabilità, per cui è compito dei team o dei consigli di classe porre attenzione alle realtà vissute quotidianamente in modo da intraprendere in tempi adeguati il percorso più confacente alle esigenze dell'alunno e di riflesso del gruppo in cui è inserito.

È IMPORTANTE CHE GLI INSEGNANTI:

-Comunichino ai genitori l'intenzione di elaborare un piano didattico personalizzato scaturito dall'osservazione di vari aspetti della vita scolastica dell'alunno, e non dall'attribuzione di sigilli o etichette;
-Sottolineino l'utilità del piano non solo per il raggiungimento di obiettivi didattici legati alle singole discipline, ma di traguardi trasversali e relativi alle sfere emotiva e relazionale, alla percezione del sé e all'autonomia personale.
-Informino la famiglia che il piano di lavoro è uno strumento flessibile, dunque modificabile, e che può avere carattere temporaneo, perché mira a fornire strumenti che rendano l'alunno sempre più sicuro e autonomo nel tempo.
-Chiariscano il concetto che gli obiettivi previsti nel piano e le misure eventuali da adottare si inseriscono in una progettazione che vede coinvolto tutto il gruppo classe e non verranno utilizzate in chiave "esclusiva", al contrario, INCLUSIVA, ALTERNATIVA e INTEGRATIVA.
-Comunichino ai genitori l'importanza della condivisione del progetto e dell'eventuale presa di impegni anche al di fuori dell'ambiente scolastico, per l'ottenimento di risultati concreti e duraturi.


DALLA FAMIGLIA ALLA SCUOLA
I diritti dell'alunno ribaditi dalla Direttiva ministeriale ma già sanciti da altre fonti legislative, a partire dalla Costituzione, corrispondono a quelli dei genitori, principali responsabili della crescita dei figli, tra questi il diritto di assicurarsi che la scuola metta in campo tutte le strategie possibili affinché gli obiettivi siano raggiunti.
Dunque è auspicabile da parte della scuola che le famiglie in primis si pre-occupino della formazione del figlio e nello specifico seguano il suo andamento scolastico, sin dall'inserimento nella scuola dell'infanzia, se non da prima, e forniscano informazioni utili ad insegnanti ed educatori.

Non è detto che i genitori giochino solo il ruolo di attendisti, ma possono agire anche di anticipo, sensibilizzando l'ambiente scolastico affinché si ponga maggiore attenzione ad aspetti che sono stati già oggetto di osservazione all'esterno e magari già sottoposti a diagnosi e certificazioni presso sedi competenti. In questi casi, la famiglia che ha già avviato un percorso di conoscenza e di individuazione di criticità e problematiche può richiedere al gruppo di insegnanti una collaborazione in tal senso e invitare lo stesso gruppo a considerare l'ipotesi di avviare percorsi personalizzati calzanti, adeguati e in linea con quanto già rilevato.


È IMPORTANTE CHE I GENITORI:

-Comunichino agli insegnanti modalità, condotta e stile di vita del figlio al di fuori dell'ambiente scolastico, fornendo spunti di riflessione e di osservazione in aula.
-Informino la scuola di percorsi specifici di indagine su criticità specifiche e consegnino la documentazione di cui sono già in possesso.
-Partecipino agli incontri organizzati dalla scuola per la condivisione del piano previsto per l'alunno.
-Prendano visione del piano, approvino quanto stabilito e collaborino con l'assunzione concreta di impegni che conferiscono al piano stesso continuità ed efficacia.
-Monitorino durante l'anno scolastico la situazione vissuta dal figlio e informino costantemente la scuola su tutto ciò possa essere utile al miglioramento e all'aggiornamento del percorso di lavoro.


SCUOLA E FAMIGLIA
È importante specificare che insegnanti e famiglia hanno compiti e ruoli distinti e separati, nonostante si trovino ad operare per un obiettivo comune e per il bene di uno stesso individuo, e lo facciano su due fronti diversi, scuola e casa.
Sono gli insegnanti a stabilire la necessità di elaborare un Piano Didattico Personalizzato, anche se i bisogni risultano certificati da enti esterni riconosciuti, che comunque vengono presi in considerazione ma non obbligano alla redazione del documento, di cui la scuola rimane responsabile.
Il PDP è il risultato dello sforzo congiunto di scuola e famiglia ma affinché possa attivarsi è necessaria la firma dei genitori o di che ne fa le veci.

TRA SCUOLA E FAMIGLIA
Appurato che il PDP ha motivo di esistere se alla base ci sono collaborazione e condivisione tra scuola e famiglia, formalizzate e messe per iscritto, è fondamentale tenere presenti due punti-chiave:

- al centro c'è l'alunno-figlio con le sue esigenze e con i suoi bisogni, su tutti quello di essere sereno e di vivere nel benessere.

- nel caso in cui il progetto di condivisione e di collaborazione non dovesse concretizzarsi per una scelta presa dall'una o dall'altra parte, comunque da dichiarare, spiegare e verbalizzare, e dunque il piano formale non dovesse attivarsi, sia la scuola che la famiglia rimangono comunque responsabili delle loro azioni e sono tenuti ad adottare, con attenzione, criterio ed efficacia le strategie educative più adeguate al raggiungimento degli obiettivi già sopra espressi, perché a trarne vantaggi e benefici è l'alunno-figlio e indirettamente chi gli sta intorno.


Marco Pellegrino- insegnante di sostegno-I.C. Viale Adriatico, 140 Roma
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