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n.45 settembre 2014
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Oggi è il giorno:26 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'PDP'  >>>
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PDP
Una sigla tanti significati
di Pellegrino Marco - Organizzazione Scolastica

Ancora una sigla da imparare, ancora un documento da compilare, sempre nuovi impegni da mantenere, ulteriori scadenze da rispettare, scartoffie da produrre e depositare in armadi e scaffali già traboccanti di carte.

Tali affermazioni riecheggiano già da un po' di tempo nei corridoi, nelle aule e negli uffici delle scuole italiane ma sono solo in parte comprensibili e condivisibili, perché una scuola che funziona esige un lavoro fondato sulla conoscenza, sulla consapevolezza e sulla capacità di affrontare le situazioni in modo concreto, contingente e condiviso, senza lasciare il campo a polemiche e ansie che se da un lato tengono svegli e cauti, dall'altro potrebbero paralizzare e obnubilare la mente allontanandola dall'obiettivo principale: educare e formare al meglio gli studenti.

PRIMA DI PARTIRE

Per cominciare al meglio l'avventura di un nuovo anno scolastico, quindi per essere pronti ad affrontare gli impegni reali della professione, è importante rinfrescare la memoria su alcune procedure, perché mentre i contenuti e le idee non mancano nella "cassetta degli attrezzi" di un docente, o sono facilmente reperibili, queste ultime lasciano sempre spazio a dubbi e a reticenze, costituendo la parte più tecnica e burocratica della scuola, o almeno così vengono percepite: è importante che si sfati anche questo modo di considerare i documenti, invece utili e funzionali.
Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è il piano di lavoro programmato per quegli alunni che necessitano di interventi mirati e di misure e strategie educativo-didattiche più rispondenti alle loro esigenze. La legge 170/2010 e la Direttiva Ministeriale del dicembre 2012 riconoscono il diritto, per alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento e con Bisogni Educativi Speciali vari, di seguire un percorso didattico in cui, affianco ai dati anagrafici e alle informazioni generali sul singolo e sul contesto di inserimento, sono elencate una serie di strategie e di misure che i docenti decidono di applicare, alla luce di tutta una serie di osservazioni e di attività preliminari alla stesura del documento.

IN PRATICA

È importante considerare alcune fasi che caratterizzano la procedura di elaborazione del testo:
-presa visione di documenti esistenti già depositati e raccolta di informazioni di base;
-colloqui informali con le famiglie per conoscere aspetti della vita extra-scolastica dell'alunno;
-attività di osservazione in aula, attraverso strumenti specifici (diari di bordo, griglie, ecc.);
-predisposizione di prove e di attività singole e di gruppo per verificare la presenza di prerequisiti nelle diverse aree di funzionamento;
-condivisione dei risultati delle attività svolte tra docenti e figure di settore;
-comunicazione alla famiglia della pianificazione del lavoro da parte dei docenti per l'accettazione delle scelte e la presa di impegni da assumere nell'intero anno scolastico;
-stesura finale del documento e consegna in segreteria entro fine novembre.

PERCHE' DOBBIAMO PREPARARLO?

Il verbo dovere va un po' in contrasto con le intenzioni dell'articolo che mira invece a far intendere il PDP come uno strumento quasi naturale; in questo caso il "dobbiamo" funge da sprono, da invito a concepire il testo come una mappa per raggiungere un tesoro, una guida per visitare una città, una ricetta per preparare un pietanza, un foglio di istruzioni per comporre un oggetto, anche se sappiamo che è un po' di tutto ciò e anche di più, data l'importanza che riveste la formazione di un individuo. Le semplificazioni, però, spesso aiutano a cogliere in modo più diretto i messaggi, lo stesso vale per le similitudini, infatti PREPARARE è una voce che, seppur generica e applicabile a vari contesti, rende l'idea su cosa ci si appresta a fare. Pensiamo a quando "prepariamo la tavola per mangiare": Se i commensali fossero 8, si potrebbe mai mangiare comodi se si avessero solo 4 sedie? Forse avere più sedie a tavola, anche se vuote, non creerebbe lo stesso problema che averne di meno ma comunque non sarebbe il massimo per chi condivide una situazione aggregante e socializzante, come può essere una cena o un pranzo; se il menu dovesse prevedere tortellini in brodo, si potrebbero gustare se non si mettesse in tavola almeno un cucchiaio? E se dovessero mancare i bicchieri?

IN PRATICA

Un piano affinché sia operativo deve essere necessariamente funzionale e utile
: non serve abbellirlo, né sovraffollarlo, perché a volte si rischia di privarlo di elementi che sarebbero essenziali. Bisogna avere una visione d'insieme, allo stesso tempo essere attenti ai particolari, conoscere le giuste tecniche e agire in modo concreto e pratico. Non è detto poi che ciò che è stato predisposto non possa essere implementato o modificato, se nel frattempo sono sopraggiunti cambiamenti, perché un'altra caratteristica di un piano funzionale è la flessibilità. Mai pensare che quanto elaborato abbia raggiunto la compiutezza o la perfezione, perché si perderebbe di vista la realtà che si ha davanti, che rappresenta la vera bussola che orienta e direziona.

PRONTO DA PRIMA

Un piano didattico personalizzato è già pronto e ben delineato nella mente dei docenti, prima che assuma una forma completa e corretta, a maggior ragione se riguarda un alunno che si conosce da più anni; fondamentali sono le attività di osservazione e di valutazione, preliminari alla fase di trascrizione pura, che richiede comunque un tempo necessario alla stesura, però i contenuti sono già a disposizione di un team di insegnanti ravveduto e professionalmente attento. Il documento da elaborare in una forma scritta non è fine a se stesso, né accessorio, perché rappresenta il risultato di un percorso di definizione di un quadro educativo e didattico che abbisogna di una materializzazione, affinché faccia da specchio e da ponte, ossia base su cui riflettere e mezzo di collegamento tra docente e docente, docenti ed alunno, docenti e famiglia, famiglia ed alunno e indirettamente e implicitamente tra alunno ed alunno.

IN PRATICA

Sarebbe opportuno avere a portata di mano e di occhio un modello di PDP sin dalle fasi di osservazione e durante lo svolgimento delle attività ordinarie e delle prove di verifica orientative di inizio anno scolastico, in modo da poter riferire ad esso, come guida e nello stesso tempo cominciare a compilarlo, nelle parti più schematiche e tabellari.
Un PDP completo è costituito dalle seguenti parti:
-dati anagrafici dell'alunno e informazioni sul contesto di inserimento;
-griglie riassuntive delle aree di funzionamento (dati ricavati dalle osservazioni);
-programmazione di obiettivi educativo-didattici;
-strategie e metodologie (progetti, laboratori, uscite didattiche..);
-misure compensative e dispensative (se necessarie in caso di altri bisogni educativi speciali);
-misure di valutazione;
-impegni della famiglia;
-firme finali.

PRODOTTO DELLA PARTECIPAZIONE

Da non sottovalutare l'importanza che riveste il documento ai fini della collaborazione e della condivisione tra docenti di metodologie e strategie di intervento, che altrimenti potrebbero essere il risultato di scelte isolate operate dal singolo o frutto di tentativi estemporanei che potrebbero non avere una continuità nel tempo. Mettere nero su bianco significa prendere pieno possesso delle proprie iniziative e riconoscere la validità di interventi che, se ritenuti funzionali, dovranno essere condivisi e applicati in modo costante e puntuale, da parte di tutti gli educatori. Partecipare alla produzione di un PDP vuol dire quindi confrontarsi, collaborare, seguire un tracciato comune, procedere insieme verso un traguardo univoco costituito dal benessere dell' alunno e della comunità in cui vive e cresce e dalla sua formazione umana e scolastica.

IN PRATICA

Un esempio di situazione concreta in cui è necessario rispettare le esigenze dell'alunno in modo costante e condiviso può essere il seguente:

L'alunno X con disturbi motorio-prassici accusa stanchezza nelle fasi esecutive di scrittura manuale, più evidente nei dettati, nelle trascrizioni di testi lunghi dalla lavagna o di prove in cui è richiesta la produzione scritta; è stato osservato che la stanchezza incide sui livelli attentivi e sull'autostima. L'insegnante di italiano, quando richiede l'analisi grammaticale di una frase, consegna all'alunno delle tabelle predefinite in cui inserire solo delle "x" in corrispondenza delle voci già riportate. Per evitare che l'alunno possa percepire il tipo di scelta come esclusiva e calata sulle sue difficoltà, a volte l'insegnante sottopone lo schema di analisi a parte del gruppo, a volte a tutti i discenti e spiega che esistono tanti modi per esercitarsi e che tutti sono utili e POSSIBILI. In questo caso l'insegnante ha soddisfatto ambedue le esigenze dell'alunno, ossia quella di svolgere il compito in modo sereno e attento e quello di non sentirsi solo, unico e SPECIALE nel senso negativo del termine.
È FONDAMENTALE, DOVEROSO, E RISPETTOSO di quanto stabilito collegialmente, che le stesse misure, o comunque misure similari, siano applicate da tutti gli insegnanti del team o del consiglio in modo costante e puntuale, nel caso in cui siano previste attività in altre discipline che presentino le stesse caratteristiche o comunque quando è più necessario, perché le esigenze di un alunno non devono adattarsi al contesto, ma è tutto il contesto che si deve adeguare alle esigenze dell'alunno.

PIANO DELLE POSSIBILITA'

Il PDP non è altro che un piano delle possibilità; non è solo il prodotto di un mero adempimento burocratico, con l'obiettivo di non rischiare richiami o rimproveri da parte del dirigente o di genitori particolarmente solerti e attenti; non è neanche la semplice manifestazione di volontà di docenti appassionati e professionalmente generosi.
È UN PIANO DELLE POSSIBILITÀ in primis per l'alunno, che ha modo di apprendere e formarsi nel pieno delle sue potenzialità, facendo leva sui punti di forza e affrontando le difficoltà con spirito positivo e attivo; inoltre è un piano che offre anche ai docenti la possibilità di mettersi in gioco, in discussione, di reinventare il modo di organizzare la didattica, di creare situazioni sempre nuove, stimolanti e soprattutto è occasione di confronto e scambio di idee, pareri, saperi e competenze.

Marco Pellegrino- docente di sostegno presso l'I.C. "Viale Adriatico, 140" di Roma
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