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Numero: 4-dicembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 21 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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"Per crescere un bambino è necessario un intero villaggio"
Proverbio africano
di Di Berto Mancini Antonella - Integrazione Scolastica
Ottobre e novembre sono mesi che mi piacciono molto, la riapertura della scuola ha sempre segnato per me l'inizio di un nuovo anno:è il mio capodanno mentale.
Nelle scuole è un movimento continuo: l'inserimento dei nuovi alunni, il rincontrarsi dei "vecchi", le insegnanti con un' energia rinnovata, c'è un turbinio di idee, sembra primavera: tanti nuovi incontri, tante nuove esperienze e soprattutto tanti nuovi progetti stanno per fiorire.

I GLH di ottobre e novembre sono in questa direzione: spiegano le vele, le direttive, le linee guida, per i progetti dei bambini disabili per l'anno che inizia.
Per gli inserimenti dei nuovi bambini con difficoltà, i primi mesi rappresentano momenti delicati: c'è l'ansia del bambino rispetto ai compagni e agli insegnanti che incontrerà; ci sono i genitori che dovranno conoscere e farsi conoscere dai nuovi professori e anche la scuola si trova nella condizione di far conoscenza con i nuovi arrivati e di cercare tutte le informazioni e le conoscenze possibili per creare il contesto adeguato al bambino. Per i bambini che invece già frequentano la scuola, il primo GLH rappresenta la valutazione del contesto al rientro dalle vacanze. In età evolutiva i cambiamenti sono continui e i progetti con i relativi obiettivi devono essere calibrati momento per momento.

In questa situazione il GLH operativo diventa un'occasione preziosa per organizzare il progetto per il bambino.
A mio parere il GLH rappresenta il momento clou in cui si trovano intorno ad un tavolo le insegnanti, i genitori e gli operatori che si occupano degli spazi extrascolastici. Durante quest'incontro si possono raccogliere e considerare tutte le sfumature osservate dai diversi ruoli e "ricompattarle".
Il buon inserimento del bambino in classe e la stesura di un progetto educativo personalizzato e adeguato alle reali capacità del bambino è il risultato di una complessa interazione di fattori, non solo cognitivi, ma anche emotivi, affettivi, motivazionali che richiedono notevoli capacità di attuazione e condivisione da parte di tutte le persone che ruotano intorno al bambino disabile sia all'interno della scuola che all'esterno in modo da collaborare attivamente e positivamente per l'integrazione del bambino.
Occorre dire che molte volte mi trovo dinanzi a situazione ove occorre per prima cosa spostare l'attenzione dai bisogni e caratteristiche proprie degli insegnanti, degli operatori delle cooperative e delle strutture sanitarie, per allargarsi alla relazione di interazione e soprattutto al bambino che dovrebbe essere nel GLH l'attore protagonista.
Nel momento in cui questi partecipanti si trovano a confrontarsi, riflettere sul bambino disabile insieme alla famiglia, si costruisce un terreno comune per il superamento delle difficoltà del bambino e per la sua integrazione. Proprio per questo il GLH è un momento molto delicato in cui ogni apporto deve essere equilibrato e calibrato, le scelte che si decidono devono essere continuamente verificate e soppesate, gli insegnanti curriculari e/o di sostegno che vivono quotidianamente col bambino osservano i feedback che ricevono dall'anno e si confrontano con l'equipe sanitaria con i genitori e gli eventuali operatori del territorio.
Ogni partecipante riporta il suo vissuto rispetto alle difficoltà per l'integrazione e il pieno sviluppo delle risorse del bambino.
Nel GLH si definisce un programma con degli obiettivi verificabili momento per momento, e ci si accorda per collegare ed integrare interventi didattici, educativi, terapeutici e riabilitativi (scolastici ed extrascolastici). Quello che voglio sottolineare è che per la crescita di un bambino, soprattutto se disabile, è importante che si concordi una strategia comune tra i partecipanti che renda efficace e realizzabile l'intervento.
Ovviamente questi incontri non sono tutte rose e fiori, alcuni momenti sono molto delicati. La presenza di più persone che seguono il bambino nelle diverse attività della sua vita quotidiana rende a volte complessa la possibilità di capirsi e di realizzare un dialogo costruttivo, spesso data la difficoltà anche emotiva di un GLH, ci si può dimenticare del ruolo svolto da ciascuno e scendere su dinamiche personali creando così conflitti del tutto gratuiti a cui assistono i genitori spesso confusi.
Credo che sia sempre necessario ricordarsi del proprio ruolo e che nessun ruolo è prioritario rispetto all'altro, ma come si suol dire, è solo l'insieme delle note che crea la musica e non la singola nota musicale.
C'è un elemento, poi, che a mio parere è particolarmente delicato ed ha bisogno di una sensibilità particolare ed è costituito dalla presenza dei genitori.
La presenza di molte persone al GLH spesso crea un elemento di disagio: più il bambino e la sua famiglia vivono una situazione complessa e multiproblematica più ci sono operatori che vi lavorano e ciò crea un disequilibrio rispetto al genitore che in genere è sempre e soltanto la mamma (i papà che partecipano sono pochi): ricordo di un GLH in cui intorno al tavolo eravamo quindici tra insegnanti, struttura sanitaria e operatori, la mamma si era collocata spazialmemte proprio al limite del tavolo, come dire:" mi avete messo con le spalle al muro". Ecco, non è proprio così che si crea un'esperienza di dialogo e condivisione. In ogni occasione di incontro va creata una situazione di accoglimento in cui i genitori possano essere " ascoltati" e possano esprimere il loro vissuto.
Uno dei lavori psicologici più gravosi rispetto ai genitori di bambini disabili è di costruire un dialogo di condivisione e comprensione. Più i rapporti tra le varie "parti istituzionali" sono corretti e chiari, più viene favorita la comunicazione tra le varie parti e i genitori capiranno di cosa si sta parlando e non ci saranno delle false aspettative. L'equilibrio tra false aspettative e totale sfiducia nei confronti del figlio disabile è molto difficile e oscillante, da parte della scuola e della struttura sanitaria ci deve essere sia una comprensione del genitore che anche un accompagnamento durante il percorso scolastico del figlio.
E' comunque proprio la complessità del GLH operativo che lo rende una delle situazioni più piacevoli della mia professione.
A proposito, come farà il maestro unico? Avra' una testa sfaccettata che ruota a 360° per cogliere la complessità?!!!!

Dott.ssa Antonella Di Berto Mancini Psicologa RMA
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