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n.21 marzo 2012
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Per fare giustizia ...perdiamo la diversità
La preoccupazione che non ce ne sia abbastanza per tutti
di Rosci Manuela - Editoriali
La primavera è la stagione del risveglio. Risveglio dal letargo invernale che a volte sembra durare un'infinità di tempo e invece poi ci riserva la ripresa di colori, di profumi e di sensazioni, di energia anche se questa a volte sembra mancare con i primi caldi dei giorni primaverili.

Quale tema potevamo scegliere per sottolineare questa ri-presa alla vita? Abbiamo dedicato questo numero all'INTEGRAZIONE.

Nelle scienze sociali, il termine integrazione indica l'insieme di processi sociali e culturali che rendono l'individuo membro di una società.

Mi soffermo su questa semplice definizione che tutti possono trovare cliccando su Wikipedia, senza dover scomodare trattati importanti. Cosa mette in relazione la primavera e il risveglio con l'integrazione, cioè con l'insieme dei processi che rendono una persona parte di una comunità?
Provo a formulare a voce alta ciò che mi passa nei pensieri e che alberga nel mio cuore.

Nella comunità scolastica, i "processi integrativi" per includere una persona (o più persone) sembrano tardare a risvegliarsi da un letargo che sta perdurando da troppo tempo; sembra che lo stato di torpore in cui siamo scivolati inconsapevolmente -forse!- ci trattenga in quella zona di confort che rende ogni AZIONE ... rinviabile, procrastinabile.
La crisi e la conseguente politica dei tagli hanno reso tutti noi "poveri di energia" (non solo economica), e facciamo fatica a rintracciare nel quotidiano quei germi di mission che tanto (o poco) tempo fa hanno orientato la nostra scelta professionale, approdando al mondo della scuola.
In un periodo in cui certamente si è più orientati alla PERDITA - di identità scolastica, di finanziamenti, di tempo pieno e di compresenze, di supplenze, oltre che di certezze - potrebbe essere conveniente ricorrere ad un po' di sano buon senso affinché non si cada "ingenuamente" nel tranello di credere che la giusta formula sia ... togliere un po' a tutti! Con l'idea appunto della "giusta parità", sembra lecito pensare che nelle situazioni di mancanza si possa/si debba quindi togliere nella stessa maniera, nella stessa quantità, un po' a tutti, compresi, se non soprattutto, quelli che sembrano per alcuni versi essere dei ... PRIVILEGIATI.
La tentazione di mettere sullo stesso piano di emergenza tutto e tutti, fa sì che si possa scivolare nella convinzione che "qualcuno" abbia qualcosa di più e che non sia poi così giusto visto che tutti sono chiamati a fare dei ... sacrifici.

Ovvio che sto girando intorno al tema della disabilità, ma non solo. La voglia e la necessità di dare risposte all'utenza possono far prendere delle decisioni che "apparentemente" risolvono il problema della giustizia sociale -quel poco che c'è viene distribuito in parti uguali!-; nascondono invece il malsano pensiero di togliersi dai guai livellando e non differenziando le esigenze, trattando tutti come se ... fossimo tutti uguali. Sappiamo che così non è, anzi teniamo sempre a sottolineare quanto l'altro sia DIVERSO da me. Tuttavia sembra venir meno, in tempo di crisi, anche il conseguente trattamento/investimento diversificato.
Lo sforzo di fare AZIONI intenzionalmente dedicate e rivolte alla salvaguardia di chi è diverso (o sta in una situazione di diversità) sembra appunto essere sopita, e la lenta e continua distrazione che si pone all'altro -perché richiede anche un investimento di RISORSE energetiche attualmente limitate un po' per tutti- sta progressivamente producendo un disinvestimento generale, sia di pensiero rinnovato che di attenzione. Una politica che sottolinea "la perdita" (indiscutibile) provoca inevitabilmente un acuirsi dell'individualismo, del pensare ognuno per sé, dell'accaparrarsi il possibile perché ... non ce n'è abbastanza per tutti!

In questa visione del quotidiano in cui la sensazione é di perdere qualcosa, anche la comunità scolastica ne fa le spese, ricorrendo a comportamenti che sono meno "di corpo" e più "di sfogo", in cui l'altro -sia esso alunno, genitore o collega- pone prevalentemente PROBLEMI, fa richieste di attenzioni particolari, assorbe energia e richiede "investimenti". Si sa, in tempo di crisi si ha paura di fare investimenti perché non si riesce a capire quali siano quelli ... convenienti!

La scelta allora di dedicare questo numero al tema dell'integrazione, nelle sue tante sfaccettature, è stata dettata dalla voglia/necessità di mantenere l'attenzione viva, di ricordare a noi stessi e agli altri che ... indietro non si torna! Le trasformazioni che hanno accompagnato la scuola negli ultimi trent'anni sono avvenute anche grazie allo sforzo di andare verso l'altro, prima con diffidenza poi con maggiore naturalezza; e la necessità di dare risposte ha creato l'esigenza di maggior dialogo tra le persone, di condividere un progetto di inclusione piuttosto che delegarlo solo all'altro.
Gli articoli raccontano piccoli spaccato e/o riflessioni di vita vissuta, di persone che "credono" anche in tempo di crisi.

La strada è ancora in salita ma alcune esperienze sono state talmente significative che solo apparentemente sembrano perse. La sensazione di smarrimento è lecita ma la convinzione che può accompagnare un momento così ricco di cambiamenti è che ciò che è stato fatto una volta ... si può ripetere, sta a noi non farci scoraggiare, non accettare il tentativo di trafugare ciò che è dentro di noi. Il suggerimento è di affermarlo con forza e convinzione.
Il futuro dell'integrazione -e della scuola- dipende anche da ognuno di noi. Buon lavoro!

Manuela Rosci
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