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n. 26 ottobre 2012
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Per lo sviluppo dell'apprendimento e l'utilizzo delle Nuove tecnologie nella Scuola Italiana.
Sono garantite le pari opportunità o il perpetuarsi delle diseguaglianze?
di Presutti Serenella - Organizzazione Scolastica
"...va chiarito in primo luogo che la tecnologia non rappresenti affatto una condizione sufficiente perché nella scuola si manifesti un miglioramento della qualità della didattica e degli apprendimenti, ma ne costituisca ormai una condizione necessaria."
(P.Ferri/ Nativi digitali/2011, Bruno Mondadori, Milano)

Il Ministro Profumo, nella Conferenza stampa di apertura dell'anno scolastico del 12 settembre '12, ha sottolineato come sia centrale l'interesse del MIUR per l'innovazione:
" Imparare e insegnare con l'innovazione digitale. Da nord a sud. Nelle zone di montagna, dell'Appennino e delle Alpi, e in quelle più periferiche dell'Italia. Come l'isola di Marettimo, in provincia di Trapani, dove una piccola scuola non sarebbe esistita senza il sostegno garantito dalle nuove tecnologie. E' questo l'obiettivo degli accordi stipulati oggi al Miur tra il Ministro Francesco Profumo e gli Assessori all'Istruzione di dodici Regioni Italiane, attraverso cui prosegue l'impegno del Ministero a favore della diffusione delle tecnologie digitali nel settore dell'Istruzione."

Nella cartella per la stampa sono state evidenziate le "priorità" delle linee di azione, riportate qui di seguito:

LIM in classe
E' lo start point del Piano, che prevede l'introduzione delle lavagne digitali nelle classi, e l'introduzione di linguaggi, contenuti digitali per potenziare la lezione, per consentire anche agli studenti assenti di parteciparvi, per avviare un processo di innovazione digitale.

Cl@ssi 2.0
Sono le classi dove, oltre alla presenza della lavagna, ogni studente e insegnante ha un proprio portatile/tablet attraverso il quale dialoga con la lavagna digitale, accede alla rete, utilizza libri e contenuti digitali. Uno degli esempi è la scuola elementare di Montelupo Fiorentino (Fi), in collegamento video durante la conferenza stampa, che da un anno ha introdotto questa innovazione in alcune classi, in cui ogni bambino ha un portatile e in ogni classe c'è una lavagna digitale.

Centri Scolastici Digitali
Diversamente da come è stata erroneamente presentata, quest'azione non vuole in alcun modo sostituire gli insegnanti con i computer ma, grazie al ricorso alle tecnologie, permette oggi a scuole che diversamente non esisterebbero, dato l'esiguo numero di studenti iscritti, di esistere; scuole che vengono collegate alla rete anche tramite postazioni satellitari. Quindi anche nelle più lontane e disagiate zone del Paese è possibile fare questa esperienza. Nella stessa regione Toscana, ad esempio, esiste un progetto denominato "Erre Cubo" che permette a tre licei in zone montane della regione di esistere; lo stesso nella lontana isola di Linosa, come in molte altre scuole dell'Appennino e delle Alpi e come la scuola nell'isola di Marettimo (in collegamento video durante la conferenza) che ormai da sei anni funziona con ottimi risultati con la presenza, oltre che delle lavagne e dei computer, di insegnanti tutor che sostengono il lavoro degli studenti.

Scuole 2.0
Queste scuole attraverso le nuove tecnologie stanno trasformando i loro ambienti: orari scolastici, ma anche libri e contenuti digitali. Notevole l'esempio della rete "Book in progress" che realizza nuovi contenuti digitali prodotti direttamente dalle scuole e dagli insegnanti. Come l'esempio portato in conferenza stampa da due insegnanti della rete, una di chimica, Prof.ssa Beatrice Vnjau, e uno di lettere, Prof. Massimo Tosi.

Condividiamo completamente il "piano d'intervento Ministeriale", ma ne dobbiamo constatare (a mio modesto avviso) le difficoltà oggettive di attuazione, non certo per difetto di volontà, chiarissima nelle intenzioni dichiarate, ma nella sua operatività.
Certo, il Ministero ha avviato le convenzioni regionali a seguito dell'accordo raggiunto in sede di Conferenza Stato-Regioni di luglio '12, prevedendo interventi specifici in materia di dotazione tecnologica diretta agli istituti scolastici; ma le perplessità e i dubbi ci assalgono nel momento in cui, nella sua ordinarietà, gli stessi istituti ricevono indicazioni operative per lo meno dissonanti, se non quando fortemente contraddittorie.
Mi riferisco, per esempio alle connettività delle scuole.
Porta infatti la stessa data della Conferenza stampa del Ministro, quella del 12 settembre '12, la comunicazione della Direzione generale del MIUR della dismissione delle reti ADSL per le 3000 scuole aderenti al "progetto SPC".
E'senz'altro condivisibile la preoccupazione espressa nelle motivazioni addotte a supporto di tale decisione, sull'equità degli interventi (le altre 7000 scuole non hanno ricevuto nessun finanziamento a riguardo), ma forse ci si poteva porre il problema di come perequare "aggiungendo" e non "togliendo"... in questo modo rappresenta indubbiamente un passo indietro...

Per lavorare con le tecnologie è necessario soddisfare queste condizioni di base, per essere in condizione di operare quotidianamente, e non una tantum, magari in occasione di progetti speciali; la connettività e le competenze adeguate dei docenti sono la "conditio sine qua non" per far avanzare un progetto di sviluppo capillare sull'utilizzo didattico delle nuove tecnologie. L'autonomia delle scuole non è in grado di garantire da sola, in questo momento di profonda crisi socio-economica, questo sviluppo; i finanziamenti ministeriali sono insufficienti e ancora non erogati con modalità chiare e tempi certi, gli organici dei docenti hanno subito diminuzioni sensibili e la continuità di servizio negli istituti è difficilmente conciliabile con le residenze di provenienza dei docenti stessi....

Si rischia di lasciare un margine troppo ampio di "possibile" intervento non tanto alla professionalità degli operatori scolastici, dal dirigente ai docenti, quanto alla capacità di incidenza economica dell'intervento "localistico", EE.LL. sensibili e lungimiranti, oltre che in grado di amministrare adeguatamente i bisogni dei propri territori (non possiamo non rivolgere il nostro pensiero alle tristi e recenti vicessitudini della Regione Lazio...), e/o delle Famiglie in grado di collaborare e contribuire con gli Istituti scolastici dei propri figli.

L'ago della bilancia potrà spostarsi in avanti o indietro secondo la geografia delle collocazioni delle scuole italiane, perpetuando probabilmente ataviche differenze, piuttosto che dissolverle in un processo di equo sviluppo, culturale prima ancora che sociale, in grado di offrire pari opportunità ad ogni suo giovane cittadino. Le scuole "disagiate", del nostro meridione come delle profonde periferie metropolitane, nella maggioranza dei casi pertanto, partono svantaggiate nel giocare questa ennesima partita con i processi di sviluppo e avanzamento socio-culturale.

"È solo la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intendere l'espressione altrui" scriveva Don Milani ne "Lettera ad una professoressa" alla fine degli anni '60. Ora come allora il problema dell'uguaglianza è più che mai legato all'"accessibilità" ai linguaggi, alla loro conoscenza ed utilizzo.
La rete e il mondo digitale mostrano un potenziale enorme in termini di facilità e di velocità di connessione, la possibilità all'accesso con la realtà "liquida" di una società ormai largamente globalizzata, che proprio per questo aumenta le responsabilità di tutti noi nel consegnarne le chiavi.

Serenella Presutti, Dirigente scolastico "I.C. Via Frignani-Spinaceto" di Roma, psicopedagogista, counsellor della Gestalt psicosociale

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