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n.95 settembre 2019
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Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:15 Novembre 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Per non cadere in trappola'  >>>
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Per non cadere in trappola
Suggerimenti per pianificare un anno di lavoro a scuola
di Rosci Manuela - Editoriali
Il rientro a scuola è un incubo "innato". Qualche giorno fa, ascoltando una trasmissione radiofonica, ho toccato con mano che si tratta di qualcosa di atavico, che si perpetua nel tempo. La giornalista, intervistando una bambina, le ha chiesto: "Ti preoccupa il ritorno a scuola?"; senza dar troppo conto alla risposta dell'intervistata, ha proseguito: "Per me era un tormento sapere di rientrare a scuola, ogni anno sentivo che la mia vita - da libera - stava svanendo!". Caspita, forse non era la scuola ma altro! Eppure questa domanda, posta a tutti i bambini dal primo settembre in poi, sembra voler sottolineare che si sta avvicinando un momento tremendo, che mai nessuno vorrebbe affrontare: il primo giorno di scuola, il fatidico rientro. Anno dopo anno, la stessa sensazione. Solo a scriverne mi genera ansia, figurarsi coloro che davvero hanno vissuto i giorni precedenti al rientro con tormenti vari.

Come sempre questa esperienza è vissuta con risposte altamente soggettive che, pur consapevole di operare una generalizzazione, organizzo sinteticamente in tre gruppi: coloro che entrano già prostrati, per nulla convinti di riprendere il solito tran tran; coloro che tornano malinconici ("tanto bisogna iniziare!"), ancorati al ricordo della recente vacanza di cui si sente già la mancanza; e coloro che rientrano più o meno rigenerati, avendo assaporato le vacanze che, come tutte le cose belle, ad un certo punto terminano, non per sempre, e questa sicurezza rende più che accettabile il rientro a scuola.
Le persone di scuola vorrebbero, o almeno i più, che l'approccio al rientro potesse essere soft, con un ritmo lento che ricordasse i tempi distesi vissuti di solito in vacanza, come se fosse necessario un tempo di decantazione per riprendersi. La scelta allora sta nell'accogliere questa richiesta (rientro pacato) oppure provocare uno shock (rientro brusco) per riattivare il corpo docente. Quale soluzione migliore di un collegio docenti che si prolunga per qualche ora?
Gli osservatori esterni potrebbero dire che agli insegnanti non va bene mai nulla, che sono dei lagnosi incalliti, che rivendicano più di altre categorie e chissà quanto altro viene detto, là fuori.
Per non cadere in trappola, allora, bisogna riprendersi, agire, recuperare entusiasmo.
Per non cadere in trappola bisogna anche recuperare la voglia, la passione, la motivazione.
Per non cadere in trappola bisogna pur sempre iniziare, da qualche parte, in qualche modo.
Ma in che trappola si può cadere tornando a scuola?
Quella di pensare che "tanto non è cambiato nulla, anzi!"
Quella di credere che loro, gli alunni, saranno -vedrai!- peggiorati.
Quella di essere convinti che abbiamo già fatto tutto e niente può essere migliorato.
Quella di contare i giorni di festa che accompagneranno l'anno scolastico.
Quella di cercare il lavoro dell'anno prima, del collega, per vedere di aggiustarlo alla propria classe.
Quello di evitare di essere coinvolto in qualche lavoro scabroso, un incarico o una commissione di lavoro.
Quella di utilizzare il cellulare come quando si era in vacanza, anche se si lavora all'interno di una interclasse.

Ebbene, credo che il miglior antidoto per "non cadere in trappola" e riprendere un ritmo adeguato all'impegno imminente, sia quello di partire dalla pianificazione annuale: creare sulla carta quello che ancora non c'è, è solo nella nostra immaginazione, è la nostra visone; essere convinti che quello che accadrà nelle nostre classi in gran parte dipende da noi, moltissimo da noi.
Come grandi architetti, tracciamo su un foglio bianco posto in orizzontale (un A4 per ora presente a scuola, da metà anno forse sarà difficile reperirne qualcuno!) una bella linea del tempo scuola: da quando si parte (primo giorno di scuola) a quando salutiamo gli alunni (ultimo giorno di scuola, il prossimo 8 giugno del 2020); poi inserire le date canoniche: l'inizio delle vacanze di Natale, quelle di Pasqua, ma prima ancora il 31 gennaio del 2020, perché finisce il primo quadrimestre (altrimenti le date che scansionano il trimestre). Quello che rimane sulla linea è il tempo effettivo di cui disporrò quest'anno per insegnare.
La domanda è naturale: so cosa devo affrontare quest'anno con la mia classe, con le mie classi?
Sì, quest'anno non possiamo aver dubbi: tutti siamo tornati a scuola con la nostra progettazione curricolare, anno per anno, disciplina per disciplina. E' il risultato del lavoro di un gruppo scriteriato (figurarsi, un gruppo di docenti di scuola primaria e secondaria che hanno collaborato nei dipartimenti verticali) che ha messo su un curricolo verticale d'istituto, dalla classe prima della primaria all'ultima della secondaria di primo grado. Questo gruppo ha provato a dire agli altri "leggete e dite se anche per voi va bene, altrimenti cambiamo" ma pochi, davvero pochi, hanno ascoltato. Per questo lo considero "scriteriato", perché questo gruppo ha creduto davvero che si potesse da subito condividere con tutti, tra tutti.

Ci vuole pazienza a scuola, lo sai! Eppure è da tanto che la frequenti, ma alcune cose non le hai imparate ancora e credi davvero che le persone, tutte, abbiano voglia di entrare in gioco, di partecipare, di costruire. Ci vuole tempo. Ci vuole costanza. Tanta perseveranza. Poi i risultati arriveranno. Come con gli alunni.

Con il nostro bel foglio della progettazione annuale ci siamo messi intorno ad un tavolo, chi più fortunato (o intraprendente) di fronte alla LIM, e tutti insieme abbiamo condiviso i traguardi di sviluppo delle competenze che i nostri alunni dovranno raggiungere a giugno: disciplina per disciplina, abbiamo letto e commentato, abbiamo scoperto collegamenti diretti o accostamenti azzardati. Il tutto poi con l'occhio rivolto alle otto competenze chiave: questi benedetti traguardi che sono ineludibili, come si correlano alle competenze chiave? Il lavoro lascia prima tutti un po' guardinghi, poi si azzardano le prime risposte, si fanno delle ipotesi (non proprio ingenue) e si cercano le relazioni, si discute, ci si ripensa, si decide. Il tono è pacato e sempre più partecipato. Attenzione, non siamo sulla luna: qualcuno fa il furbetto, si defila, gioca con il cellulare pensando di essere ancora al mare (o credulone, pensando di saper già tutto quando, ahimè, il quotidiano dice ben altro). Qualcun altro, invece, non sa proprio di cosa si stia parlando e allora ti chiedi: "Ma che gli farà fare a quei poveretti dei suoi alunni per tutto l'anno?"
Il lavoro procede, intervallato con incontri in plenaria, in un'aula magna che non risparmia la sauna, in cui qualcuno cerca di illustrare i nuovi passi da fare, tra mugolii e "ma tanto lo facciamo già!", "noi dobbiamo procedere diversamente!", "così non serve a nulla!", gli input vengono dati per rispondere alla richiesta della dirigente: "voglio almeno una UdA (unità di apprendimento) per classe". Oggettivamente non è una grande pretesa, neanche assurda, forse il minimo sindacale per dare vita ad una scuola che deve spostare lo sguardo dai contenuti agli alunni, dalla trasmissione delle conoscenza alla partecipazione, alla condivisione e alla costruzione della conoscenza.

"Non c'è certezza maggiore di squilibrio mentale che fare sempre la stessa cosa sperando che il risultato cambi!"
Einstein

Via allora nei gruppi ad affrontare il cambiamento, scheda in mano per seguire tutti una stessa metodologia di lavoro, soprattutto un'impostazione, per individuare un compito autentico, davvero significativo per gli alunni, diverso ovviamente a seconda dell'età dei nostri protagonisti, ma tutti verso un unico intento: rendere i nostri alunni cittadini con una visione "sostenibile" per la difesa dell'ambiente. Attenzione però a non invaghirsi solo dell'evento, che certamente dovrà essere stimolante, motivante, coinvolgente. Partiamo dai traguardi di sviluppo delle competenze: quali sono i traguardi che vogliamo far raggiungere, quali sono i segnali che ci diranno che siamo sulla buona strada? I bambini e i ragazzi non solo stanno crescendo ma stanno evolvendo come persone, sviluppando competenze che serviranno loro per la vita.
Il cambiamento, sappiamo bene, non è mai indolore. Resistenze, distrazioni, opposizioni sono parte integrante della risposta, almeno nel primo momento. Tuttavia, se abbiamo la pazienza di attendere, le risposte in positivo non si faranno attendere e un primo risultato si è già ottenuto: i rappresentanti dei singoli gruppi (interclassi e classi parallele per la secondaria) hanno presentato sinteticamente la loro proposta e le eventuali criticità incontrate. Una su tutte: nel gruppo il lessico non è condiviso, chi non si è formato (vedi i nostri corsi sulla Didattica per competenze) fa davvero fatica a cambiare registro e l'atteggiamento più evidente è di frenare quanti, invece, vorrebbero provare, anche se con tutti i dubbi e le preoccupazioni del caso.
Complessivamente la prima fase è andata e la valutazione è solo che positiva. Si è iniziata la scuola con l'impegno di fare insieme e con la richiesta (questo sì, davvero positivo) che il confronto e la costruzione del lavoro tra colleghi siano davvero produttivi. Eureka!

Auguro a tutti un anno scolastico ricco di motivazione, scoperte, relazioni positive ed entusiasmo per vivere il presente con i nostri alunni e costruire con loro e per loro il futuro prossimo e quello più lontano.

P.S. Un buon corso di formazione non risolve tutti i problemi ma è un primo passo per iniziare. Pensateci!


Manuela Rosci
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