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n.3 maggio 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
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Per un intervento efficace serve ... la rete!
Come ho inteso rispondere alle domande degli insegnanti
di Di Berto Mancini Antonella - Integrazione Scolastica
Uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere un libro è stato il tentativo di dare spiegazione alle lamentele degli insegnanti riguardo quei bambini che non hanno nessun disturbo per così dire certificabile da parte dell'equipe del materno infantile. Bambini che non hanno ritardi cognitivi, che non hanno disturbi di linguaggio, disturbi di apprendimento, ma le cui caratteristiche (i cosiddetti sintomi) sono per così dire trasversali a tutto questo: bambini definiti un po' pigri, con uno stile di apprendimento lento, sempre distratti, bambini che spesso non riescono a integrarsi bene nel gruppo classe, bambini svogliati, oppure agitati, irrequieti, con "l'argento vivo addosso" , come mi diceva un'anziana insegnante.

Sono bambini i cui disturbi si riferiscono, a mio parere, all'ambito della sfera relazionale e che lasciano talvolta smarriti gli insegnanti perché si collocano al di là del loro mandato istituzionale - la didattica - e spesso, pur individuandoli, non sanno come affrontarli.
Del resto, purtroppo, possiamo anche dire che questi disturbi relazione e della sfera emotiva, stanno aumentando significativamente e gli insegnanti sono i primi che possono accorgersene, giacché l'ingresso nella scuola rappresenta la cartina tornasole per un buon funzionamento affettivo: i disturbi della sfera emozionale non permettono al bambino di mettere in gioco le sue capacità cognitive, lo bloccano, appunto, nell'esplorazione del mondo e delle conoscenze, nell'applicazione di competenze che talvolta possiede soltanto a livello strumentale.

Non ho mai creduto ai bambini pigri, svogliati, credo che i bambini siano nati per conoscere ed esplorare e che un'inibizione di questa motivazione fondamentale sia da attribuire ad altri aspetti.
Distratti sì, ci sono bambini che hanno l'attenzione emotiva concentrata su altri canali e non investono in quello cognitivo.
Il concetto di armonia tra fattori emotivo- motivazionali e cognitivi sta al centro della mia motivazione a scrivere il libro, tentando di conciliare i disturbi della sfera cognitiva con i disturbi della relazione di attaccamento, ossia all'interno della strutturazione delle relazioni primarie.
Insieme a questo primo punto, mi è parso altrettanto importante porre l'accento su come soltanto la ricomposizione dei "puzzle" della figura del bambino alla presenza di tutti i suoi interlocutori, possa determinare la messa in atto di interventi efficaci per una ripresa dell'armonico sviluppo evolutivo.
In primis è sicuramente importante che la scuola, una volta individuato il problema, abbia un colloquio con la famiglia rendendola partecipe e consapevole di quanto osservato: certo non è facile quando la scuola, come spesso accade, è vista più come nemico che interlocutore! E' necessario costruire una relazione, un senso di fiducia per poter inviare il nucleo familiare ai servizi territoriali, creando le premesse per una rete tra le vari istituzioni, senza maglie larghe all'interno delle quali i genitori possano dileguarsi, ma ove il nucleo familiare possa sentire il sostegno di tutte le istituzione che lavorano in sinergia per la loro famiglia.

Gli obiettivi dell'intervento devono essere conosciuti e condivisi da tutte le persone che lavorano insieme al bambino, perché solo con la condivisione degli obiettivi tra tutte le parti si può sperare di ottenere un intervento efficace.
Occuparsi dei bambini significa sempre lavorare con i molti adulti che ruotano intorno, e devono essere anche loro protagonisti del cambiamento, intervenendo attivamente nella relazione educativa e mettendosi in gioco come persone.

E' sorprendente anche notare come, alla fine del percorso, l'intervento non apparirà com'era stato teorizzato all'inizio del cammino, perché per essere efficace, l'intervento ha bisogno di essere continuamente verificato ed eventualmente modificato, per essere adeguato alla situazione man mano che si presenta.
Ma proprio questo è il bello della sfida!

Dott.ssa Antonella Di Berto Mancini, Psicologa Asl RMA - Roma

Autrice dell'e-book:
Lo sviluppo emotivo di un alunno difficile - Sysform editore, 2010
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