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n.57 novembre 2015
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Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:24 Settembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Per una formazione attiva, partecipata, costruttiva ..
ricerca-azione,ricerca-azione,ricerca-azione...
di Rosci Manuela - Editoriali
Come alcuni degli autori di questo numero, anch'io sono stata interessata dal recente Convegno sulla Qualità dell'inclusione scolastica e sociale organizzato dalla Erickson e come accade nelle full immersion formative, quando si è sottoposti a stimoli continui e diversificati per un lasso di tempo significativo, tra i tanti ho selezionato alcuni input che hanno trovato in me terreno fecondo. Le sollecitazioni offrono spunto per confermare quanto già si condivide o per includere nel proprio bagaglio formativo il nuovo o il diverso che ancora non ci appartiene.

Sono certa di aver apprezzato molti degli interventi, sia quelli degli italiani che degli illustri stranieri; sono rimasta piacevolmente colpita dalla scelta creativa di invitare celebrità passate della pedagogia e della psicologia -Maria Montessori, Jean Piaget, Lev Vygotskij e Skinner- a presentare il loro pensiero tramite interpreti attori, alcuni veramente coinvolgenti; sono stata favorevolmente sorpresa dalla numerosa partecipazione dei docenti, così copiosa da mettere alla prova i servizi offerti all'interno e creare qualche criticità con le navette per andare e tornare dall'albergo: così tante persone da credere che nelle classi non sarà più la stessa cosa di prima, ogni docente lì presente sarà in grado di modificare l'atteggiamento mentale, controllare il circuito delle emozioni, applicare metodologie più adatte, lavorare per competenze, organizzare una didattica diversa e, nello specifico, essere in grado di lavorare autorevolmente sulla comprensione del testo, ad esempio.

Certamente la carica emotiva che attivano queste situazioni formative non è pari ad altro di simile: l'intensità degli interventi coniugata a un 'tempo dedicato', non distratto dalla consuetudine quotidiana di casa e scuola, offre l'occasione di rimanere in maniera continua e pertinente dentro la situazione formativa. Eppure anche questi eccezionali scossoni inseriti nel percorso professionale del docente possono in molti casi esaurirsi dopo qualche giorno perché le abitudini, la solitudine progettuale, la mancanza di tempo dedicato a riflettere con gli altri, fa scemare la portata innovativa di ogni partecipante. Per questo credo che eventi così importanti debbano trovare poi un supporto locale, vicino alla comunità dei docenti che lavorano insieme o che possono condividere esperienze dentro spazi adeguati.
Per questo motivo forse siamo stati scelti dalla Erickson per raccontare una Buona Pratica - Il valore della disabilità. La ricerca-azione come opportunità di crescita del sistema scolastico- riguardante la formazione in rete di tipo blended, un'esperienza che ha coinvolto docenti di diverse scuole, che ha permesso ad ognuno di scegliere il percorso più soddisfacente e interessante o solo più utile per la propria fase professionale. E poiché noi di Sysform-La Scuola Possibile riteniamo che i docenti non partano mai da zero -almeno da tre!-, organizziamo i percorsi formativi per Laboratorio di Sviluppo Professionale (vedi articolo sul numero precedente), in cui i docenti devono mettere 'le mani in pasta', devono mettersi in gioco per costruire insieme il senso della propria formazione continua. Inoltre lavoriamo con la metodologia della ricerca-azione intesa come il modo di approcciare il lavoro da parte del docente, in cui il lavoro e la classe, gli stessi alunni, diventano co-protagonisti della ricerca, perché la formazione della persona non ha nulla di statico e di definito ma richiede una continua rielaborazione alla luce di quanto man mano acquisito. E come sempre accade nei momenti di sinergia e di coincidenza, la mozione finale espressa e votata dai partecipanti al termine del convegno (se non la conosci puoi leggerla nell'articolo dedicato) contiene una proposta dedicata alla Formazione durante tutto l'arco della vita professionale: "'Non possiamo che essere lieti del ritorno della formazione obbligatoria dei docenti. Non c'è una delle nostre mozioni di questi ultimi vent'anni che non citi tale mancanza come una vergogna. (..) Desideriamo che la formazione sia di classe, cioè diciamo no alla convegnistica predicatoria, alla vendita chiavi in mano di ricette di verità, ma soprattutto diciamo sì a: ricerca-azione, ricerca-azione, ricerca-azione. Gli insegnanti sono portatori di saperi, di teorie esplicite e implicite (..). Se la formazione non fosse attiva, partecipata, costruttiva, diventerebbe solo un mercato per nuovi seduttori. La formazione all'inclusione si fa includendo, si fa partendo dalla classe, cioè dal lavoro quotidiano. Perché l'inclusione è una questione di classe".
Questa è la chiave di tutto il convegno, almeno per me. Aver messo l'accento sul quotidiano della vita in classe, di quanto sia importante 'illuminarsi e illuminare' con le proprie proposte, di quanto sia importante saper gestire tutti non in maniera separata e specialistica. E come è stato dichiarato sempre nella stessa mozione: "E' giunto il tempo sociale, economico, antropologico, di considerare l'idea di scuola inclusiva come l'unica idea possibile di scuola normalmente democratica e capace di vincere le grandi sfide della modernità. (..) ogni singola persona che non è una sommatoria di performance e di sintomi, ma qualcosa di più, qualcosa di diverso perché tutti siamo orgogliosamente imperfetti e tra noi diversi."

Siamo allora veramente pronti ad affrontare 'il possibile', ciò che si può fare fin da ora: lavorare con un atteggiamento riflessivo, che mentre agisce 'legge' quanto accade nella situazione; pianificare una programmazione didattica che non detti rigidamente il percorso riconoscibile solo dagli obiettivi conseguiti ma che sia, soprattutto, di supporto a quanto si immagina voler realizzare per raggiungere i traguardi stabiliti, non da noi ma a livello nazionale, come parametri di riferimento per essere in qualche modo certi che si stia correndo sui binari giusti.
La scuola, e il lavoro del docente, assumono allora quella valenza propositiva e costruttiva che rende ogni classe di ogni scuola un ambiente magico, dove avviene qualcosa che prima non c'era, si sviluppano conoscenze da confusioni, emerge il coraggio dalla paura di sbagliare, dove nascono legami da conflitti.
Quando gli alunni ti dicono -ma già te ne vai?- e abbiamo passato insieme solo cinque ore ... senti che tutto si fa possibile.

Manuela Rosci
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