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n.40 febbraio 2014
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Perché l'adolescente va in crisi
Positivo e negativo
di Minnucci Marco - Orizzonte scuola
Mi è stato proposto di trattare l'argomento "i giovani e le droghe" tuttavia, al momento di mettere la penna sulla carta (pardon le dita sulla tastiera), ho avuto la nitida impressione che ci fosse un preludio troppo importante, dal quale tutto parte, che non può essere bypassato: la figura dell'adolescente.

Come dite? Volete sentir parlare dei giovani e le droghe? Vi spiego una cosa.

www.tomshw.it
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Sentir parlare dei giovani e le droghe, senza prima capire bene "perché l'adolescente va in crisi", è come entrare al cinema e vedere il film partendo dal secondo tempo.

Quindi vi prego di avere fiducia in me e di seguirmi in questa mappa: partiamo dalle differenze che sopraggiungono dall'infanzia all'adolescenza, parleremo dell'adolescenza e, alla fine, arriveremo a capire perché l'adolescente va in crisi.

Fatto questo avremo svolto tutto il preludio, avremo messo tutte le fondamenta con le quali sarà intuitivo, o relegato ad una futura trattazione molto semplice, capire il perché un adolescente fa uso di droghe.
Cominciamo.


L'infanzia, anagraficamente e, mi sia concesso "didatticamente", è inquadrata in un'età inferiore ai 9 anni ed è caratterizzata da 2 aspetti fondamentali:

1) Le esperienze sono vissute utilizzando il campo percettivo immediato.
2) Gli oggetti e le situazioni sono percepiti come oggettivi ed univoci.

Voglio soffermarmi su questo secondo punto e precisarlo.
L'infante dà per scontato che esiste un'unica "risposta" alle "domande".
Tale comportamento è funzione della necessità (prodromica a qualsiasi ampliamento del pensiero) della scoperta.
La "scoperta" del bambino si muove in direzione "orizzontale" e non verticale; in altri termini, e facendo un esempio, se abbiamo una pianta e una stalla di maiali, il bambino tenderà a toccare, a scoprire, i due oggetti: tenderà per sua natura a scoprire sia che la pianta profuma sia che la stalla non profuma.
Non avrà la tendenza a scoprire soltanto che la pianta profuma, o meglio, non sostituirà l'istinto di conoscere che la stalla puzza con la necessità di chiedersi se ci sono piante che non profumano e se ci sono piante che hanno profumi diversi.

www.ucronia.it
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Questa tendenza all'orizzontalità porta all'accettazione dell'unicità del dato e, come detto, esprime la necessità fisiologica della scoperta, l'accumulo di dati, senza il quale non sarebbe possibile nessun'altra maturazione del pensiero.
Ciro Bove, preside del Liceo Classico "ai miei tempi" (ho 27 anni ndr), inquadrava l'infanzia con una citazione: "L'infante vede il mondo come un'espansione di se, una protuberanza di se".

Con la cortesia che il lettore farà, di tenere a mente l'aspetto didattico dei numeri, il periodo che va dai 9 ai 13 anni è chiamato pubertà, mentre quello dai 13 anni a.... è chiamato adolescenza.
I puntini non sono lasciati a caso, dal momento che, nel corso della storia, il confine tra adolescenza ed età adulta è stato alzato notevolmente da numerosi motivi, che non trovano in questa sede trattazione.
Mio zio era considerato un adulto già ad 11 anni, lavorava da carpentiere e già a 18 anni stava lì e lì per metter su famiglia.
Oggi ho letto una lettera su un giornale di una donna che scrive: "Direttore sono una ragazza di 40 anni".
Beh... se è vero quello che dice questa qui, allora mia nonna è una giovane adulta.

Torniamo alle cose serie, dicevamo... l'ADOLESCENZA.
Dato che in precedenza ho citato Ciro Bove sull'infanzia, cominciamo a parlare dell'adolescenza partendo da una citazione.
Le citazioni che ho in mano sull'adolescenza sono moltissime ma, senza ombra di dubbio, la migliore è quella di Bernardo Nardi:
-Gli adolescenti sono quelli del "non più" e "non ancora"-; non si sentono più bambini e non sono ancora pronti per la vita adulta, stanno in questa palude in cui possono rimaner presi.


L'adolescenza è la fase della vita dove tutti i quadri psicopatologici più seri possono esordire.
L'elemento principale che distingue l'infanzia dall'adolescenza è l'emersione del pensiero astratto, ovvero, quando il ragazzino si trova a dare un significato a parole come "bene", "amore", "amicizia", "dolore", "sofferenza".
Questi concetti sbrigliano il pensiero dall'unicità dell'esperienza, relativizzando la concezione che l'adolescente ha di sé e del mondo costringendolo quindi, inevitabilmente, alla ricostruzione di un ruolo.
E' opportuno tuttavia precisare che nell'adolescente è la percezione a mettersi alla base del pensiero astratto.
In altri termini: "da qualcosa percepita come buona si arriva al concetto astratto di bene", ossia, non si arriva a comprendere che, a volte, il bene può anche passare attraverso gesti che non si percepiscono come buoni.
L'adolescente, oltre all'emersione del pensiero astratto, acquisisce tutta una serie di capacità che non sono presenti nell'infanzia.

+ Facoltà di cogliere contraddizioni.

+ Capacità di ragionamento in forma ipotetica, tenuto insieme dal rafforzamento del concetto di casualità. (questo fa da preludio all'acquisizione del "senso di responsabilità", che comunque non è ancora pienamente acquisito in questa fase).

+ Ragionamento proiettato anche al futuro.

+ Acquisizione della "diversità" degli altri.
Acquisizione non significa accettazione (che in età adolescenziale è scarsa, come scarsa è la tolleranza).

+ Depressione del tono dell'umore.
Rappresenta, qualora non pregiudichi le attività del soggetto, un elemento propulsivo verso l'acquisizione di un più maturo senso di realtà.
Una forma di disagio adolescenziale di tipo depressivo è fisiologica in quanto:
a- insegna al soggetto il confronto con le frustrazioni della vita,
b- insegna al soggetto che non tutto può essere conquistato,
c- insegna al soggetto che senza desiderare, tendere a qualcosa, anche se non viene raggiunto, non si cresce.

+ Marcate trasformazioni corporee.
La maturazione dei caratteri sessuali primari e secondari fanno sì che il corpo diventi l'elemento centrale di attenzione.
E' da notare come, in alcuni casi, l'interessamento verso i tatuaggi, pearcing degli adolescenti, rappresenti un tentativo di riappropriarsi del corpo, per esercitarne un controllo.
Ciò che al soggetto appartiene fisicamente e psicologicamente (ovvero l'identità) sono due aspetti che, in quanto estremamente mutevoli, non vengono "posseduti" ma comunque subiti, per cui, fisicità e psicologia sono spiccatamente soggetti all'influenzamento reciproco, spesso con una prevalenza dell'uno sull'altro.

+ Scarsa identificazione dei propri limiti, sia in senso peggiorativo (non valgo niente) che migliorativo (posso fare tutto).

+ Cambiamento del contenuto delle fantasie
Passaggio dalla fantasia magica dell'infanzia, alla fantasia relativa alla creazione di un mondo a propria immagine.

+ Distacco esagerato dalle figure genitoriali
Frutto del tradimento inconsciamente avvertito dal momento in cui i genitori non sono più percepiti come figure integerrime e depositarie di verità immutabili. Questo momento è una fase di passaggio che, se avviene con le giuste modalità, condurrà nella giovinezza all'instaurarsi con i genitori di un rapporto dialettico.

Tutta questa miriade di trasformazioni, che avvengono nel passaggio infanzia-adolescenza, possono provocare una notevole instabilità, turbolenza di emozioni e di atteggiamenti, con momenti di confusione (appunto: la crisi dell'adolescente).
A queste percezioni disturbanti si cerca di dare parziali risposte con atteggiamenti di:

Vorrei concludere citando Vittorio Guidano, fondatore del cognitivismo post-razionalista, che diceva che "l'uomo seleziona la realtà tentando di mantenere la propria coerenza interna".
Quest'affermazione lascia presagire come gli adulti selezionano la molteplicità della realtà in base a un modello stabile (di valori, tradizioni, scelte, cultura), "fermo" dentro di loro.
L'adolescente non ha questa stabilità interna.
Facendo una similitudine, è come se l'adolescente misurasse la propria statura, ogni volta, utilizzando un metro in cui le stanghette dei centimetri e dei millimetri cambiano ogni giorno.


Marco Minnucci, scrittore, giornalista, laureando in Medicina e Chirurgia all' "Università Politecnica delle Marche" di Ancona, tesista in Psichiatria presso il Centro Adolescenti e Sert di Ancona
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