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Numero: 1 -Dicembre 2007 -Anno I-   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 21 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Perché "la scuola possibile" diventi la scuola reale
Trasformare la convivenza scolastica in una reale inclusione
di Panocchia Nicola - Integrazione Scolastica >>> Approfondimenti
Come emerso anche dal recente convegno di Rimini, sulla Qualità dell'integrazione scolastica, l'integrazione scolastica degli alunni disabili nel nostro paese è a una svolta: se rimane nello stato attuale rischia di essere null'altro che un insieme di buone intenzioni.
Sempre più forti si levano le voci, soprattutto di genitori, che richiedono cambiamenti importanti. Non è in discussione il principio fondamentale dell'integrazione né tanto meno si vuole il ritorno alle scuole speciali.
La convivenza tra alunno disabile e alunno normodotato non è in discussione: il vera problema è trasformare questa convivenza in una reale inclusione.
La discussione verte sulle modalità per raggiungere questo obiettivo.
Numerosi genitori sono dovuti ricorrere, con sucesso, alla cosiddetta via giudiziaria all'integrazione per avere più ore di sostegno, per avere più ore di AEC, per far si che venga rispettato la norma che prevede che due alunni disabili gravi non possano essere inseriti nella stessa classe, in altre parole per far rispettare la legge.
D'altra parte come è emerso dall'indagine sul sostegno scolastico nel IV Municipio, effettuata dalla Consulta Municipale per i problemi delle persone disabili, le ore di sostegno sono poche (una media di circa 7 ore a settimana) e soprattutto distribuite in maniera pressoché uniforme, indipendentemente dal tipo di disabilità dell'alunno.
In quell'indagine, gli alunni con disturbo settoriale dello sviluppo rappresentano il 42% degli alunni con sostegno e hanno una media di ore di sostegno sovrapponibile a quella, per esempio, degli alunni con disturbo generalizzato dello sviluppo.
Nè vale il discorso che gli alunni più gravi possono usufruire dell'AEC: sempre in quest'indagine è stato riscontrato che il 57% degli alunni con disturbo generalizzato dello sviluppo non ne usufruisce.
La filosofia cui sembra ispirarsi l'assegnazione del sostegno sembra essere quella del "poco a tanti."
Purtroppo abbiamo pochissimi indicatori e pochissimi studi che ci mostrino "l'outcome" del nostro sistema scolastico, in termini, per esempio, di inserimento sociale e lavorativo delle persone disabili.
Ben venga quindi un luogo dove poter avviare un confronto schietto e produttivo tra genitori ed insegnanti.
E in questo confronto, a volte anche aspro, emergono alcune delle criticità:
-il rispetto delle normative inerenti l'assegnazione del sostegno, le ore da assegnare, la presenza dell'AEC, la formazione delle classi con alunni disabili (numero di alunni e assenza di altri alunni disabili, come ribadito dalla sentenza del TAR Lazio e TAR Lombardia). E' importante ribadire, come fa la Federazione Italiana Superamento Handicap, che il sostegno scolastico spetta all'alunno disabile certificato;
-l'integrazione è un valore, un valore che però va costruito e condiviso. Non è integrazione tenere semplicemente dentro uno stesso luogo alunni disabili e alunni normodotati. Ma bisogna educare all'integrazione. Questo vale per l'alunno disabile che avrà un suo percorso personalizzato che per gli alunni normodotati. Sono numerosissime le potenzialità offerte dalla presenza in classe di un alunno disabile: responsabilizzazione con modelli di tutoring, educazione al rispetto della diversità, educazione a camminare con il passo del più lento. Ma nella realtà quotidiana si ha la sensazione che questa risorsa non venga colta e sfruttata. D'altre parte, come può un alunno percepire l'integrazione se vede che il suo compagno disabile passa gran parte del suo tempo fuori dalla classe, e magari non può partecipare alle gite scolastiche? E allora ecco che youtube diventa una spietata fotografia di quanto dell'integrazione scolastica degli alunni disabili, abbiano compreso alcuni compagni di classe;
-riconoscimento di un valore alla cosiddetta Pedagogia dei genitori (Pedagogia dei genitori e disabilità, edizioni Del Cerro). Il riconoscimento di una reciproca competenza tra sistema scuola e genitori, è fondamentale;
-comprendere che la scuola costituisce e contribuisce a formare il progetto di vita della persona disabile. Lo slogan Pensami Adulto (M. Tortello) dovrebbe essere sempre tenuto a mente quando ci si accinge a formulare un PEI. Il PEI non deve più essere una formuletta magica ma vuota o un incombenza burocratica. Deve essere uno strumento operativa per tracciare il percorso di un tratto importante della vita dell'alunno disabile. Per questo è essenziale la collaborazione con i servizi territoriali competenti ed iniziare a conoscere ed utilizzare strumenti quali l'ICF.
-Ma il punto cruciale è quale tipo di pedagogia il sistema scolastico si propone di impiegare per gli alunni disabili. Quale pedagogia vogliamo per l'educazione dell'alunno disabile? E' necessario o non un insegnate di sostegno? Se si, deve essere formato, specializzato? Quello che chiedono con sempre più forza le famiglie è un'"educazione speciale" per i loro figli. Un'educazione che sia ritagliata sulle reali necessità dei loro figli e che sia un reale momento formativo. Un'educazione speciale richiede insegnanti specializzati.
Questo è spesso un punto di divergenza con il sistema scolastico nel suo complesso e anche con alcune teorie pedagogiche. Infatti in teoria tutto il corpo docente, insegnanti curriculari, insegnanti di sostegno, si prendono carico dell'educazione dell'alunno disabile. E per alcune teorie pedagogiche l'insegnante curriculare deve essere in grado di gestire tutti gli alunni con bisogni educativi speciali, siano essi disabili, oppure alunni con disagio sociale il più vario. Ma è possibile un modello che vada bene sia per il ragazzo con disturbo settoriale dello sviluppo, sia per un ragazzo con grave ritardo mentale, sia per un ragazzo autistico, sia per un ragazzo rom? Nella realtà è proprio vero che gli insegnanti curriculari si fanno carico dell'alunno disabile? E quale formazione e strumenti ha l'insegnate di sostegno per far fronte a diversi tipi di disabilità con caratteristiche così diverse tra loro? Tutte queste problematiche sono state poste con forza da Micheli (Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo, Erickson, Trento, 2004): "Diritto all'educazione quindi, e diritto a non essere serrati. Non ce ne accorgiamo, ma in realtà stiamo giocando questi diritti l'uno contro l'altro: la nostra intenzione di integrare si scontra spesso con le azioni necessarie per educare. Il nostro attuale sistema non può che produrre bambini malamente educati e malamente integrati."

L'auspicio è che questo nuovo spazio possa favorire un reciproco migliore scambio delle problematiche, dei valori e delle proposte di cui sono portatori sia i genitori sia gli insegnanti e la conoscenza e la diffusione delle cosiddette "buone prassi". Un confronto che avviene finalmente fuori dalla aule scolastiche e in un formato, quello della rivista, generalmente destinato agli addetti ai lavori, in cui generalmente i genitori hanno poca voce. Ma soprattutto si proponga anche di accertare le reali esigenze educative degli alunni disabili, in particolare dei cosiddetti "gravi", e di far sì che si mettano in gioco tutte le risorse disponibili, economiche, umane culturali, perché "la scuola possibile" diventi la scuola reale, in grado di includere e di foggiare i primi mattoni del "progetto di vita" di ogni alunno, sulle sue capacità e potenzialità.

Nicola Panocchia e Liliana La Sala Genitori di Michela ? Consulta per i problemi delle persone disabili, IV Municipio ? Roma Montesacro
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