Numero: 2 -Gennaio 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci Web
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Perché raccontare il positivo ci "disorienta"?
Quando i successi sembrano "troppo!"
di Rosci Manuela - Editoriali
La scuola è certamente un mondo ancora troppo chiuso, apparentemente permeabile all'esterno e disponibile a farsi influenzare dal nuovo ma si sente aggravata da una miriade di richieste che le arrivano dalla società (intercultura, disabilità, bullismo, educazione sessuale, educazione stradale, educazione alimentare, e tanto altro).
Tendenzialmente, però, si cerca di inserire il nuovo senza toccare il vecchio, aggiungendo senza apportare significative ristrutturazioni interne.
Ci si è abituati a osservare e registrare degli andamenti interni che, per quanto non del tutto soddisfacenti, sono accettati perchè "è sempre stato così", "come si fa a cambiare", "vorrei ma non posso","ci manca tutto","ci pagano poco","gli alunni sono maleducati e i loro genitori pure", "tocca fare tutto a noi", "cade il governo e ora ci chiederanno di lavorare in un altro modo" è la più attuale.
Chi lavora nella scuola si adegua alla pesantezza con cui tutto viene vissuto e dopo un po' si abitua e la persona viene inglobata (o si fa inglobare) dentro questo vortice, assumendo l'atteggiamento mentale di chi sa che tanto, per quanto si faccia, non c'è niente da fare!
Ci si abitua a leggere la realtà scolastica soffermando l'attenzione su ciò che non va (non dite che non è vero!) piuttosto su ciò che funziona, sollecitati anche da un feedback della società che ci rimanda un'immagine squalificata di tutto quello che appartiene alla scuola. Vi è mai capitato di dire o sentir dire " si, parlo un inglese scolastico!" che tradotto significa "non so niente!" oppure"si, l'ho studiato a scuola ma ..." e quando dici che fai il docente, gli altri ti guardano con commiserazione , che significa" mi dispiace per te!".

Ora arriva il paradosso, che direttamente ha investito diversi autori che si sono raccontati nel primo numero di questa rivista, ma che è proprio del mondo della scuola: "leggendo tutti gli articoli sembra che siamo dei supereroi" (semmai wonder woman, perché siamo prevalentemente donne), "sembra che da noi le cose vadano tutte bene!","sembra che sia tutto positivo, troppo positivo!".
Ho approfittato della situazione che si è venuta a creare inizialmente tra pochi, per diffondere le riflessioni e le perplessità tra tutti gli autori, più di trenta: mi sono detta che, se già tra le persone che hanno dato un loro contributo alla nascita della rivista - scrivendo un articolo che raccontasse ciò che per loro ha funzionato, piuttosto ciò che non funziona- si è creato un disorientamento, dovuto al fatto che c'e troppo positivo tutto insieme, a scuola non è così!, certamente questa considerazione sarebbe stata fatta da un bel numero di persone che ci stava scoprendo e leggendo (e di questo vi siamo molto grati!).
Perché parlo di paradosso?
Perché se parliamo tra addetti lamentiamo il fatto che spesso le questioni di scuola sono noiose e statiche, faticose e poco gratificanti, se raccontiamo delle nostre esperienze dirette possiamo scegliere di presentarci nella veste migliore, di quando riusciamo a raggiungere una meta, se raccogliamo queste storie di vita scolastica di molti docenti in una rivista e se leggiamo tutti questi spaccati di scuola, corriamo il rischio di sorprenderci, di disorientarci, di avvertire la necessità di affermare che a scuola "non tutto è positivo", che bisogna faticare per raggiungere la meta, che niente è scontato fino in fondo, che un risultato ti può cambiare all'ultimo minuto, che non riesci a coinvolgere tutti, che ...che ... che..
Ma questa non è la vita?
Ognuno di noi affronta ogni giorno la propria vita, la cavalca, la indirizza, la interpreta e in alcuni momenti soccombe, alcuni istanti sono di estasi altri di rinuncia totale, alcuni momenti viviamo con coraggio in altri siamo bloccati dalla paura. A volte la vita è ricchezza, è possibilità, è cambiamento, è imprevisto, è opportunità; in altre occasioni ci mette alla prova con dolore, con disperazione, lasciandoci disorientati, sconcertati, perplessi...Eppure ogni volta pensiamo che ciò che noi "leggiamo" sia la realtà, la vita vera. Quando ci facciamo l'idea che un determinata realtà, ad esempio la scuola, è fatta in un certo modo, dove le cose vanno più storte che diritte, più faticose che facili ... ci sorprendere leggere uno spaccato "positivo ma vero" della scuola perché all'improvviso ci crea una dissonanza: no, la scuola non può essere questa ricchezza di esperienze positive perché io, noi, tutti abbiamo un'altra idea di scuola, quella in cui non funziona mai nulla, dove si impara poco, dove è facile che gli alunni esprimano il peggio di sé e i docenti si vivano il sentimento di impotenza "tanto non cambia nulla!".

E' solo una questione di accenti: a seconda di dove lo metti, lì cade la nostra attenzione, a scuola come nella "vita".
Questo è il nostro pensiero:la_ scuola_ possibile.

Manuela Rosci Psicopedagogista 196° Circolo Didattico Via Perazzi - Roma
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