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n 94 giugno 2019
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:21 Luglio 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Periodo di bilanci
Prendersi il tempo per riflettere
di Rosci Manuela - Editoriali
Per quanto convulsa sia la conclusione dell'anno scolastico, con tutti gli adempimenti amministrativi da svolgere oltre le manifestazioni finali della classe e le irrequietezze degli alunni (non dovrebbe esserci mai un ultimo giorno di scuola!), porta con sé la necessità di riprendere in mano il percorso compiuto per "chiuderlo" e annoverarlo tra gli anni passati. Mentre selezioni le carte per decidere cosa tenere in archivio e cosa invece cestinare, si fa spazio dentro di te una condensazione di pensieri, stati d'animo, immagini fuggenti, che riassumono l'anno appena andato. La sensazione è che tutto sia trascorso così rapidamente e solo la ricostruzione storica di ciò che è stato fatto mette insieme i tempi investiti, le azioni e le reazioni, soffermando il pensiero sugli ostacoli superati e sui risultati raggiunti. Un momento che ha della magia (forse perché quest'anno ho lavorato molto sulla fiaba?), uno stato d'animo che è sintesi tra il volteggiare in aria e avere la testa sospesa, un fluire di sensazioni che trasportano senza sapere dove né quando. Mah, certamente la stanchezza e il caldo improvviso sono i veri motivi di questo veleggiare a vista, avvolti e coccolati dai ricordi passati che non producono più la reazione del momento, l'emozione forte dell'istante in cui i fatti sono accaduti. Un senso di piacere, un lasciarsi andare che solo i ricordi consentono, un lontano che sebbene così recente è già passato.
Quanto dura questo stato inebriante? Dipende.

Dipende da chi senti di avere accanto, se è la collega con cui hai costruito e condiviso il percorso o quella che ti ha fatto dannare per tutto il tempo; dipende dalla passione che senti per ciò che fai, resistente anche dopo un anno impegnativo (e quale anno non lo è?), oppure dall'esaurimento delle forze che attanaglia continuamente e rende ogni cosa insostenibile; dipende dalla convinzione con cui fai ciò che fai; dipende dalla perseveranza con cui si affronta il quotidiano, anche quando non riesci a vedere via d'uscita; dipende dalla lungimiranza che ti fa andare oltre il momento; dall'intuizione che aiuta a risolvere una fase di stasi; dall'entusiasmo con cui entri in gioco in ogni situazione, anche quando la fatica ti farebbe abbandonare il campo; dallo sguardo con cui approcci il nuovo, quello che ti capita per la prima volta ma anche ciò che hai sempre sotto agli occhi; dipende anche dal punto di vista che assumi, se è sempre lo stesso o se ti permetti di modificarlo; dipende dalla considerazione che hai per quello che hai fatto, che fai e che farai.

Dipende da noi, dal nostro modo di sentire e leggere cosa accade; dipende dalla speranza che nutri in un futuro che vada oltre e in un presente che sia continuamente modificabile; dipende dalla gioia che leggi negli occhi di un bambino ma soprattutto quando riesci a sopportare la tristezza o la rabbia che porta con sé; dipende dalla capacità di affrontare ogni giorno come fosse "nuovo" e non solo come conseguenza di ciò che è accaduto ieri; dipende dalla capacità di sorprendersi e sorprendere; dipende da quanto stai bene con te stesso, da quanta possibilità hai di tirarti fuori da momenti bui; dipende dal piacere che provi a stare con gli altri, sebbene non sia mai facile e scontato; dipende da quanto ti piacciono "gli altri", le persone, in generale.

Dipende anche dagli altri, dal gruppo classe che ti hanno assegnato (non è mai una scelta!), dai colleghi con cui spartisci lo stesso luogo di lavoro (anche loro non li hai scelti), con le loro visioni della scuola (a volte non collimanti con le tue), con i loro atteggiamenti verso gli alunni e i genitori (seppure siano i "loro", a volte non sono condivisibili); dai genitori della tua classe, che ti possono sembrare disponibili a collaborare oppure avversari e impertinenti (soggetti rari, ma ahimè presenti sulla scena, con cui potremmo avere difficoltà a trovare qualche punto comune, se fosse possibile!); dai collaboratori scolastici, che possono essere tuoi fan oppure "raccontare in giro" come non sai "tenere la classe"; dipende anche dal dirigente scolastico, il grado di stima e fiducia reciproca che si può instaurare oppure no, dallo stile di conduzione che puoi apprezzare o meno, dalla visione di scuola, dall'organizzazione e dalle proposte.

Dipende dalle scelte, dal potere di prendere decisioni, dalle opportunità che senti di avere o di poter incontrare. Tra queste opportunità, scegliere con chi condividere un percorso di vita è importante; scegliere con chi costruire un progetto professionale è fondamentale; scegliere con chi collaborare è indispensabile; scegliere con chi partecipare è vitale.
Ho avuto certamente l'opportunità di incontrare sul percorso professionale la collega con cui lavorare bene, condividendo gioie e dolori della vita scolastica, il partner con cui costruire la "nostra" visione di scuola; conoscere tantissimi docenti con cui scambiare riflessioni e opinioni. Tra i tanti che nel lungo percorso scolastico ho avuto la fortuna e il piacere di incontrare, alcuni più di altri sono rimasti nello "spazio prossimale" e fanno parte della mia vita, non solo professionale, sono risorse inesauribili di stimolo ad andare avanti, ad ampliare le conoscenze, a riflettere, a pormi domande, ad aumentare dubbi, a guardare dal loro punto di vista. Mi hanno permesso di "entrare" nel loro mondo, nelle loro classi, nelle loro esperienze; hanno condiviso con generosità quanto ottenuto con fatica e anni di lavoro, offrendo un "prodotto finale" già sperimentato e depurato dalle difficoltà già incontrate e risolte da loro. Questi fantastici compagni di viaggio sono gli autori della rivista: la maggior parte di loro conosciuta di persona, altri incontrati per caso e "finiti" comunque sulle pagine della rivista. Un percorso di incontri, riflessioni, scambi di opinione, sollecitazioni continue che dura da più di dieci anni, mese dopo mese, anno dopo anno.

Non me ne vogliano i più, ma sento di ringraziare qualcuno in particolare, perché senza di loro questa rivista non solo non avrebbe preso vita ma non sarebbe così longeva. A Marco Pellegrino il mio primo grazie per la perseveranza e professionalità con cui si dedica a costruire il numero, senza di lui negli ultimi anni la rivista non avrebbe avuto seguito. Un ringraziamento al gruppo storico, quello iniziale, quello di sempre, per la tenacia con cui ha creduto in questo progetto: Simonetta e Antonia Melchiorre, Patrizia Ruggiero, Cristina Ansuini, storiche "penne" che continuano a raccontare la scuola "da dentro"; Serenella Presutti, la "nostra" DS, attenta osservatrice della vita scolastica e delle sue evoluzioni (anche se a volte ha dovuto affrontare le amare involuzioni della scuola), Barbara Riccardi, con il suo entusiasmo e la sua determinazione ha raccolto interviste ovunque, anche le più impensate, permettendo di entrare nella vita di tanti altri che, a loro volta, hanno offerto a tutti noi spunti da cui partire nuovamente; Luciana D'Agosta, la nostra formidabile logopedista; Marianna Traversetti, oggi nostra icona all'università, che seppur impossibilitata a dare diretti contribuiti, sostiene la nostra rivista e ne condivide le finalità. E che dire dei nostri compagni di viaggio più recenti (si fa per dire!!): Angela Ventre, Maria Calcagni, Raffaella Russo, Tiziana Rollo, Claudia Battisti, Michela Proietti, Lea Santigliano, Elisabetta Veronesi Pesciolini, Patrizia Lila Claudia, Giovanna De Angelis, Maria Chiara Miduri, Francesco Pettinari, Giuseppe Rago, Stefania Tani, Emanuela Parravani, Stefania Malagesi, solo alcuni dei nomi più ricorrenti. Grazie di essere con noi!

Qualcuno si potrebbe chiedere il perché, a fine di questo anno, ringraziare tutti gli autori. Ebbene, perché non bisogna dare mai nulla per scontato, perché qualcosa che esiste "da sempre" potrebbe non esserci più. Anche la nostra rivista ha avuto un momento di incertezza, dubbi sulla possibilità di andare avanti (ricordo che ci autofinanziamo). Poi accadono cose, o meglio qualcuno cerca soluzioni. Per noi, il merito va a Maurizio Scarabotti, presidente di Sysform e nostro editore, che anche in questa occasione ha saputo guardare oltre il problema e permettere di raccontarci e incontrarci ancora una volta attraverso le pagine della nostra rivista.
Tornando allora al momento inebriante di fine anno ("un senso di piacere, un lasciarsi andare che solo i ricordi consentono, un lontano che sebbene così recente è già passato"): per me dipende da tutti i fattori riportati sopra. E per voi?
Arrivederci a settembre e trascorrete delle buone vacanze


Manuela Rosci
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