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n.23 maggio 2012
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Pollicina e Pollicino
I nuovi adulti al passo dei nativi digitali
di Riccardi Barbara - L'intervista
"Senza che noi ce ne rendessimo conto, e in un breve intervallo di tempo, (quello che separa i nostri giorni dagli anni Settanta) è nato un nuovo tipo di essere umano. Questo ragazzo, o questa ragazza, non ha lo stesso corpo, né la stessa aspettativa di vita di chi lo ha preceduto, non comunica secondo le stesse modalità, non percepisce lo stesso mondo, non vive nella stessa natura, né abita il medesimo spazio. nato con l'epidurale e in data prestabilita, grazie alle cure palliative non teme più nemmeno la morte. E poiché la sua testa è diversa da quella dei suoi genitori, conosce diversamente".
Michel Serres "Dalla parte dei (nuovi) bambini. Inventiamo una nuova educazione per gli studenti "Pollicino".


Michel Serres epistemologo e Professore di Filosofia e di Storia della Scienza alla Sorbona
, classe 1930, parla quindi di un'urgenza, quella di trovare una lingua comune tra ragazzi, docenti e famiglie che digitano, navigano sul web.

La sua è una riflessione sui cambiamenti avvenuti in tempi brevissimi, cambiamenti che il filosofo chiama ominescenti e che si verificano molto raramente nella storia, creano una spaccatura talmente estesa ed evidente che solo in pochi ne sanno cogliere la portata... per questo sottolinea la necessità di un cambiamento di insegnamento. "I nostri schemi sono vecchi siamo in un'epoca di "rottura".

Alla domanda di chi ha la colpa di tanta distanza? Serres la attribuisce proprio ai filosofi: "il cui compito dovrebbe essere quello di prevedere i mutamenti del sapere e delle pratiche e che mi pare abbiano fallito impegnati nella politica di tutti i giorni non hanno colto l'arrivo della contemporaneità...Vorrei avere l'età di Pollicina e Pollicino. Vorrei che la vita mi lasciasse abbastanza tempo da occuparmi di questo compito, insieme a questi giovani a cui ho dedicato la vita, perché li ho sempre, rispettosamente, amati".



Noi di Sysform e della ScuolaPossibile una soluzione la stiamo attuando e mettendo in campo con l'innovativo ed unico, a livello nazionale, primo social network fatto da/per gli under 14. Come rispondono le Scuole a questa sollecitazione/esigenza?
Ad aiutarci a capire, il Dirigente Scolastico Lina Rita Volpe Rinonapoli della Scuola Media Nistri/Respighi di Roma, una delle sette Scuole che fanno parte fin dall'inizio della cordata del primo Progetto "Netpupils" tramutato nelle nuove vesti di NET for KIDS, il social network under 14.

1 Perchè in qualità di Dirigente scolastico ha accettato e scelto con la sua scuola di far parte della rete del primo progetto "Netpupils"?
Il progetto che ci fu proposto da Sysform era molto stimolante ed innovativo, sia per il tema, "Educare all'uso dei social network" che ci chiamava ad intervenire in un ambito piuttosto inconsueto per la scuola, a giocare fuori casa una partita che sappiamo decisiva ma di cui stiamo ancora imparando regole, codici, strategie; sia per il carattere sperimentale della proposta, che comportava l'attivazione contemporanea di tanti soggetti - alunni, genitori, docenti - in un sistema complesso tutto da costruire. La qualità della proposta e il piacere della ricerca ci ha spinto a fidarci: a fidarci della risposta dei ragazzi, condizione indispensabile per far partire il progetto; a fidarci di noi stessi, della nostra capacità organizzativa, della nostra inclinazione ad apprendere dall'esperienza, e di un certo spirito di avventura che è un po' il sale del fare scuola.
Ovviamente la proposta di creare una rete di scuole per affrontare insieme il tema del social network, e in generale dei nuovi linguaggi e modelli di comunicazione, è giunta al momento giusto, quando tutti noi eravamo (e siamo) alle prese con questo tema educativo davvero ineludibile.


il Dirigente Scolastico Lina Rita Volpe Rinonapoli
il Dirigente Scolastico Lina Rita Volpe Rinonapoli
2 Qual è il valore e l'impegno da parte della scuola nei confronti dei nativi digitali?
L'impegno credo sia ancora inadeguato, non perché non se ne riconosca l'importanza, che è ormai un dato acquisito, piuttosto per la difficoltà di individuare strategie e metodologie scientificamente fondate. L'accelerazione dei processi di cambiamento sociale è molto elevata, ed anche se è in atto un ampio sforzo di ricerca nei diversi ambiti disciplinari coinvolti, è complicato per la scuola mettersi in discussione, aprirsi al nuovo. Sappiamo bene che i nativi digitali pensano, ragionano, interagiscono in un modo diverso dal nostro, e noi, credo anche saggiamente, cambiamo lentamente. Siamo abituati a studiare, a capire, ad imparare prima di insegnare: per ora stiamo scoprendo, di anno in anno, che l'esperienza che i nostri ragazzi vivono oltre la scuola, da quando nascono, ha modificato le loro relazioni e le loro strategie cognitive; a partire da quelle dobbiamo reinventare un modello di apprendimento. Per fare questo, non è sufficiente, come tutti sappiamo, utilizzare una LIM o Internet, che sono soltanto un magnifico strumento nelle nostre mani.

3 E' importante quindi che anche la scuola se ne faccia carico?
Non solo è importante, è obbligatorio. Lo spazio virtuale non può rappresentare il "fuori" per la scuola, l'altra dimensione cui si guarda talora con inutile supponenza.
I nostri bambini e ragazzi sono esposti quotidianamente ad un continuo flusso di messaggi e informazioni, e noi, come ci ha insegnato Edgar Morin, dobbiamo educarli ad affrontare l'imprevisto, a navigare in un oceano di incertezze appoggiandosi ad alcuni arcipelaghi di certezze. Le certezze sono i saperi, e la bussola per raggiungere quegli approdi dovranno trovarla anche (soprattutto?) nelle nostre aule. La preparazione culturale come l'abbiamo concepita fino ad un paio di decenni fa deve arricchirsi dei nuovi linguaggi, e dei nuovi saperi sempre più interdipendenti, affinché i giovani ne fruiscano senza esserne dominati: è in gioco la loro autonomia, lo sviluppo del pensiero critico, la capacità di scegliere, per le quali la scuola ha più che mai un ruolo strategico.


4 In che modo e perché sponsorizza questa iniziativa che ha lasciato la "rete" all'innovativo e unico nel suo genere a NET for KIDS?
Cominciamo dal perché. Vedo un grande potenziale educativo nell'offrire ai ragazzi uno spazio piacevole, che per sue caratteristiche strutturali è capace di rigettare la volgarità, l'aggressività, la mediocrità elevata a modello, come sempre più accade. Ci accorgiamo che per la famiglia è diventato più difficile vigilare e selezionare le frequentazioni dei figli; notiamo nei ragazzi una maggiore propensione ad atti di bullismo e a varie forme di aggressività se agite via web, quasi che nello spazio virtuale fosse lecito sospendere le regole, o venisse meno la responsabilità personale; vediamo madri - è capitato a me proprio ieri - strabiliate leggendo le parolacce che figlie dodicenni educatissime avevano utilizzato in una chat nei confronti di una compagna di classe. NET for KIDS ci aiuterà a contrastare questa tendenza, ad educarli quindi nell'uso dei social network.
Ne stiamo parlando a tutti i ragazzi e ai loro genitori, diciamo loro che lo consideriamo davvero un servizio speciale. Per comunicarlo abbiamo usato il nostro sito, naturalmente, lettere e varie occasioni di incontro. Se le famiglie ci seguiranno, avremo offerto ai nostri ragazzi davvero una bellissima opportunità.


Di nuovi adulti che sappiano guidare con consapevolezza e coscienza i nativi digitali in modo reale, di questo necessitano i nostri ragazzi, di una fattiva costruzione comunicativa uguale per piccoli e grandi, atta ad eliminare le distanze evolutive generazionali, per un cammino insieme formativo, educativo e culturale al passo con i tempi. www.genitoriattenti.it
Grazie a Dirigenti Scolastici come la dottoressa Lina Rita Volpe Rinonapoli, che spingono e sentono di fondamentale importanza la cooperazione tra Scuole e famiglie, si può creare un cammino di crescita formativa dei nostri ragazzi al passo con i tempi "parlando la stessa lingua". Questo Gianni Rodari già all'epoca l'aveva ben chiaro!

Una scuola grande come il mondo Gianni Rodari
C'è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri, professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, i temporali, le stelle.
Ci sono lezioni facili
e lezioni difficili,
brutte, belle e casi così.
Ci si impara a parlare, a giocare,
a dormire, a svegliarsi,
a voler bene e perfino
ad arrabbiarsi.
Ci sono esami tutti i momenti,
ma non ci sono ripetenti:
nessuno può fermarsi a dieci anni,
a quindici, a venti,
e riposare un pochino.
Di imparare non si finisce mai,
e quel che non si sa
è sempre più importante
di quel che si sa già.
Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi e anche tu sarai promosso.


Barbara Riccardi, docente 143° CD "Spinaceto"- Roma
Responsabile Ufficio Relazioni e Comunicazione progetto Net for KIDS


In allegato
"Dalla parte dei nuovi bambini. Inventiamo un'altra educazione per gli studenti "Pollicino"" di M. Serres su laRepubblica.it
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