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| Povera scuola pubblica! |
| Indignazione di una docente |
| di Silveri Paola - Emergenza scuola |
 | | foto mausca | Non vorrei, con questo articolo, fare polemica ma mi sono sentita indignata dopo le affermazioni del nostro Presidente del Consiglio quando ha dichiarato che gli insegnanti delle scuole pubbliche vanno contro l'educazione che i genitori degli alunni impartiscono ai propri figli.
Sinceramente non ritengo che sia così: dopo 28 anni di ruolo (non sono decrepita, ne compio 50 quest'anno) non sono mai andata contro quelli che sono i principi educativi dei genitori degli alunni a me affidati, non ho mai fatto quello che espressamente o velatamente chiedevano, quando non lo ritenevo corretto dal punto di vista educativo-didattico "calando le braghe", ma quando non riuscivo ad operare sullo stesso "terreno" non ho mai costruito muri o attivato conflitti, ma ho cercato di allearmi con i genitori, nell'interesse dei propri figli, portandoli su un terreno neutrale, quello professionale, educativo- didattico.
Da anni, ormai, al primo incontro con i genitori degli alunni di prima elementare, io chiedo loro di essere sinceri e di segnalare sistematicamente le cose che non vanno, per cercare un punto di incontro, chiarendosi, non come avviene in ogni Condominio che tutti si lamentano dell'Amministratore, ma nessuno ha il coraggio di dirgli in faccia ciò che pensa.
Chiedo sempre ai genitori di segnalare eventuali problemi che inevitabilmente si possono incontrare e insieme, genitori e docenti, possiamo cercare di risolverli, nell'interesse dei bambini e delle primarie agenzie educative: FAMIGLIA e SCUOLA.
Il genitore e il docente non debbono mai essere "processati": tra scuola e famiglia si deve innescare un procedimento che porta ad una sinergia di interventi per la formazione del cittadino del domani, quindi niente di meglio che lavorare insieme per la stessa finalità.
Può capitare, anche se di rado, di essere su livelli totalmente diversi: allora l'unica cosa che può consentire di andare avanti è lavorare con i bambini in classe e purtroppo fare a meno della collaborazione della famiglia. Sì, è molto triste, ma purtroppo capita, anche se è una situazione non comune.
Una volta sola nella mia carriera mi è capitato di aver mandato a chiamare, insieme alla mia collega di classe, dei genitori che non si erano presentati alle riunioni e che non riuscivamo a vedere al termine delle lezioni. Si trattava di una classe prima. Abbiamo incontrato la mamma di questo alunno al termine dell'anno scolastico, il giorno della recita. Alla mia richiesta di motivazioni, per il mancato colloquio, mi è stato risposto che aveva avuto problemi in ufficio e pertanto di essere stata impossibilitata a venire ai colloqui. Le mie parole sono state molto dure: "Si ricordi, signora, che noi insegnanti stiamo al massimo otto ore al giorno con suo figlio, poi torniamo a casa dalle nostre famiglie, ma i figli sono vostri (dei genitori) per la vita!"
Naturalmente sono dei casi limite, purtroppo ci sono. In linea di massima, però, la stragrande maggioranza delle famiglie crede nella scuola FIDANDOSI e AFFIDANDOSI a noi docenti per l'aspetto educativo-didattico.
Per questo non posso proprio pensare che qualcuno osi affermare che GLI INSEGNANTI DELLA SCUOLA PUBBLICA VANNO CONTRO GLI INSEGNAMENTI CHE I GENITORI DANNO IN FAMIGLIA AI PROPRI FIGLI.
Famiglia e scuola sono le principali agenzie educative, perché dovrebbero essere "l'un contro l'altra armata" e trasmettere principi diversi se hanno la stessa finalità? Ai nostri attenti lettori la risposta!
Paola Silveri, Docente CD 107° "Giulio Cesare" - Roma
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