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n. 73 maggio 2017
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Oggi è il giorno:23 Agosto 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Prendersi il tempo'  >>>
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Prendersi il tempo
Pianificare vuole dire averne di più
di Rosci Manuela - Editoriali
La questione del tempo è un tema che mi ha sempre interessato, credo per il fondamentale impatto che ha sulla vita di ognuno di noi. Essere un "perditempo", ad esempio, definisce colui o colei che lo spreca senza utilizzarlo per fini utili, per arrivare a qualcosa e, a scuola come nella vita in generale, rimanda ad una immagine poco positiva, di chi è poco affidabile e raggiungerà assai poco. All'opposto, chi occupa tutto il tempo a lavorare senza sosta, riducendo quello trascorso in famiglia o comunque dedicato agli affetti, è giudicato altrettanto inopportuno, in quanto lo consuma in maniera non equilibrata.
Considerati questi opposti, gli estremi dello stesso costrutto, la gran parte di noi è alle prese con l'annoso problema di far quadrare i conti con il tempo che ha a disposizione. Esso è un indicatore di età che passa e il contagiri (o conta-anni) indica contemporaneamente il +1 (anno trascorso) e -1 (anno a disposizione). Per alcuni ciò è insopportabile: incontro persone che rinunciano a festeggiare il proprio compleanno perché l'evento sottolineerebbe troppo questa condizione, e a volte si inizia fin da giovani. La certezza che il tempo è "a scadenza" rende alcuni davvero preoccupati, toglie fiato e piacere a quanto si fa e si prova durante il percorso.

Lo stesso discorso vale anche a scuola, in questo momento dell'anno soprattutto: il percorso annuale sta per concludersi, per alcuni addirittura il ciclo quinquennale o triennale (per la scuola dell'infanzia e la secondaria di primo grado). La mancanza di tempo ricorre come un mantra nella vita dei docenti, in perenne affanno e in lotta con questo "tiranno" che non lascia respirare e agire.

Ma cosa va fatto?

Qualcuno potrebbe trovare sciocca la domanda e rispondermi che va terminato il programma, ma tranquilli per questo: non abbiamo più programmi ministeriali da svolgere.
Dal 2012 le Indicazioni nazionali elencano i Traguardi per lo sviluppo delle competenze da raggiungere al termine di un percorso pluriennale e, per un maggior dettaglio della proposta, suggeriscono degli Obiettivi di apprendimento che includono conoscenze e abilità da conseguire per avvicinarci ai traguardi finali. Qualcuno potrebbe obiettare che i libri di testo comunque sono ricchi di pagine di contenuti da affrontare e spesso non si riesce in un anno a presentarli tutti, ma tranquilli anche in questo caso: la finalità della scuola non è dettata da ciò che è raccolto nei libri di testo anche se li considero ottimi strumenti di lavoro.
E ancora: le prove INVALSI obbligano però ad affrontare degli argomenti che non sempre si riescono a trattare con la classe. Ebbene, la finalità non è dare tutte le risposte che le prove richiedono, ma rispondere a tutte quelle che gli alunni sono in grado in quel momento di sostenere; la prova è certamente complessa ma ha la finalità di monitorare l'andamento dell'istruzione e della formazione attraverso alcuni parametri europei, ben sapendo che si otterrà una distribuzione di punteggi, e non tutti saranno ai massimi livelli. Non è mio interesse addentrami ora nel tema delle prove, seppur interessante, perché ... ci porterebbe via del tempo.
La dimensione del tempo (come quella dello spazio) permette di gestire la nostra realtà ma trovo necessario diversificare il rapporto a seconda della situazione. Il tempo in vacanza è più disteso, più lento (capita anche a voi?), la giornata sembra essere più lunga, a parte l'ultimo giorno che ci divide dal rientro, che sembra trascorrere più velocemente. Il tempo quindi, seppur annoverato tra le categorie "oggettive", quelle che si possono quantificare, assume per ognuno di noi una valenza personale. Non si tratta semplicemente di viverlo ma di averne una PERCEZIONE diversa per ognuno di noi e in momenti diversi della nostra esistenza. La sensazione che il tempo scappi, che manchi, rimanda ad una relazione tra ciò che dobbiamo fare in quello che abbiamo a disposizione. Ebbene credo che le difficoltà nascano proprio qui:

cosa e quanto vogliamo fare?

Un esempio: sapete qual è un motivo per cui alcuni sono "ritardatari" cronici? Perché inseriscono qualcosa in più da fare prima di arrivare all'appuntamento, stimano fattibile ciò che invece risulterà essere un impedimento all'essere in orario, e spesso non si rendono conto di questa incongruenza e accettano semplicemente di definirsi ritardatari.

Stimare il tempo a disposizione credo sia esperienza quotidiana per ognuno di noi: decidere se posso aggiungere una commissione prima di andare a prendere i figli a scuola o riprogrammare il percorso causa il traffico imprevedibile sono semplici esempi di quanto le decisioni che prendiamo hanno tutte un legame con il tempo, non c'è nulla che non si relazioni con questa variabile. Figurarsi sul lavoro, tanto più a scuola. Il tempo della scuola è un TEMPO CODIFICATO: le ore quotidiane (di solito tra le 5 e le 8 ore), i giorni della settimana (su 5 giorni ma i ragazzi delle superiori vanno a scuola anche il sabato), per un minimo di 200 giorni l'anno.

Ma come lo utilizziamo?

Di solito cerchiamo di inserire più di quello che poi verifichiamo possa starci. Di qui il senso di inquietudine che sembra caratterizzare la categoria docenti, mai in pace con se stessi per essere riusciti a fare ciò che si voleva fare. Penso di essere in buona compagnia quando torno dalla mia giornata a scuola senza aver svolto tutto quello che avevo appuntato in agenda, tutto quello che avevo pensato di fare. E allora? La perenne lotta contro il tempo va subìta così o è possibile una GESTIONE differente per non essere gestiti noi? Gestire il tempo significa imparare ad utilizzarlo meglio in riferimento ai nostri scopi e ai nostri modi di procedere, perché ognuno ha il proprio stile di condurre ad esempio la lezione in classe. Se il focus del mio intervento è far sì che gli alunni acquisiscano un certo numero di conoscenze, pianificherò il mio lavoro quotidiano affinché tutto ciò che ho programmato possa trovare spazio di presentazione e richiesta di acquisizione da parte dei ragazzi. Rendermi conto che "sono indietro" sulla tabella di marcia potrebbe comportare un incalzare da parte mia e un aumentare del livello di acquisizione delle conoscenze che trasmetto loro, probabilmente generando in me ansia per rincorrere il risultato pianificato e in loro un affaticamento cognitivo (che i più respingeranno evitando di stare al ritmo delle mie richieste). In questo caso HO TOLTO IL PIACERE alla mia attività e ho lavorato PER IL DOVERE di completare il piano di lavoro. In alcuni momenti non escludo che ciò vada fatto. In alcuni momenti! La gestione del tempo può essere migliorata se riesco a trasformare l'energia disfunzionale dell'ansia (non riuscirò a fare tutto) in energia galvanizzante dettata dalla convinzione che certamente non farò tutto quello che ho pianificato e che dovrò essere pronta a lasciare andare qualcosa. Di solito sono decisioni che si prendo "in corsa", mentre stai agendo. E' la sensazione di perdita che accompagna questa scelta che va abbandonata (non ce l'ho fatta a fare tutto!) sostituendola con convinzioni più funzionali (è il meglio che si può fare in questo momento). Vale a scuola e anche nella nostra vita personale. Per questo motivo scegliere il modo di affrontare la didattica in classe mi permette di utilizzare diversamente anche la categoria tempo. Praticando una didattica che mira a SVILUPPARE COMPETENZE - come oggi è richiesto alla scuola ben delineata nelle Indicazioni nazionali (2012)- ti accorgi che il tempo è il principale alleato perché puoi fin da subito (settembre, inizio anno) delineare "il viaggio" che farai insieme a coloro che sono inesperti e che solo al termine potranno essere valutati per quanto hanno appreso e per come sono riusciti a farne tesoro; l'attenzione massima andrà al percorso di viaggio che avremo avuto modo di spiegare fin da subito, perché a nessuno piace viaggiare alla cieca, senza sapere dove verrà condotto. Pianificare il viaggio insieme vuol dire da subito chiarire gli impegni e il modo in cui dovranno essere svolti se vogliamo che sia piacevole e porti tutti noi (equipaggio e capitano) al traguardo, con soddisfazione perché è stato IL NOSTRO VIAGGIO. Lo stesso approccio vale quando accompagni altri adulti, altri docenti, in un percorso di formazione dove il tempo a disposizione è comunque limitato e devi pianificare al meglio l'esperienza affinché ognuno si porti via qualcosa dal viaggio intrapreso insieme, anche solo la riflessione che si sta lavorando nella giusta direzione o che cambiare strada è possibile, addirittura eccitante, anche se può provocare un iniziale smarrimento.

Ringrazio ancora una volta ALTRI COMPAGNI DI VIAGGIO incontrati nei corsi di formazione sulla "Didattica per competenze" e anche in questo numero abbiamo testimonianze da Rieti, di come alcuni dei docenti lo hanno vissuto.

Il viaggio prosegue ancora in altri lidi, in altre scuole. Ancora per un po' in classe, insieme ai miei alunni e alle mie colleghe. Il tempo rimasto è poco ma preferisco viverlo come un tempo prezioso, quello che permetterà a tutti noi di dare conclusione all'esperienza, lasciando traccia dei migliori ricordi, quando il pieno rimarrà indelebile in tutti noi mentre non avremo più traccia di ciò che non saremo riusciti a fare ... in tempo.

Manuela Rosci
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