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n. 87 novembre 2018
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Articolo 'Prepotenza e bullismo'  >>>
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Prepotenza e bullismo
Dal Franti del libro "Cuore" ai giorni nostri
di Calcagni Maria - Inclusione Scolastica
Sempre più spesso si leggono o si ascoltano racconti di episodi di prevaricazione avvenuti nell'ambito di comunità piccole e grandi e a volte tali abusi e prepotenze sono così gravi da essere configurabili come veri e propri reati.
Quelli che salgono agli onori della cronaca sono generalmente gli eventi più violenti, quelli che per la loro brutalità scuotono l'opinione pubblica e fanno notizia. Questi episodi però rappresentano solo la punta dell'iceberg perché basta camminare per strada, frequentare un qualunque ambiente in cui più individui siano riuniti in gruppo, per osservare la presenza di dinamiche relazionali aggressive tra di essi in cui è facile che il gruppo si trasformi in "branco".

Nell'ambiente scolastico, accadono sempre più spesso episodi di prepotenza; sempre più bambini, sin dalla più tenera età, si mostrano incapaci di avere rispetto per l'altro, coetaneo o adulto che sia; si mostrano provocatori, irriverenti e aggressivi e si rendono protagonisti di episodi quotidiani spesso sottovalutati e non denunciati che possono avere conseguenze dannose, a breve come a lungo termine, per la comunità tutta.
Letteralmente il termine "bullo" significa "prepotente", tuttavia la prepotenza è solo una componente di un fenomeno complesso e di vecchia data, basti pensare al personaggio di Franti nel libro "Cuore" di De Amicis, 1886: "E' malvagio. Quando viene un padre nella scuola a fare una partaccia al figliolo, egli ne gode; quando uno piange, egli ride... Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s'inferocisce e tira a far male. Ci ha qualcosa che mette ribrezzo su quella fronte bassa, in quegli occhi torbidi che tiene quasi nascosti sotto la visiera del suo berrettino di tela cerata. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ride quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno, si porta a scuola degli spilloni per punzecchiare i vicini, si strappa i bottoni della giacchetta, e ne strappa agli altri, e li gioca, e ha cartella, quaderni, libri, tutto sgualcito, stracciato, sporco, la riga dentellata, la penna mangiata, le unghie rose, i vestiti pieni di frittelle e di strappi che si fa nelle risse".

Uno studio sistematico sul bullismo ebbe inizio però negli anni Settanta, in Norvegia, ad opera di Dan Olweus, professore di Psicologia all'Università di Bergen. Lo psicologo norvegese scrive: "Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente nel corso del tempo ad azioni offensive messe in atto da uno o più compagni" (Olweus, 1996, p. 12). Il suo primo libro sul bullismo risale al 1973. In Italia, negli anni Novanta, è stata effettuata una ricerca da parte di Ada Fonzi, docente di Psicologia dello Sviluppo all'Università di Firenze. Oggetto dell'indagine sono stati 1.379 alunni delle ultime tre classi della scuola primaria e delle tre della scuola secondaria di I° grado di Firenze e Cosenza. I dati ottenuti sono stupefacenti. Il fenomeno del bullismo a scuola è risultato, in entrambe le zone, a un livello notevolmente più elevato che in altri paesi¹.
Recenti ricerche mostrano dati ancora più preoccupanti nei confronti di un fenomeno spesso sottovalutato e eccessivamente giustificato da parte di tutti, che si evoluto e diramato come si è evoluta e articolata la società stessa dando luogo a fenomeni virali come il cyberbullismo: atto aggressivo, intenzionale condotto da un individuo o un gruppo usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro una vittima che non può facilmente difendersi (Smith, del Barrio e Tokunaga, 2011).

Eppure il bullismo, pur in forme diverse, tormenta le relazioni umane in molte occasioni di interazione sociale. Si pensi al bullismo razzista o al bullismo omofobico, alla molestia sessuale, al mobbing, al nonnismo.
Sempre più frequentemente anche nel nostro Paese si rilevano dinamiche conflittuali tra diversi gruppi etnici, culturali o religiosi riconducibili al bullismo razzista. Omofobia e sessismo divengono armi di attacco nel bullismo omofobico. La vittima viene ripetutamente esposta ad esclusione, isolamento, minaccia, insulti, aggressioni da parte del gruppo dei pari. Si tratta di situazioni che possono coinvolgere qualunque persona che sia recepita o rappresentata fuori dai modelli di genere "prescrittivi". La diversità rappresenta un qualcosa da denigrare attraverso varie forme di violenza indiretta fino all'esclusione sociale, che in diversi casi si è dimostrata più efficace di quella fisica. Anche le molestie sessuali, intese come attenzioni sessuali di natura verbale, psicologica e fisica non desiderate dal soggetto, hanno una forte interconnessione con il bullismo, come la violenza psicologica sul posto di lavoro, che in Italia ha l'accezione più comune di mobbing.
Nei paesi anglofoni si utilizzano lemmi più specifici: harassment (utilizzato anche per molestie domestiche), abuse (maltrattamento), intimidation (intimidazione), workplace bullying (bullismo sul lavoro). Il termine "nonnismo" invece viene spesso utilizzato nell'ambito delle forze armate, ma il fenomeno riguarda gruppi sociali organizzati e può quindi manifestarsi anche in altri contesti lavorativi, non ultima la scuola. Nel nonnismo sono contenuti atti e/o pratiche destinate a simboleggiare l'integrazione di un individuo in un particolare gruppo sociale. Alcuni autori parlano di "bullismo di inclusione" (nonnismo) quando le vittime devono sottoporsi a persecuzioni di solito ritualizzate per essere ammesse nel gruppo e di "bullismo di esclusione" (ostracismo/mobbing) se la vittima è interna al gruppo e viene umiliata e perseguitata in quanto considerata estranea alla cultura e al modello prevalente nel gruppo.

In conclusione gli atti indicati e descritti, pur essendo spesso sotto gli occhi di ognuno di noi, pur essendo verificabili in qualunque contesto che implichi una relazione umana tanto da accompagnare le nostre vite da sempre, in realtà non sono stati da tutti veramente combattuti. Gli episodi di prevaricazione, che andavano fermati sul nascere quando ancora non radicati nel tessuto sociale a tutti livelli della comunità, sono stati il più delle volte giustificati, sottovalutati o ignorati per i più svariati motivi; eccesso di maternage, indifferenza, paura ... si sono lasciati a volte ad altri il compito e la responsabilità di intervenire con la tragica conseguenza di vederceli sfuggire di mano fino ad assumere le modalità di cui spesso si legge nelle cronache di violenza ed abusi commessi verso i soggetti considerati deboli, docenti compresi.

Materiali di riferimento
1 -International Journal of Psychoanalysis and Education - IJPE 2010 vol. II, n° 2. ISSN 2035-4630 (versione telematica pubblicata all'indirizzo www.psychoedu.org;
2- Dispensa corso "Il bullismo" - Analisi e intervento- Dott.ssa Maria Raugna, psicologa, psicoterapeuta, pedagogista Clinico, Dott. Simone Pesci psicologo, psicoterapeuta - tenuto da Isfar: Firenze.


Maria Calcagni, docente presso l'Istituto omnicomprensivo di Roccasecca (Fr)
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