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n. 26 ottobre 2012
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Problema o alibi?
Cosa vuol dire avere come alunni dei nativi digitali?
di Damiano Maria Antonietta - Orizzonte scuola
Cosa vuol dire avere come alunni dei nativi digitali?
Certamente non solo dotare l'aula di una LIM o offrire un tablet ad ogni alunno e non solo acquisire le competenze tecnologiche per colmare il divario tra il mondo adulto e l'universo giovanile digitalizzato. Questa esigenza è diventata ineludibile e non può essere più affidata all'aggiornamento individuale o occasionale. Impone un aggiornamento obbligatorio adeguatamente incentivato.

Se è una realtà innegabile che l'Italia occupa, ormai da anni, uno degli ultimi posti tra i paesi dell'area europea per quanto riguarda le competenze degli studenti in uscita dal percorso formativo, il loro livello culturale e la loro preparazione rispetto alle richieste del mondo del lavoro nonostante le riforme che si sono periodicamente succedute, non crediamo che la causa sia solo da ricercare nella mancata informatizzazione del pianeta scuola.
La sua crisi, a nostro avviso, è più profonda e rimanda all'impianto teorico che è sotteso alla prevalente pratica didattica quotidiana.

Nonostante da anni si sia affermata la centralità dell'alunno nel processo di apprendimento e nonostante si sia messo l'accento sull'apprendimento piuttosto che sull'insegnamento, nelle aule scolastiche italiane, tranne rare eccezioni, permane la centralità del docente che continua a trasmettere conoscenze ad un allievo ritenuto un "vaso vuoto da riempire".

Da anni la ricerca pedagogica ed epistemologica afferma, inascoltata, che il processo di apprendimento richiede che il docente sappia:
? creare le condizioni che consentano al discente di esprimere le proprie conoscenze, competenze, esigenze, aspettative e di essere riconosciuto come persona in divenire
? creare un ambiente affettivamente aperto e accogliente
? curare con particolare attenzione la relazione tra l'adulto-tutor e l'allievo e gli allievi fra loro, in mancanza della quale nessun processo di apprendimento effettivo passa.

L'adesione a questo impianto teorico richiede però un INSEGNANTE RICERCATORE, disposto al continuo affinamento delle proprie competenze professionali e un universo scuola dove la COOPERAZIONE e lo SCAMBIO siano condizioni non eccezionali ma di quotidiana esperienza.
La realizzazione di un progetto di scuola come sommariamente sopra delineato implica, inoltre, la reale AUTONOMIA dell'istituzione scolastica e la RESPONSABILIZZAZIONE del dirigente e del corpo insegnante il cui operato richiederà di essere valutato per garantire un progressivo miglioramento della qualità formativa.
Per concludere, i "nativi digitali", a nostro avviso, non devono essere enfatizzati demonizzati devono essere, in pari tempo, l'occasione per una fuga dalla realtà e per eludere i veri problemi della scuola.


Maria Antonietta Damiano, Dirigente scolastico IC Via Nobiliore - Roma
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