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n.70 febbraio 2017
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Articolo 'Profitto e competenza'  >>>
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Profitto e competenza
Valutare in modo significativo
di Calcagni Maria - Orizzonte scuola
La valutazione è "connaturata" al processo di insegnamento/apprendimento e ne rappresenta i vari momenti. Prima di entrare in classe ogni docente si chiede cosa sanno i suoi alunni sull'argomento che decide di sviluppare, cosa hanno bisogno di imparare, quanto tempo occorrerà loro per farlo ecc.. Questo momento fondamentale di valutazione iniziale contestualizza il curricolo d'Istituto rispetto ai bisogni di una specifica classe.
Di giorno in giorno, osservazioni, verifiche strutturate e non, esperienze pratiche, interrogazioni, ed altre modalità sono utili sia alla valutazione in itinere dell'efficacia del lavoro dell'insegnante, sia a quella del profitto dell'alunno, ma soprattutto forniscono un feedback agli alunni stessi rispetto al loro andamento didattico al fine di focalizzare i propri punti di forza e di debolezza.
La valutazione ha quindi una connotazione prettamente "formativa" in quanto ha lo scopo di primario di rendere consapevole l'alunno del suo processo di apprendimento e di fornire elementi-guida per orientare il lavoro successivo.
La valutazione è il frutto, dunque, dell'interpretazione di dati emersi da più strumenti: le verifiche strutturate forniscono dati quantitativi e le osservazioni sistematiche evidenziano gli elementi qualitativi. Entrambi le modalità richiedono necessariamente la predisposizione collegiale di criteri di valutazione chiari e trasparenti. Le normative vigenti nella scuola rimandano ad una certificazione delle competenze al termine del ciclo della scuola primaria, con conseguente valutazione delle stesse, generando così una momentanea dicotomia tra valutazione del profitto e della competenza.
La valutazione del solo profitto, tipica della didattica tradizionale, non può coincidere totalmente con la valutazione della competenza poiché rispondono anche a necessità diverse. Il profitto, nella carriera di uno studente, può avere una connotazione positiva ma anche negativa e riguarda ciò che l'alunno sa su un singolo argomento, la competenza invece si riferisce alla maturazione dell'individuo riferendosi a ciò che sa fare con ciò che sa ed è sempre espressa in modo positivo. Il profitto ha come scala di valutazione i decimi, la competenza viene valutata in livelli; la competenza, osservata e giudicata in quanto sapere agito, non è misurabile come il profitto, necessita di un'osservazione sistematica per ogni fase del lavoro proposto.
Per osservare e quindi valutare una competenza occorre uscire dall'ottica della didattica tradizionale basata sulla lezione frontale e sul profitto e orientarsi verso una didattica operativa che preveda lo svolgimento di compiti significativi, vicini alla realtà dell'alunno, che presuppongano il fare consapevole indirizzato verso il raggiungimento di un fine chiaro, dichiarato dall'insegnante nella definizione stessa del titolo dell'attività e del prodotto atteso. Partendo da ciò che sanno e nella prospettiva di realizzare un prodotto più complesso e articolato, i bambini affrontano diverse situazioni mettendo all'opera diverse risorse (abilità, conoscenze, capacità personali). Attraverso l'osservazione continua di come discutono, argomentano, affrontano e risolvono problemi, di come agiscono nell'ambito di compiti significativi da soli o in gruppo si concretizza la valutazione per competenze. Anche i criteri di valutazione sono esplicitati sin da subito.

"Sarete osservati durante lo svolgimento del compito in modo sistematico, gli aspetti specifici che caratterizzano la prestazione saranno annotati in griglie predisposte che contengono degli indicatori di competenza rappresentativi dei traguardi da raggiungere: autonomia, relazione, partecipazione, responsabilità, flessibilità, consapevolezza delle conoscenze indicate nelle indicazioni nazionali".

Con le narrazioni cognitive o autobiografiche l'alunno espliciterà poi il senso da lui attribuito al proprio lavoro, le intuizioni che lo hanno guidato nello svolgere le attività, le emozioni provate mettendo così in essere una autovalutazione del proprio processo di "funzionamento" nell'acquisizione e nello sviluppo di conoscenze e non solo. L'azione valutativa è quindi insita nel lungo e articolato processo apprendimento/insegnamento; conoscenze e abilità possono essere valutate da singoli insegnanti ma la competenza è frutto di una visione collegiale del team docenti, comprensiva di quella dei genitori chiamati a contribuire, uscendo anch'essi dall'ottica della semplice richiesta del voto di profitto.


Maria Calcagni, docente I.C. "Alfieri-Lante della Rovere", Roma
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