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n.6 ottobre 2010
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Programmare un percorso educativo-didattico
Il Progetto Tutor
di Zeus Natalina Giovanna - Integrazione Scolastica
Trovarsi di fronte a un bambino con difficoltà cognitive è sicuramente per ogni insegnante di sostegno una grande sfida che bisogna tentare di vincere. Non lasciare niente al caso, programmare, pensare, ragionare, collaborare, aiutarsi: essere squadra, il gruppo dei docenti insieme alla famiglia e agli operatori che hanno in carico l'allievo.
E' quello che vivo quest'anno in cui seguo un bambino di seconda classe elementare con carenze cognitive.
Il mio team è una grande squadra, dove senti davvero il "tutti per uno, uno per tutti" sempre, soprattutto quando hai bisogno. Così, superata la mera necessità di assegnare all'alunno solo ore di sostegno, si è progettato sin dal suo ingresso a scuola un percorso più idoneo alle sue reali capacità e più rispondente alle sue esigenze, in accordo anche con tutti i terapisti che contribuiscono alla sua formazione.

Ogni spazio dell'edificio scolastico diviene luogo di apprendimento: in aula si svolgono le attività prettamente didattiche su obiettivi apprendimentali minimi, propedeutici ad aiutare il bambino a gestire cose, spazi e materiali.
In ogni momento si cerca di stabilizzare l'assetto comportamentale per ridurre le componenti ansiose, improntando i lavori sulla discriminazione delle emozioni, sul "baratto", cioè: "ti do ciò che vuoi, ma prima devi ascoltare la maestra ed eseguire ciò che ti viene richiesto di fare". Diviene fondamentale rinforzare anche le minime prestazioni, anche se non complete; ma è opportuno fortificare le corrette azioni del bambino come risposta positiva, con oggetti a lui graditi o chiesti da lui stesso. Infatti, la motivazione all'apprendimento può essere sviluppata con l'uso attento di rinforzatori adeguati, che fungono da strumento prezioso nel processo dinamico per l'acquisizione di nuovi apprendimenti.

Per facilitare e agevolare l'inserimento del bambino nel gruppo - classe, è stato pianificato il Progetto Tutor che vede coinvolto, per una settimana a rotazione, un compagno designato come suo tutor. Il progetto è stato presentato alla classe anche con un cartellone, creato insieme ai bambini, che illustra le azioni che il tutor dovrà svolgere per il bambino: aiutarlo a riporre il giubbotto, a sistemare i materiali, accompagnarlo in bagno e stimolarlo a fare da solo, coinvolgerlo nei giochi, eseguire attività didattiche con lui, ecc.; solo illustrate anche le azioni che non deve praticare come sostituirsi a lui, arrabbiarsi, rimproverarlo.
Per ampliare la pianificazione degli obiettivi prettamente didattici viene utilizzato il gioco, attività che il bambino predilige svolgere per ampia parte della giornata scolastica. Soprattutto il gioco di finzione. Così, per gran parte del tempo scuola ... si gioca con lui.

Ovviamente, è importante sfruttare l'attività ludica: ad esempio, vengono strutturati giochi da eseguire in palestra; viene utilizzato il gioco come supporto costante che permette di ottenere risposte corrette e maggiore concentrazione da parte dell'alunno. Infatti, fingendo di giocare una partita a calcio o di essere l'istruttore che prepara i percorsi psicomotori, o che indica le azioni da svolgere, il bambino si motiva a rispondere positivamente alle richieste dell'insegnante e dell'AEC.
Altra abilità che è stata rilevata durante l'osservazione dei comportamenti del bambino in questione, è stata la sua determinazione nel voler organizzare da solo l'occorrente per svolgere i lavori creativi. Così è stato deciso anche l'uso di uno spazio laboratoriale. Qui viene costantemente stimolato ad essere responsabile dei materiali e ad ascoltare le richieste dei docenti e degli operatori.

La massima attenzione, però, è stata posta anche sull'aspetto dell'autonomia personale, con la panificazione, insieme all'AEC, di azioni mirate allo sviluppo di abilità necessarie per curare la propria persona e i propri oggetti, nonché per riuscire a riconoscere gli stimoli fisici.
La collaborazione e lo scambio continuo di informazioni con la figura professionale dell'AEC diviene fondamentale nella realizzazione di un percorso mirato, che non lascia niente al caso. Inoltre, il percorso educativo - didattico si imposta sulla strategie della comunicazione aumentativa. La realizzazione dell'archivio delle immagini può permettere di ottenere maggiori risposte positive, può evitare la mancata comprensione verbale, può ampliare il suo vocabolario; tale strumento, infatti, lo aiuta a comunicare con gli altri con meno resistenze, incoerenze e incertezze.

Gli insegnanti accettano i suoi ritmi ed i suoi tempi apprenditivi e ciò aiuta a ridimensionare comportamenti errati, egocentrici ed impositivi dell'alunno.

Un adeguato percorso educativo - didattico deve poter rispondere alle esigenze dell'alunno ma deve essere anche molto, molto, flessibile; deve potersi adattare continuamente, cambiare, evolversi in corso d'opera e deve riuscire a fornire al bambino momenti stimolanti, chiari, che garantiscano sempre il suo successo, calibrando punti di forza e punti di debolezza, capacità e difficoltà.
Non esiste forse la formula perfetta per ottenere miglioramenti ma, sicuramente, la volontà, la determinazione, la formazione e l'informazione possono essere un valido aiuto per l'insegnante.

Non sempre è facile pianificare una programmazione individualizzata per alunni con carenze cognitive medio-gravi; gli ostacoli arrivano non solo per il tipo di preparazione e per le competenze che il caso richiede, ma anche per la validità o meno delle scelte da effettuare.
Anni fa ho iniziato a provare l'ebbrezza di non realizzare solo una programmazione individualizzata ma anche di pensare "più in grande": cercare di trasformare le abilità in vere competenze pratiche. La domanda prioritaria è stata e continua ad essere : "per ottenere questo, cosa può servire all'alunno?".

Obiettivi realmente spendibili nella vita reale.
Pensare non solo al momento, alla giornata, all'anno scolastico da trascorrere, ma anche al futuro di questi bambini; proiettare le nostre azioni e i nostri obiettivi su situazioni che l'alunno vivrà durante il cammino della sua vita, come: sapersi organizzare, saper progettare, conoscere i luoghi in cui recarsi per soddisfare delle esigenze personali (supermercato, farmacia, cartoleria, ecc...). Ecco cosa intendo per " realmente spendibili". Condurre gradualmente il bambino a sviluppare abilità utili per vivere il mondo come cittadino sempre più autonomo.

Allora suppongo che, per fare questo, sia opportuno prendere soprattutto in esame le iniziali abilità dell'alunno, anche se sembrano esigue. Queste minime abilità possono essere l'inizio di una evoluzione assai significativa. Ed è quello che può realizzare un appropriato percorso educativo - didattico. Deciso tutti insieme, come una vera squadra!

Zeus Natalina Giovanna, Docente di sostegno I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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