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n.16 ottobre 2011
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Programmazione fa rima con azione
La necessità di coniugare la pratica di programmazione con la didattica autentica
di Traversetti Marianna - Organizzazione Scolastica

Si programma perché ....
Si programma perché nella scuola si effettuano percorsi, si improntano interventi, si offre formazione...

Si programma perché la progettazione consente di INDIVIDUARE, CONDIVIDERE, MODIFICARE o STRAVOLGERE obiettivi e situazioni educative, le più disparate...

Si programma perché si deve integrare l'organizzazione delle esperienze di apprendimento con l'organizzazione della didattica.

Si programma perché è assolutamente fondamentale:
- CREARE saperi;
- TRASMETTERE conoscenze;
- FONDARE e ORDINARE abilità;
- PRODURRE competenze;
- RINVIGORIRE padronanze.

La programmazione educativa e la programmazione didattica, che si godono il ruolo di protagoniste assolute all'inizio di ciascun anno scolastico in tutte le istituzioni che fanno capo alle scuole di ogni ordine e grado, richiedono e comportano una profonda capacità di modificazione della scuola stessa, sia dal punto di vista prettamente strutturale e concettuale, che da quello più squisitamente organizzativo. Entrambe determinano la qualità e la fattibilità degli iter formativi e d'istruzione.

La letteratura scientifica sull'argomento solletica e vivacizza il dibattito culturale che si muove da decenni a questa parte, ed apre le porte a numerose e variegate opinioni di docenti, dirigenti, esperti, studiosi...
Attualmente, infatti, se da un lato esiste una forte e rinnovata schiera di insegnanti ormai avvezzi a progettare in maniera sistematica e proficua i piani didattici e i percorsi d'interesse, ne esiste anche un'altra non meno numerosa (forse quasi preponderante) che, in diverse forme e in varie sedi, lamenta incongruenze e difficoltà oggettive (e soggettive?) nei riguardi delle teorie della programmazione e dei mezzi che la scuola ha a disposizione per ovviare a tale pratica.

Nell'ambito di una riflessione in merito, si possono riscontrare, da una parte, rigide posizioni idealistiche (se non spiritualistiche) contro la programmazione didattica, rafforzando le idee che l'educazione, l'istruzione, ma più complessivamente la formazione è unica, non prevedibile e, ancor di più, non intenzionale (ma come si può negare l'intenzionalità nell'atto dell'insegnare e dell'apprendere?); dall'altra parte, emergono timidamente le opposizioni dei docenti che non utilizzano realmente nella pratica scolastica quotidiana questa basilare procedura, per lo più per la mancanza di conoscenza degli strumenti del programmare.
Ma un margine significativo è rappresentato anche da quegli insegnanti che (ostinatamente!) si rifiutano di coniugare teoria e pratica, ritenendo la progettualità sistemica una mera rappresentazione apatica di riduttive elencazioni di obiettivi disciplinari e metodologie che non trovano un reale riscontro applicativo nella prassi educativa e didattica.

A favore della progettazione intenzionale, però, si schierano molti docenti che operano sperimentazioni e strutturano esperienze formative significative, in nome del diritto - dovere del rinnovamento culturale della scuola.
E' attraverso la pratica programmatica, nella sua duplice valenza educativa e didattica, che l'insegnamento problematizza il compito del programma, garantendo all'équipe pedagogica la traducibilità in algoritmi, mappe, quadri e sequenze d'apprendimento di qualità cognitiva, concettuale ed organizzativa, dando la possibilità inestimabile di rispettare tempi, ritmi e modi dell'insegnare e valorizzando, altresì, le risorse culturali del territorio, estendendo, in tal modo, il carattere della formalizzazione e della reinterpretazione della realtà scolastica entro cui ci si muove.

Dunque, il tema della programmazione è ancora attuale e carico di input di riflessione per quegli insegnanti che vogliono analizzare "da vicino" e nello specifico le pratiche didattiche e desiderano fornire i propri contributi alla formazione degli studenti, da seri professionisti della scuola.
Intraprendere la via della programmazione significa, allora, rispondere alle ragioni del DIRITTO ALLO STUDIO.
"La progettazione non è [...] riconducibile ad una tecnica, benché faccia riferimento ad un complesso di tecniche anche complesse. Essa costituisce il dispositivo attraverso cui si procede all'implementazione di un progetto di società, di uomo, di educazione"(F. Tessaro, ITP, Area Trasversale, Teorie, processi e metodologie dell'insegnamento).

Marianna Traversetti, Docente, IC Perazzi - Roma
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