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| Proviamo a chiederglielo! |
| Un'esperienza di autovalutazione |
| di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola |
Lo scorso anno, in un consiglio di classe, mi è successa una cosa strana.
Era uno scrutinio, stavamo decidendo il voto di condotta e la discussione ad un certo punto si è accesa per pareri discordi.
Quello che mi ha sorpreso è stato il fatto che la diatriba si fosse installata, più che sul voto che l'insegnante pensava gli alunni meritassero, sul voto che presumeva gli alunni si aspettassero di ricevere.
È andata avanti un bel pezzo, ed è stata così intensa che non è stato preso in considerazione il mio intervento: io sapevo cosa si aspettavano perché glielo avevo chiesto!! Sono stata molto colpita e "distratta" da questo "conflitto" su presunzioni non suffragate!!
Il momento della valutazione è sempre molto complicato per noi insegnanti e ci mette in crisi, anche se a non vogliamo ammetterlo e mascheriamo il disagio con comportamenti poco funzionali.
In effetti, invece, ascoltare i ragazzi era stato molto interessante: in una prima media avevo chiesto a ciascuno che voto si sarebbe assegnato e poi in un secondo tempo come pensava di essere valutato dagli insegnanti.
Ho notato e riflettuto insieme a loro che la maggior parte si era data voti molto bassi, addirittura c'erano dei cinque, segno positivo del fatto che erano consapevoli del loro comportamento non sempre adeguato e, dichiaratamente, desiderosi di migliorarlo. C'era una certa disparità tra quello che pensavano di meritare e quello che pensavano di ricevere: erano più severi di noi!
Anche quest'anno ho riproposto questa esperienza in un'altra prima. Stavolta li ho invitati a fare una riflessione per iscritto e a leggerla poi a voce alta. Ho anche chiesto e messo a confronto i criteri che utilizzavano nel darsi un voto.
In questa classe ci sono stati pochi voti bassi, quasi tutti i loro voti coincidevano con quelli che pensavano di ricevere, non ci sono stati commenti inappropriati, ma ci sono state tre situazioni critiche: una ragazza si è messa cinque e nel dichiararlo è scoppiata in lacrime. Gli altri due che non hanno voluto pronunciarsi, hanno comportamenti problematici e mettono spesso a rischio la nostra pazienza. Non li ho forzati nell'esprimersi, dichiarando alla classe che ci potevano essere dei motivi per cui questo succedeva, mi sono accontentata del fatto che partecipassero con l'ascolto o con interventi più o meno appropriati o, come ha fatto uno di loro, si è offerto di scrivere i criteri dettati dai compagni, alla lavagna (abbiamo la LIM!).
Nei criteri, alcuni alunni, tra cui la ragazza che si è messa cinque, hanno considerato la continuità nello studio e nello svolgimento dei compiti, il profitto insomma. Ho detto loro che a volte (purtroppo spesso), gli insegnanti fanno questo errore, in quanto i criteri che contribuiscono a determinare il voto nelle discipline non dovrebbero essere presi in considerazione per il voto di condotta.
Altri criteri sono stati il comportamento in classe riguardo al "rispetto delle regole, non alzarsi dal posto, non interrompere chi sta parlando, non chiedere di andare sempre al bagno, la partecipazione alle lezioni, l'attenzione alle spiegazioni, rispettare i compagni e i professori, non prendere note, aiutare i compagni".
Molto interessante la motivazione di alcuni:
-Il voto che mi merito è 7 perché se voglio mi posso controllare, invece a volte mi faccio un po' prendere la mano
-Io penso che i professori mi daranno 7 perché sono molto esigenti nei nostri confronti e io penso che gli dia fastidio il mio modo di essere cioè un po' esuberante.
Ho intenzione di continuare in maniera sistematica questo lavoro con i ragazzi perché credo che aiutarli ad autovalutarsi sia determinante per il loro processo di crescita. Inoltre è sempre fondamentale, con loro, un confronto e un aperto "studio" sui meccanismi, sulle componenti, sulle variabili della valutazione, anche per noi tutte da esplorare. È utile per sottolineare quella reciprocità insita nel processo di insegnamento-apprendimento e quindi anche nella valutazione. È indispensabile per spiegare "le disparità", i metri diversi che inevitabilmente utilizziamo, il differente significato che hanno voti identici che vengono da strade diverse, quello che può essere giusto, equo...È la logica conseguenza di una corretta personalizzazione che nasce da un processo condiviso.
Il VOTO a scuola è ancora carico di significati per alunni e insegnanti e va trattato con cura.
Mi piacerebbe conoscere i criteri stabiliti in altre scuole e soprattutto vorrei capire perché, in alcune scuole superiori (ne sono certa!), il voto di condotta risulta dalla media dei voti delle discipline.
Ci sono certamente ragazzi con un comportamento irreprensibile che non raggiungono un livello elevato nel profitto. Perché penalizzarli? E poi, che senso ha un altro voto, se è comunque legato alle materie?
Questi sono quelli decisi dal nostro collegio docenti
- RISPETTO DELLE REGOLE
- CAPACITA' DI RELAZIONE VERSO I COMPAGNI
- CAPACITA' DI RELAZIONE VERSO GLI ADULTI
- CAPACITA' DI COLLABORAZIONE
- INTERESSE E PARTECIPAZIONE (durante laboratori, attività di compresenza,
potenziamento/ recupero, informatica, alfabetizzazione)
Per fortuna eravamo tutti d'accordo nel tenere separato l'ambito disciplinare dal comportamento!
Patrizia Ruggiero, docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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