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Numero: 6-febbraio 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 22 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Proviamo a sfatare un mito: "il metodo di studio"
Come incrementare (invece) il successo scolastico
di Ruggiero Patrizia - Organizzazione Scolastica
C'è un libro che mi affascina in questo periodo : "Metacognizione e Apprendimento" di C. Cornoldi. Lo apro, studio un pezzo, dopo un po' ci ritorno, rivedo alcune parti, prendo un appunto, annoto un'idea: è un libro complesso e molto tecnico, mi ci vuole un po' per entrare nei termini e ho bisogno di lasciare spazio per assimilare e mettere insieme un altro tassello al puzzle che sto costruendo.
In effetti sto cercando, anche sui libri, la conferma di una mia convinzione: non esiste il metodo di studio e quindi "non si può insegnare un astratto ottimale metodo di studio", anzi, tale attività "corre il rischio di creare un grosso danno se cerca di cancellare o sostituire le esperienze precedenti": il rischio di immobilizzare persone con minori o diverse risorse che non raggiungeranno mai quel modello, finendo per convincere e autoconvincersi di non essere capace, il rischio di svalutare persone capaci perché non raggiungono determinati apprendimenti secondo modalità e tempi e procedure di esplicitazione previste.
Inoltre se si indicano, in una fase iniziale, delle strategie preconfezionate, si chiudono possibilità di apprendimento anziché ampliarle.
Come si studia è sicuramente un fatto soggettivo e gli unici aggettivi che possono definire un buon metodo sono: personale e contestualizzato.

Si tratta, laddove necessario, di aiutare l' alunno a "monitorare attentamente e flessibilmente" la propria attività di studio, affinché riesca a farlo sempre più finemente, anziché indurlo ad applicare un metodo specifico, né tantomeno obbligare tutti ad utilizzare quel metodo (eppur si fa!).
Vari sono i parametri da prendere in considerazione:
 le caratteristiche individuali di apprendimento, gli stili cognitivi (sempre solo indicativi, come tutto ciò che riguarda la persona e le sue trasformazioni!),
 le circostanze di studio, tempi spazi ambiente,
 le finalità, gli obiettivi che con quello studio in particolare si vogliono raggiungere.

Il profilo dello "studente strategico", tracciato nel libro, è quello di un soggetto che:

 ha buona conoscenza delle strategie,
 opera un buon monitoraggio delle sue operazioni mentali,
 ha un buon atteggiamento metacognitivo,
 ha un buon rapporto con il contesto di apprendimento".

È determinante quindi per studiare bene l'idea che ciascuno ha di sè, del proprio funzionamento cognitivo-emotivo, della propria efficacia, ossia del rapporto sforzo-prodotto, legata al desiderio di essere, esprimersi in quel contesto, di contribuire alla propria crescita personale e del contesto stesso.
Ampia, nel testo sopracitato, l'analisi dei risultati di molti tipi di questionari, somministrati in vari ordini di scuola e diverse nazioni: da essa risulta la "forte componente soggettiva" nel raccontarsi, legata alla "percezione illusoria che aiuta a mantenere il proprio benessere psichico" e alla tendenza," più o meno consapevole a presentarsi nel miglior modo possibile" o in alcuni casi in modo da autoconfermare una certa teoria implicita.
L'uso dei questionari, quindi "può essere utile" solo "per aprire un varco relativo alle idee che il ragazzo ha sul suo studio", per partire con l'esplorazione e la riflessione, volti alla ricerca dei punti forza.
Secondo me sarebbe meglio evitare assolutamente i questionari, che già indirettamente danno indicazioni- istruzioni, e procedere invece con domande aperte, scegliendo alternativamente o a seconda dei casi situazioni individuali o di gruppo. Tali domande non hanno l'obiettivo di stabilire cosa sia buona o cattiva abitudine, ma aiutare a dare un senso a modi di procedere individuali, per noi anche diversi o addirittura strani.
La domanda " a cosa ti serve?" è orientata esclusivamente all'ascolto e sottende rispetto nell'altro come persona capace di trovare la propria strada.

In questo modo la funzione dell'insegnante è quella di agevolare gli apprendimenti favorendo:

 l'analisi metacognitiva,
 l'adattamento a situazioni cognitive diverse (come puoi fare qui/ora?).
 la ricerca delle risorse (piuttosto che l'analisi delle carenze),
 l'aumento della resilience (capacità di far fronte a situazioni difficili, disperate),
 l'incremento delle capacità di coping (risposte-pensieri, sentimenti, comportamenti che un individuo utilizza per far fronte alle situazioni problematiche, in cui si imbatte quotidianamente e in circostanze particolari),
 l'individuazione dei sistemi di attribuzione.

Per migliorare la performance dei nostri alunni, anziché impartire un metodo di studio standard preconfezionato, è fondamentale incrementare o conservare quindi la percezione di autoefficacia, la capacità di riprendersi dai fallimenti e di accostarsi alle situazioni con ragionevole ottimismo. Tale capacità non è fissa, ma variabile e quindi può essere potenziata (A. Bandura).
Oltre che fornire successi si può favorire la consapevolezza delle proprie capacità: la possibilità di migliorare le aree più deboli passa attraverso l'accettazione dei propri limiti insieme alla individuazione delle reali o possibili risorse. Questo processo limita la proiezione delle paure e del senso di inferiorità sugli altri, che porta ad attribuire all'esterno le cause del proprio malessere.
Il sistema di attribuzione causale è infatti uno dei fattori che condizionano il successo scolastico, esterno se attribuito a stimoli e capacità al di fuori di sé o interno se l'alunno attribuisce a sé stesso il raggiungimento o meno degli obiettivi. In questo senso la responsabilità è concepita non come colpa ma come potere (dipende da me, può dipendere da me), un potere trasformativo: è qui che scatta la motivazione come percezione della possibilità di farcela.
(Questo riguarda anche noi: se pensiamo che il rendimento, il comportamento dei nostri alunni dipende da altro, famiglia, amici, altri insegnanti, la società, ecc., non abbiamo possibilità di intervento, al contrario, l'unica cosa su cui possiamo veramente contare è di cambiare noi stessi, in un'ottica di positività e di fiducia).

In molti casi una capacità determinante da incrementare può essere quella di "autoregolazione fine che si esplica nel fatto di accorgersi per tempo che si sta entrando in una situazione di difficoltà, di reagire a ciò, di identificare le fonti di disagio, di eliminarle, di prevenire problemi simili in futuro".
Per quanto riguarda l'autostima, il valore positivo o negativo che la persona si attribuisce è legato al rapporto tra sé reale percepito e sé ideale. Io non credo che vi sia corrispondenza diretta tra rendimento scolastico e autostima: è frequente infatti, che alunni studiosi e con risultati scolastici alti abbiano una autostima dichiarata molto più bassa di altri che, al contrario, studiano poco e hanno risultati abbastanza scadenti.
La soddisfazione che mi dà questo mio metodo, dopo molti anni di ricerca e sperimentazione in situazioni diverse ( disperate), è coronata dalla esclamazione gioiosa e forte della ragazza che seguo quest'anno: "so' un genio!".

Patrizia Ruggiero Docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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Sono presenti 3 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito giovedì 25/10/2018 ore 17:14 da Clara Falzi
Si sottolinea l'influenza esercitata sul lavoro scolastico dai fattori affettivi, relazionali e sociali, infatti Petter raccomanda agli insegnanti di analizzare i programmi delle proprie materie per trovare dei collegamenti tra i problemi personali degli allievi e i contenuti delle discipline che insegnano, perchè si comprenderà meglio se l'argomento coinvolgerà. A tal proposito posso citare: " Dimmi e dimenticherò; mostrami e forse ricorderò; coinvolgimi e comprenderò".
inserito mercoledì 26/04/2017 ore 21:25 da Eleonora Caminada
Commento al metodo di studio. Sono concorde sulla riflessione che il metodo di studio non possa essere preconfezionato e sopratutto non possa essere rigido, anzi ritengo che la duttilità del metodo indichi quanto esso sia efficace. L'insegnante propone alcune strategie incomplete così che siano gli allievi a completarle a loro misura, dà la possibilità di sperimentarle e valutarle da parte di ognuno,creando anche dei momenti di riflessione comune così da creare un contenitore di strumenti dove ciascuno può mettere o prelevare. È un percorso che in questo ciclo ho sperimentato nelle varie annualità e ritengo che in classe quinta tutti abbiano un proprio metodo efficace e flessibile. Non sono d'accordo sul non usare questionari. Ritengo che siano importanti in quanto orientano e rinforzano le scelte individuali e a distanza di tempo li ripropongo, naturalmente cambiando alcune voci,cosi che ciascuno possa ripercorrere consapevolmente il proprio percorso per confermarlo o modificarlo.
inserito domenica 26/03/2017 ore 16:55 da Stefania Malagesi
Il metodo di studio... bel PROBLEMA! Quest'anno con i bambini di quinta ci stiamo lavorando! Mi spiego... ad esempio, è così fondamentale sapere tutto dei Romani? È vitale che sappiano tutto di tutte le regioni di Italia? Credo che lo studio della storia, della geografia ecc sia finalizzato non alla mera acquisizione di nozioni. Lo studio della storia " contribuisce a formare la coscienza storica dei cittadini e li motiva al senso di Responsabilità nei confronti del patrimonio e dei beni comuni" , la geografia " contribuisce a formare persone autonome e critiche responsabili nella gestione dell'ambiente" quindi la domanda è: come studiare! Credo che avere un pensiero critico, capire quello che si sta studiando sia fondamentale... ciò non significa che IMPARARE A MEMORIA sia conseguentemente male! Per quanto ci si possa lavorare in classe, dare dritte ai bambini su come sezionare, analizzare e capire un testo, ognuno deve trovare la strada più giusta e personale per studiare. In classe si può ragionare insieme, condividere opinioni ecc, per qualcuno va benissimo, per altri no, e se per alcuni casi come la bambina di cui parli nell'articolo, studiare a memoria permette di incrementare il successo scolastico e quindi eliminare la frustrazione, che ben venga IMPARARE A MEMORIA!!
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