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n 7 novembre 2010
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Articolo 'Quale "Sapere" rende liberi?'  >>>
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Quale "Sapere" rende liberi?
... come apprendere ed esercitare il pensiero democratico
di Presutti Serenella - Emergenza scuola
la filosofa statunitense M.Nussbaum
la filosofa statunitense M.Nussbaum
Dall'ultimo lavoro della filosofa statunitense Martha C.Nussbaum, Non per profitto, la rivista Internazionale ha riportato un articolo che ho trovato di forte interesse, ma soprattutto stimolante per una riflessione sulla costruzione delle competenze cosiddette di base, pertanto irrinunciabili .

"Sapere è Potere" (è il titolo dell'articolo pubblicato nel numero del 28 ottobre '10) mette al centro della dissertazione la sparizione degli studi umanistici dai sistemi di istruzione primaria, secondaria e universitaria.

La supposta scomparsa è avvenuta per effetto delle politiche di istruzione e scolastiche messe in atto dai governi dei Paesi occidentali (negli Stati Uniti come in Europa) preoccupati a trovare maggiori spinte per lo sviluppo economico e scientifico, come anche in Paesi dall'Economia emergente (l'India di Nehru, per esempio), attenti ad investire sulle scelte che meglio sembravano garantire un più rapido recupero del ritardo sullo sviluppo rispetto ai Paesi avanzati.

Sembra che le cose non stiano proprio così. Il pensiero scientifico si fonda sulla capacità di ricerca e sull'esercizio del problem solving, alla base della comprensione della complessità del mondo in cui viviamo, ma non garantisce la formazione di menti "libere", flessibili, capaci di quella empatia necessaria per capire l'altro, il diverso da noi, ed immaginare le soluzioni più diverse per migliori relazioni sociali.

Le scuole e le Università del mondo globale hanno un compito molto urgente ed importante, sostiene la Nussbaum, che consiste nell'aiutare gli studenti a vedersi come membri di una nazione eterogenea, a comprendere la storia ed il carattere dei diversi gruppi che la compongono.

Ma per diventare cittadini del mondo servono davvero gli studi umanistici?

Socrate affermava che "una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta", intendendo per ricerca l'atteggiamento critico verso la realtà, la capacità di porsi domande, l'esercizio del ragionamento.
Insomma la priorità del metodo sul contenuto, dei processi sui risultati.

Il metodo socratico è al centro della tradizione degli studi umanistici occidentali; lo studio delle materie letterarie e delle arti esercitano la capacità di ragionare in modo autonomo molto più di quello che riescono a stimolare gli studi economici. Le modalità di ragionamento socratico, di argomentazione e di comprensione non sono facilmente valutabili con test standardizzati e quindi di più difficile quantificazione.

Lo sviluppo economico ha bisogno di velocizzare i processi per il raggiungimento di risultati; gli studenti vengono valutati secondo sistemi misurabili e quantificabili per assicurarsi maggiori garanzie di investimento sul mercato globale.
Socrate e i suoi insegnamenti, come coltivare le liberal arts, può essere disfunzionale a questi obiettivi e molto più corrispondenti ad obiettivi di formazione di menti e coscienze autonome, non facilmente manovrabili; sono molti i governi (anche quelli dichiarati democratici) che abitualmente non amano i cittadini autonomi e non i
il metodo socratico
il metodo socratico
nfluenzati dagli obiettivi dei "Programmi comuni", orientati frequentemente al profitto piuttosto che alla realizzazione personale.

L'istruzione ai fini di lucro, finalizzata sostanzialmente alla crescita economica non garantisce però la stabilità, prerogativa necessaria generalmente per perseguire obiettivi di sviluppo; la stabilità delle istituzioni democratiche è al centro delle attenzioni dei cittadini con capacità di pensiero autonomo, che ricercano l'esercizio democratico e la difesa delle pluralità, coltivando relazioni umane soddisfacenti fondate sulla reciprocità e sullo scambio.

In realtà niente è più essenziale per la crescita economica degli studi umanistici.Perché?

1. I più grandi formatori d'azienda hanno capito da tempo che una buona capacità di immaginazione è il pilastro per una cultura degli affari;
2. L'innovazione richiede menti flessibili, aperte e creative;
3. Le lettere e le arti stimolano proprio queste facoltà; quando mancano la cultura aziendale perde i colpi.

Le tesi della Nussbaum sono interessanti, a mio avviso, non solo perché puntano a designare uno scenario accattivante dal punto di vista culturale, piuttosto perché sembrano essere coerentemente in continuità con i risultati degli studi degli ultimi 30anni sulle connessioni tra l'intelligenza emotiva e la strutturazione di relazioni soddisfacenti nelle comunità sociali.

E' necessaria la capacità di immaginare per poter intervenire in modo significativo sulla realtà; possedere le competenze di analisi degli elementi storici, economici, come le conoscenze delle arti e delle modalità di espressione delle civiltà forniscono la capacità di comprensione del cittadino globale, accogliente delle diversità e in grado di rielaborare e negoziare soluzioni per rendere possibili percorsi di integrazione e di convivenza civili.
Non sono queste le competenze base necessarie per il mondo globale?

Non è necessario scommettere sulla centralità delle competenze relazionali per dare stabilità e continuità ai sistemi democratici, fondati sui principi della convivenza civile, come accogliere e valorizzare le diversità, costruire percorsi di legalità che codifichino la condivisione di regole comuni?

Il mondo occidentale è attraversato da una profonda crisi economica-sociale; la progressiva regressione dei sistemi conosciuti, il rifiorire delle sacche di analfabetismo, di analfabetismi di ritorno che con la precarizzazione delle giovani leve, fanno si che viviamo in una realtà "ferma", statica per quanto riguarda la produzione di idee, e soprattutto di idee sul mondo.

Penso che dovremmo riflettere sui moniti suggeriti dal mondo della Ricerca, ritrovare la stretta connessione tra pensiero e azione, tra immaginazione e pratica quotidiana se siamo ancora convinti che la formazione del pensiero (ricordate apprendere ad apprendere?) e al ragionamento sia un obiettivo centrale dei Sistemi di Istruzione, se, in buona sostanza, ci interessa veramente formare cittadini "responsabili"

Serenella Presutti, psicopedagogista,
Dirigente scolastico 143° C.D. "Spinaceto" di Roma
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