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n.2 aprile 2010
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Quale obiettività è possibile?
La realtà dei fatti "quotidiani" tra interpretazione e punti di vista
di Presutti Serenella - Organizzazione Scolastica >>> Che cosa è ...
...le priorità dipendono da dove si guarda...
...le priorità dipendono da dove si guarda...
Vorrei condividere alcuni pensieri, come spesso cerco di fare, con i lettori di queste pagine su di un tema a me caro e molto pertinente al lavoro educativo e alla costruzione delle relazioni, non solo scolastiche: stabilire la "vera" realtà dei fatti, in particolare di quelli che generano o hanno generato conflitti e contendenti.

La scuola, luogo principe deputato all'incontro delle diversità, si pone al centro di processi di integrazione fondamentali per lo sviluppo e la crescita educativa e culturale di intere generazioni, se sa riconoscere il forte potenziale rappresentato dall'incontro di diversi sistemi di conoscenza, come dei diversi modelli culturali, accogliendo inevitabilmente anche i conflitti, espliciti e non, in essi contenuti.

I conflitti, ovvero i fatti vissuti all'origine degli stessi, si possono collocare a diversi "livelli" del sistema:

- all'Interno: tra studenti e studenti, tra studenti e docenti, tra studenti e dirigente, tra docenti e docenti, tra docenti e personale ATA, tra docenti e dirigente, tra Ata e dirigente, tra Ata e DSGA, tra dirigente e DSGA ...(naturalmente tutti i casi possono essere descritti all'inverso, generando altre molteplici tipologie conflittuali)

- all'Esterno: tra studenti e istituzioni esterne, tra docenti e famiglie, tra dirigente e famiglie, tra Ata e famiglie, tra OOCC e Istituzioni ...(naturalmente tutti i casi possono essere descritti all'inverso, generando altre molteplici tipologie conflittuali)

La molteplicità delle relazioni, interne ed esterne, osservabili nell'ambito scolastico aumentano anche le possibilità di genesi del conflitto...e la complessità della gestione di questo reticolo...

Non è ininfluente la situazione economico-sociale internazionale di questi ultimi anni di 1° decennio anni 2000, non favorevole a mio avviso per la crescita dell'accoglienza e solidarietà assunti a "clima" regolatore delle relazioni sia tra singoli che tra gruppi sociali, per comprendere le cause e per avanzare paradigmi di analisi; non basta però per giustificare il peggioramento della qualità degli scambi relazionali e comunicativi, considerati magari ineluttabili come fenomeno sociale.

Posso testimoniare dall'osservatorio del ruolo di Dirigente scolastico che svolgo nella Scuola, come dall'esperienza diretta, che sempre più mi trovo ad assistere, a raccogliere e a partecipare perché chiamata in causa, ad episodi di conflitto di crescente intensità; in particolare suscitano il mio interesse e preoccupazione i conflitti legati alla gestione degli Alunni "difficili", certificati e non ma comunque identificati come "portatori di problemi" a più voci.

La causa di conflitto più ricorrente trova il riconoscimento proprio nell'ammissione delle difficoltà:

"Non riusciamo a gestirlo (il bambino)..."
"Abbiamo provato di tutto ma lui/lei non cambia..."
"Gli altri bambini hanno paura...gli altri bambini sono stanchi e vogliono fare altro..."
"Le famiglie si lamentano perché siamo indietro con il programma..."
"Le famiglie hanno paura per l'incolumità dei loro figli..."
"Hanno parlato con i genitori, ma questi non ne vogliono sapere di cambiare!"

...e il riconoscimento delle difficoltà può dare inizio anche ad un processo di conoscenza- consapevolezza che deve essere governato, monitorato e ri-orientato verso il possibile cambiamento.

La letteratura di settore ci ha consegnato molti paradigmi per la "lettura" dei conflitti e anche modalità di gestione messe in atto attraverso strategie di "negoziazione", che possono rappresentare la modalità più evolut
...la misura dei fatti...
...la misura dei fatti...
a per trasformare il conflitto in crescita...
Allora tutto potrebbe risolversi con l'apprendimento di "tecniche di negoziazione"?!
Il bravo negoziatore garantisce una corretta negoziazione e la conseguente risoluzione del conflitto...
Sicuramente può essere un primo passo importante: identifichiamo il negoziatore in quattro mosse.

Primo: Super partes (uhmmm!)...
Secondo: competente(questo è più facile, soprattutto se identifichiamo la natura del conflitto)...
Terzo: chi gli riconosce il mandato (perché proprio a lui...)
Quarto: stabilire gli obiettivi..

Le scienze dell'organizzazione indicano modalità "scientifiche" di analisi e di intervento; le competenze negoziali sono vitali per la sopravvivenza delle stesse organizzazioni sociali, ma certamente tutti noi siamo consapevoli che per quanto riguarda i conflitti di gestione delle diversità non sono in gioco in via prioritaria solo le competenze cognitive, ma diventano più importanti quelle di tipo emotivo-affettivo; ma queste consapevolezze non possono essere assunte ad alibi per diagnosticare l'impossibilità di un intervento.
Piuttosto che interrogarsi su quale strategia si più vincente,sarebbe utile e più funzionale stabilire il limite, sia in termini di tempo (fino a quando?) che di spazio(fino a dove?) delle eventuali azioni.

Torniamo al negoziatore.

Quanto è possibile essere super- partes? Dipende molto dalla "posizione" occupata dall'eventuale negoziatore rispetto alla genesi e alla natura del conflitto.
Non diamo per scontato che tutti riconoscano l'importanza della sua "distanza" emotiva dai fatti, anzi in molte occasioni la non partecipazione effettiva potrebbe essere interpretata come elemento di inabilità a comprendere le sfaccettature della "realtà".
L'unica garanzia possibile può essere dettata dal "ruolo": più in alto nell'organigramma più in grado di dare garanzia di affidabilità. Il Dirigente scolastico sembra essere il soggetto più adeguato... ma la realtà non è così lineare...

"L'organizzazione che ambisce a promuovere l'efficacia dei propri processi negoziali interni, al fine di stimolare e diffondere responsabilità, coinvolgimento e crescita, dovrà assicurarsi che le conflittualità emergenti vengano prontamente ricondotte dalle parti alla tipologia del conflitto generativo...e argini la deriva verso conflitti di tipo emotivo." (D.Pietroni-R.Rumiati/ Negoziare/ 2004,RaffaelloCortinaEditore)

La "letteratura specialistica" sintetizza un modello di intervento che riconosce l'imprescindibilità della conoscenza dei contesti dove emergono i conflitti, per essere in grado di stabilire gli obiettivi e i tempi della negoziazione per la risoluzione dei problemi; le "buone prassi" educative ci orientano verso processi che siano in grado di integrare la dimensione cognitiva ed emotiva.

L'abilità maggiore, se di questo si può parlare, molto probabilmente si potrebbe ricondurre alla capacità di creare una possibilità di incontro "autentico" tra le persone, ognuno al "confine" delle proprie convinzioni, dei propri bisogni ed aspettative.

Non esiste la ricetta anti conflitto né naturalmente la formula magica per la soluzione; la professionalità necessaria per la gestione dei conflitti è da ravvedere nella capacità di un'organizzazione di riflettere su sé stessa, mettendo in gioco ognuno per la sua parte, nell'identificazione di responsabilità individuali e collettive, nella lungimiranza di una leadership che pazientemente costruisce i presupposti per la sua "diffusione".

Serenella Presutti-psicopedagogista - Dirigente scolastico 143° Circolo didattico "Spinaceto" di Roma
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