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n. 28 dicembre 2012
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QUALSIASI COSA E' MEGLIO DEL SILENZIO!
Un appuntamento mancato ... dalla scuola
di Paci Lucia Giovanna - Dedicato a te
"Zia, ti prego, tu che scrivi, che sai farlo e che puoi farlo, dà voce a me e ai miei compagni e facciamola circolare il più possibile!", mi ha chiesto domenica mattina, accorata e piangente, mia nipote, al telefono.

Laura, a cui sento il bisogno di dare un nome di fantasia, piangeva per G., una sua compagna di scuola quindicenne che, venerdì pomeriggio, senza un'apparente motivo si è suicidata, buttandosi giù da un terrazzamento del cimitero, dove era andata a cercare conforto, risposte o perfino a pregare sulla tomba del nonno.

Laura piangeva perché a sedici anni si è trovata di colpo di fronte alla morte e a una morte violenta, auto violenta, e perché quest' assurdità aveva colpito una sua amica, forse non tanto intima, ma "una come lei" e a lei vicina. Non erano nella stessa classe, ma nella stessa scuola, di una cittadina di provincia - non di una città come Roma -, dove tutti si conoscono e dove ognuno, come accade in provincia, è quasi sempre "figlio di". Laura era anche amica di G. su Facebook, come accade oggi tra i ragazzi, e la sua pagina d'un tratto è rimasta muta.

Laura piangeva, perché era l'unica cosa che le riusciva di fare, dopo che il dolore, l'incredulità, il senso di colpa nei confronti di una sofferenza che non aveva saputo capire, l'aveva resa afasica, incapace di articolare parole connesse. Laura piangeva, soprattutto, però, perché sabato mattina era stato un giorno assolutamente normale a scuola, nel nobile e glorioso Liceo, dove anche i miei genitori andarono più di sessant'anni fa, dove s'innamorarono e dove mi hanno più volte portato nel tempo quasi in pellegrinaggio, in memoria di un luogo sacro della loro adolescenza e della loro formazione di uomini.

Era andata a scuola col cuore gonfio di aspettativa, di poterlo alleggerire, tirando fuori finalmente le parole per fare domande, ascoltare risposte, provare a capire o anche solo a ricordare G., non farla sparire in un attimo dalla circolazione. Era sicura che quello fosse il luogo giusto per confrontarsi con altri dolori, altri sconcerti, altri bisogni come i suoi, perché era il luogo dove ogni giorno si era condivisa la vita con G., le esperienze, i momenti. Era certa che quella mattina sarebbero stati radunati in palestra e, dopo aver detto una preghiera tutti insieme, il preside e i professori avessero "affrontato la questione". Non le interessava tanto che le parole fossero così ragionate , perché era chiaro che ognuno potesse solo fare delle riflessioni a caldo, senza avere avuto il tempo di elaborarle e maturarle, ma le interessava che fosse dato il la, per fare uscire i sentimenti, i ragionamenti, le riflessioni.

E che inimmaginabile momento di scuola che forma alle "competenze per la vita", per parafrasare il professor Alfonso Molina, sarebbe stato spingere i ragazzi a ragionare sul mistero della morte o sulla solitudine interiore che spesso affligge gli esseri umani e che non viene oggi colmata dall'uso dei social network, che continuamente fanno essere in connessione senza realmente essere in comunicazione! Che ineguagliabile discorso sul bisogno di imparare l'inclusione, l'interazione tra individui, che si sarebbe potuto portare avanti, quanti altrettanto validi discorsi sarebbero potuti scaturire pure sulla necessità di riappropriarsi di valori e messaggi più religiosi e più cristiani, ancora più necessario affermare oggi rispetto a ieri...

Tutto avrebbe accettato Laura, tutto avrebbe accolto con favore e fiducia, tranne ... fare il compito in classe che era stato fissato ed essere pure sgridata dal prof., che le rimproverava la sua assenza.

PERCHE'la scuola ha perso una simile occasione, per essere incisiva e presente con gli studenti, che in quel momento erano solo ragazzi bisognosi?
PERCHE' non è stata pronta e capace di vincere il senso di colpa, facendo prevalere l'imbarazzo e l'inadeguatezza?
PERCHE' ha scelto il riserbo, che può essere una cifra umana, ma che non si addice a chi ha un ruolo così importante, anche istituzionalmente, nella formazione di giovani anime?

Che generazione di adulti vogliamo essere, genitori e docenti, se non ci mettiamo in discussione e proviamo a interrogarci sui nostri fallimenti con i nostri figli, con i nostri studenti e se non abbiamo il coraggio e l'onestà di farlo in un confronto con loro?

Qualunque cosa è meglio del silenzio.
Te lo devo, Laura, te lo devo, G!

Lucia Giovanna Paci, genitore, Roma
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 26/12/2012 ore 14:35 da aminta patrizia infantino
Grazie Lucia sapere come la pensi mi incoraggia. Io sono una di quelle insegnanti alla quale certe occasioni non sfuggono ma il pensiero 'capiranno le famiglie?' me lo pongo sempre. Grazie di cuore e ne faccio tesoro. Aminta Patrizia
inserito lunedì 24/12/2012 ore 09:57 da Serenella Presutti
Mi vergogno tanto quando la scuola perde le occasioni importanti per il confronto,per rielaborare...per educare insomma. cosa e' importante?...dare opportunita' di crescita, di pensare da soli o con gli altri? ....o "perdere "un'ora di lezione?....
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