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n.21 marzo 2012
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Quando Alice bussò alle porte del cielo
Oggi si muore per ... la fretta.
di Crasso Antonella - Dedicato a te
C'è una storia che voglio raccontare. Una storia accaduta qualche giorno fa, paradigma di questo tempo nel quale tutto corre veloce, nel quale tutto si consuma così, condensando le esistenze in attimi che bruciano rapidi e rapaci. Tutto è dilaniato dalla fretta: il tempo, il cibo, le emozioni, il pensiero, l'amore. E soprattutto la vita.

La storia di Alice mi ha fatto troppo male, e per fare scudo a questo dolore devo almeno trarre delle riflessioni da tutto questo, e condividerle.
Alice aveva solo 22 anni, una ragazza bella e piena di vita, profondamente impegnata nella sua parrocchia e in mille altre attività.
Era una educatrice. Si occupava delle giovani coccinelle del suo gruppo scout con un amore e un entusiasmo che erano anche gratitudine per ciò che lei stessa aveva ricevuto e voleva quindi ridonare; amata da tutti, era un vulcano di idee alla ricerca di giochi sempre nuovi per le "sue" bambine.
E giocando insegnava. A vivere, a stare insieme. A rispettare gli altri ed il mondo, ad essere felici, a godere di tanti piccoli preziosi momenti che l'esistenza ci offre.

Amava questo nostro mondo scombinato, Alice, e cercava di rispettarlo, nel suo piccolo. Andava in bicicletta, come qualche giorno fa, una splendida mattina di marzo nella quale però il suo tempo si è fermato ad un semaforo. Rosso. Perché un altro essere umano, fagocitato dagli impegni della giornata, passando con il rosso ha spento la sua luce. Chissà dove andava quella persona, e quante volte, per il resto della sua vita, ritornerà con un rimpianto ineludibile a quei momenti, a come sarebbe stato diverso se...

E allora mi viene da pensare che viviamo così, immersi in un tempo tiranno e veloce che inghiotte la capacità di soffermarsi a pensare, sospesi sulla soglia di attimi che possono decidere una vita.
Siamo derubati dal tempo, che ormai è più un nemico che un alleato. Una volta si diceva che il tempo cura tutto: oggi il tempo e la sua creatura più temibile, La Fretta, divorano le nostre giornate, frastornandoci nell'ansia di riuscire a fare tutto oggi, tutto subito, tutto in fretta. La Fretta è la compagna malevola e corrodente delle nostre azioni, e troppo spesso non tiene il passo con il pensiero cosciente e razionale, portandoci a compiere gesti che, in frazioni infitesimali di tempo, decidono destini.
Per La Fretta oggi si muore.

Anche questa oggi è una guerra, nella quale tutti sono vittime, anche chi resta: gli amici, i familiari, i colpevoli. Guidare una automobile oggi in fondo equivale ad avere in mano un'arma e si sa che se si maneggia un'arma, quale che sia, non è ammesso distrarsi. Per questo è agghiacciante pensare che questo può capitare a tutti, proprio compiendo quei gesti ormai entrati nella quotidianità tanto da risultare quasi automatici, come parlare al cellulare, truccarsi in macchina o chinarsi per infilare un CD. Gesti dei quali non si percepisce più la potenziale pericolosità.

Noi siamo insegnanti, educatori. Mi piacerebbe tanto che ai nostri ragazzi, figli loro malgrado senza colpa di una generazione che consuma ogni cosa nella velocità e nella fretta, insegnassimo anche a recuperare il senso del fermarsi un attimo. A pensare. A godere magari di quel raggio di sole che si riflette sul primo verde di primavera. Ad assaporare un cibo distinguendo l'armonia dei sapori, senza scaraventarlo giù per la gola, dove tutto si mescola, e tutto si annulla. Così "fast". Così assurdo. Che forse è ora di lasciarsi alle spalle il tempo dello "Zang tumb tumb" e della esaltazione della velocità di futurista memoria. L'elogio della Fretta.

Alice nel suo diario aveva scritto il suo inno d'amore per la vita: la sua scomparsa però è solo una delle ormai tante notizie simili. Appunto, non fa notizia. Per chi l'ha conosciuta però sarà bello ricordarla con le immagini che ci hanno lasciato i genitori, i quali, nei giorni disperati immediatamente successivi alla sua scomparsa, sono andati a cercare un po' di pace sulla cima di una montagna che lei amava tanto: e qui, per tutta la giornata, una farfalla gialla ha seguito ogni loro passo, misteriosamente, perché non è ancora tempo di farfalle.
Così, in un giorno di marzo, Alice ha bussato alla porta del cielo.
A noi resta in eredità lo sforzarci di essere responsabili di ogni nostra azione, di insegnare il rispetto delle regole, la consapevolezza degli altri, la gioia di fermarsi un attimo, fosse anche il tempo di un respiro.

Antonella Crasso, docente di sostegno, SMS E.Majorana - Roma
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