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n.34 giugno 2013
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Quando crisi significa opportunità
Riflessioni e considerazioni a voce alta
di Paci Lucia Giovanna - Orizzonte scuola
Fuori dal tema del mese, che prevedeva il consiglio di un libro, di un film, di una mostra, che potesse piacevolmente accompagnare l'estate di chi legge, ho un bisogno catartico, per me e per mia figlia, di dare testimonianza, per chi come noi si trovasse a vivere un'analoga esperienza.
Chiara è un campione molto rappresentativo dei ragazzi della nostra epoca: bella, intelligente, simpatica, spigliata, generosa di sé, con una grazia naturale e una spiccata sensibilità verso gli altri, in una parola dunque, ben dotata, ma con un'estrema insicurezza, poca autostima e conseguentemente poca voglia di mettersi in gioco, di superare i propri limiti, preferendo scelte più facili, meno impegnative.
Nella scuola, questo ha significato sperimentarsi in maniera negativa con il liceo classico, rivelatosi dopo il IV ginnasio, poco adatto alle sue impostazioni caratteriali, mentre più vicino a lei, anche come contenuti, visto il suo amore per le discipline come la psicologia o la pedagogia, il cosiddetto liceo della scienze umane, nuovo nome per l'ex magistrale.
Qui, una scuola distratta e poco motivante le ha permesso di dare al di sotto delle sue possibilità e ha assecondato un suo atteggiamento un po' immaturo di fronte allo studio, una leggerezza tutta adolescenziale, cha hanno fatto sì che per due anni si riportasse dei debiti da colmare durante l'estate, peraltro nell'odiata matematica, sempre considerata scoglio quasi insuperabile!
Quest'anno, il salto di qualità, auspicabile in una ragazza a posto, entrata peraltro nella maggiore età, non c'è stato da parte sua, nonostante la passione per la filosofia, traghettata da un brillante professore e per tutte le materie umanistiche, seguite con interesse e diligenza, seppure senza profondità e smalto e purtroppo l'atteggiamento di avversione cieca verso le materie scientifiche non è stato scalfito e non ha prodotto conversioni o inversioni di tendenza, al punto che a fine anno è arrivata, puntuale, netta e implacabile la bocciatura, non per quelle materie, da recuperare a settembre, ma per Chiara e tutto il suo anno scolastico!
Scrivere mi è necessario per mettere ordine nelle mie idee e anche una necessaria distanza , mantenendo un equilibrio di visione, riconoscendo a ciascuno le proprie responsabilità.

La prima e per lo più responsabile di quanto è accaduto è mia figlia, che quel salto di qualità non l'ha fatto, che è stata leggera e superficiale, che è ancora bambina, a dispetto dei suoi 18 anni, che non ha tirato fuori la grinta, che in altri contesti la contraddistingue, e la dignità, aggiungerei, per farcela là dove credeva fosse impossibile.

Siamo evidentemente responsabili noi come famiglia, ed io in testa, visto che sono la più presente e che col mio quotidiano fare, seguo, accompagno, motivo, rielaboro i passi del cammino dei miei figli, fiduciosa e rispettosa dei loro tempi e delle loro diversità, ma che risulta chiaro non sono stata con lei attenta e sollecita, che mi sono fidata troppo o che l' ho caricata di aspettative inadeguate . Quante volte, di fronte a reiterate bocciature di amici dei miei figli mi è venuto naturale chiedere: "ma la famiglia dov'era?". Di me, ho appena detto dov'ero e cosa facevo e, del resto, anche la semplice appartenenza agli autori di questa rivista mi connota come una che ha un certo pallino per la scuola e per una possibile scuola di qualità, che non sono parole al vento, ma qualcosa che cerco quotidianamente di far esistere nel mio piccolo, da genitore!

La responsabilità della scuola è rimasta per ultima, ma non è la meno importante! Mi rendo conto che si tratta di una scuola superiore, che non si fonda sull'obbligatorietà, ma anzi si sceglie e dunque si può permettere di dividere i suoi utenti in due categorie, tanto care al mondo della realtà : chi fa e chi non fa, con buona pace dei pedagogisti, di cui pure si circonda, visto pure l'indirizzo di studi. Da questo punto di vita, la scuola ha risposto efficacemente , dando la sua lezione inequivocabile, ma mia figlia testimonia il suo altrettanto inequivocabile fallimento. Non hanno saputo motivarla, né formarla, né recuperarla - e nemmeno hanno cercato un rapporto con noi famiglia - non le hanno offerto un leale, condiviso, universale metro di valutazione all'interno di un gruppo classe diversamente trattato, ma l'hanno liquidata con una telefonata a casa "a cose fatte", in cui ci è stata riconsegnata alla Ponzio Pilato, perché in qualche modo se ne occupasse la vita di farla crescere!

Ed è quello che accadrà! Dopo essermela presa comunque molto duramente con mia figlia, forte dell'allenamento a vedere il bicchiere mezzo pieno, considero quello che le è capitato una fortuna, un'opportunità per mettersi alla prova e crescere finalmente, ma al di fuori della scuola tradizionalmente concepita.
Sarà un anno duro, per lei, di recupero in una scuola apposita e di lavoro per potersela pagare e per poter crescere, imparando in un colpo solo il valore dello studio e quello del lavoro, cosa sia l'impegno e cosa la dignità.

E ce la farai Chiara, questo messaggio è per te e per tante tue simili, nella realtà del mondo, con accanto la tua famiglia, fuori da una scuola sbagliata, che hai avuto la sfortuna d'incontrare! E se, alla fine di questo anno, sarà lì che vorrai tornare, lo farai con le spalle forti e sicura del tuo valore, che è l'unica certezza su cui devi contare e allora quello lì sarà solo un luogo come tanti!

Lucia Giovanna Paci, genitore - Roma
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