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n.19 gennaio 2012
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Articolo 'Quando i conti non tornano'  >>>
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Quando i conti non tornano
Un alunno e la sua famiglia non capiscono la valutazione di un docente
di Paci Lucia Giovanna - Orizzonte scuola
Benedetta fa la prima media e il 20 dicembre scorso aveva già la sua prima pagella, che ha ricevuto con grande attesa ed emozione.
E' una bella pagella, che dimostra una spiccata e sicura predisposizione per le materie espressive, sia quelle di ambito artistico, sia quelle linguistiche, mentre testimonia una maggiore insicurezza per quelle scientifiche e più in generale orali.
E' verosimile e lei l'ha accolta con favore, a parte per la valutazione in italiano.
Di una cosa si è sempre sentita sicura, Benedetta, e il suo sentimento era una certezza oggettiva: se la cava piuttosto bene in italiano, prova ne sono stati i voti fioccati nel primo trimestre, specialmente nelle prove scritte - 7, 7 ½, 8 -
I conti in pagella, tuttavia, non le sono tornati e nemmeno a me!
Un deludente SEI svettava sugli altri voti e a distanza di venti giorni, al momento di tornare a scuola dopo la pausa natalizia, ancora la turba: "ma perché mi ha messo solo sei??", continua a ripetere.

Non sono uno di quei genitori iperprotettivi che vanno a fare battaglie inadeguate e sterili con i professori, sono al contrario attenta alla crescita dei miei figli, e non voglio risparmiarli, neanche quando questa è inevitabilmente faticosa o proprio dolorosa, ma tento piuttosto di accompagnarli nel loro cammino, fornendoli degli strumenti necessari, sapendo di essere forza tra tante altre, anzi in possibile sinergia con esse.
E' per questo che ho deciso di incontrare la professoressa di lettere: per capire i motivi della sua scelta e aiutare mia figlia nella medesima comprensione.
Purtroppo, non ci sono riuscita nei tempi di uscita della rivista e quindi lo farò quando questo numero sarà già on line, ma posso comunque fare delle considerazioni.

E' sempre difficile giudicare chicchessia, tanto più valutare dei ragazzi, imbrigliandoli in un voto.
Le insegnanti presenti alla riunione di redazione della rivista l'hanno più che confermato, confessando addirittura una sofferenza condizionante, in merito, perché spaccate tra la necessità di registrare con successo il percorso individuale, a volte quasi miracoloso, di un bambino e la rispondenza del suo livello di conoscenza acquisita alle attese della sua classe di appartenenza.
Nella scuola primaria, tuttavia - anzi in realtà non so bene se in tutte, ma in quella che Benedetta ha frequentato sicuramente- la scelta di affiancare all' insufficiente valutazione numerica, un più articolato ed esaustivo giudizio complessivo, dà la possibilità ad un insegnante di esprimere sia pure sommariamente qualche livello in più di osservazione e di tracciare un piccolo veloce grafico dei vari percorsi, fosse anche solo un flash, che può aiutare un genitore nella comprensione di cosa c'è dietro una certa valutazione. Almeno avessimo avuto questo a sostenere quel misero SEI!Sarebbe potuto venire fuori, magari, che mia figlia deve acquisire sicurezza nell'oralità, perché la sua incertezza, unita a una sua componente caratteriale, la frenano in una partecipazione più attiva e consapevole alle lezioni, cosa che potrebbe essere la chiave di una valutazione così contenuta, tanto per fare un esempio.

C'è pure peraltro, tra gli insegnanti, chi sostiene che, qualunque sia il livello delle prestazioni, è più giusto essere tirati e cauti nelle valutazioni del primo trimestre o quadrimestre che sia, per evitare che un ragazzo si adagi, compiaciuto dei suoi risultati e non sia incentivato a fare di più o meglio.
Io non sono d'accordo e lo dico, forte dell'esperienza di genitore.

Perché si abbia la motivazione a fare di più e meglio, bisogna prima trovare rispondenza in quello che si è fatto, bisogna essere gratificati dall'adeguata e meritoria accoglienza di una prestazione per la quale ci si è impegnati. Disse una volta un preside: "bisogna aiutare i ragazzi a capire che un voto negativo valuta solo quella singola prestazione e non è un giudizio su tutta la persona!", ma se nella votazione della pagella non si tiene conto delle prove più che soddisfacenti, per la necessità di essere prudenti, quella valutazione numerica sarà proprio solo un giudizio, peraltro assolutamente frammentario, sulla persona. E un ragazzo che si sente mal giudicato, frainteso, non gratificato non sarà incentivato a continuare a fare, ma penserà che valga la pena di lasciar perdere un lavoro invisibile.
"Che mi spreco a fare a prendere 7 o 8 se tanto poi mi deve liquidare con un 6?", pensa Benedetta.

Per fortuna, però, c'è anche chi ragiona diversamente.
Cercando invano la professoressa di italiano, ho per caso trovato quella di matematica. Benedetta s'impegna tanto in matematica, segue e studia e il suo lavoro si vede all'orale o alla lavagna, ma sola, davanti al foglio bianco, si perde e fallisce, non raggiungendo mai la sufficienza. L'insegnante, però, ha voluto dare importanza a tutto il suo lavoro con un sei, proprio perché non si demoralizzasse con una stroncatura, ma al contrario traesse forza dal continuare un lavoro che prima o poi non solo la porterà a riempire di più quel sei, ma perfino a superarlo, sulla scia della fiducia che le è stata accordata.
E lei, infatti, non sta in ansia, ma è ben disposta a lavorare con serenità.

Al colloquio con me, inoltre, col suo piglio vivace ma risoluto ed esperto, la professoressa mi ha detto: "facciamo un piano d'intervento per Benny, io da una parte, lei dall'altra e tra due settimane ci rivediamo e ci confrontiamo!". Io e lei allora possiamo lavorare su fronti diversi per aiutare Benny nel suo cammino verso la matematica, lei, l'insegnante, io, il genitore e ... Benny !
Che mia figlia sia Benny per noi di casa, per i suoi amici, pure per la prof. nel suo rapporto con lei è una cosa normale, ma che l'insegnante la chiami col diminutivo -che lei stessa le ha dato- con me, vuol dire così tanto che mi commuove! C'è un amore per i ragazzi in quel "Benny", un'apertura, un'accoglienza, una personalizzazione di rapporto, che, senza sfociare nei sentimentalismi o in contesti errati di rapporti materno filiali fuori luogo, sono la base per un'intesa proficua e costruttiva, che permetterà sicuramente a mia figlia di crescere come persona e come alunna.

Questo, del resto, già funziona perché l'altro giorno sentivo parlottare di scuola le amiche di Benny e le ho interrogate per capire di chi stessero parlando in maniera così affettuosa: "di Quinty", mi hanno risposto (Quintiliani è la loro super prof. di matematica...!).

In un "gioco delle valutazioni" che allora noi genitori potremmo fare dei docenti, (perché non averci pensato prima, sarebbe stato divertente farlo per questo numero!), io alla prof.Quinty dò un bel dieci, tondo e meritato, senza sconti!

Lucia Giovanna Paci, genitore, IV Municipio - Roma
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