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n. 31 marzo 2013
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Quando la passione scende in campo
Studenti e insegnanti partecipano insieme
di Rosci Manuela - Scuola & Tecnologia
I tre giorni alla RomeCup 2013 sono stati caratterizzati da tanti incontri, soprattutto studenti con i loro docenti, alcuni solo in veste di accompagnatori, altri veri coach che hanno affiancato e sostenuto, incoraggiato e valorizzato la passione degli alunni, per alcuni scoperta per caso, per altri coltivata nel tempo. Si respira aria di partecipazione, di condivisione. I professori condividono le ansie e le gioie dei loro studenti che sono lì, molti, per gareggiare e per mostrare ciò che hanno programmato.

Parlo con la professoressa Gloria Drei, viene da Genova con i suoi ragazzi dell'I.I.S. "Italo Calvino", lei insegna fisica.



Sono tutti un po' delusi perché sono arrivati tardi, quando la prima manche era già terminata. "Appena arrivati iniziava la seconda manche e le nostre squadre sono state inserite per prime: i ragazzi non hanno avuto il tempo di settare adeguatamente i sensori, risultato:  il punteggio dei robot basati su Arduino è stato deludente mentre i Lego hanno "performato" non al massimo ma ad un buon livello... Contrattando con l'arbitro sono riuscita "con riserva", ad ottenere la possibilità di recuperare la prima manche il secondo giorno, ma sono sorti altri problemi e i ragazzi non hanno avuto, di nuovo, il tempo di calibrare al meglio i robot, perché l'arbitro ha fatto recuperare la manche nelle attese tra la chiamata di una squadra e l'altra. I punteggi totali ottenuti (la somma delle tre manche) pertanto non ci hanno permesso di accedere alle "final four". I ragazzi naturalmente sono rimasti un po' delusi consapevoli che la possibilità di fare di più c'era! Complimenti comunque a tutti e speriamo meglio per il prossimo anno!!!" (quanto ha scritto poi la prof sul sito della scuola).

Le chiedo come è iniziata questa avventura con la robotica e mi dice che è stata la necessità di aumentare la motivazione negli alunni, di tenerli "dentro" la scuola che ha obbligato a ricercare qualcosa che fosse attraente, interessante.
Racconta che "l'istituto ha iniziato nell'anno scolastico  2007/08 ad occuparsi  di Robotica con l'aiuto e il sostegno della Scuola di Robotica di Genova  perché i nostri alunni durante il laboratorio delle materie  tecniche ( Elettronica, Sistemi, ..)  erano poco motivati a lavorare, era difficile coinvolgerli anche se stimolati a realizzare progetti importanti. Attualmente la scuola offre un laboratorio di robotica pomeridiano per tutti gli studenti interessati (sia del Liceo che del tecnico) con l'obiettivo di partecipare alle gare ( First Lego League, RomeCup e RoboCup JR); un corso curricolare di due ore alla settimana, realizzato nella classe terza di indirizzo Eletttronica e Elettrotecnica, articolazione Automazione, progettato in base alla quota di autonomia (scolastica) e flessibilità concessa dalla riforma; corsi di formazione pomeridiani di 15 ore circa su piattaforme nuove quali ad esempio Arduino, tenute da un esperto di Scuola di Robotica." La ringrazio e le chiedo di collaborare, di inviarmi una breve sintesi di quello che ha raccontato. Precisa come un orologio, arriva il suo contributo.
Quando incontro colleghi così mi sento orgogliosa di appartenere all'istituzione Scuola: passione, competenza, puntualità, capacità di mettersi in gioco ... senza tutto ciò, a chi vogliamo "insegnare"?

E' proprio questa l'aria che si respira: la scuola rappresentata dai docenti "che ci credono", che guardano oltre ciò che è dato e guardano verso i loro studenti, alla ricerca di stimoli che aumentino la loro motivazione a studiare, a stare "dentro" con la voglia di fare, di realizzare. Ho parlato con altri, mi dispiace non nominarli tutti, come i due colleghi che hanno accompagnato i ragazzi dell'istituto Fermi di Roma.



Quando chiedi ai ragazzi che cosa pensano dei loro prof, ti dicono che sono in gamba e senti che è vero, è autentico il rapporto che c'è tra loro. Ti confidano, gli studenti, che i prof non sono proprio tutti così (neppure i presidi!) però quando incontri quello giusto, allora tutto funziona meglio a scuola, anche la possibilità che il docente ti dia i soldi ("di tasca sua!") per realizzare il progetto di un cellulare ("lo abbiamo programmato in una notte!").

Tutti sono in grado di raccontarti, di farti partecipe del loro progetto. Di solito è il pomeriggio, dopo l'orario scolastico, che gli studenti si occupano di robotica, a volte anche fino alla sera tardi, soprattutto se devi preparare i robot per la competizione. Tanti i ragazzi, alcuni più organizzati, anche con le magliette tutte uguali (sono di Grosseto), e se le mettono per l'intervista, come a voler sottolineare quel senso di appartenenza, di gruppo, di cooperazione, che ho ben capito essere l'essenza del lavoro nella robotica: c'è bisogno di tutti e ognuno può avere competenze diverse ("io vengo dall'elettronica e quest'anno ci siamo messi insieme a lavorare!").

Poi incontro i ragazzi dell'ISS Pacinotti di Roma, sono del liceo tecnologico e lo sottolineano, come a dimostrare che è proprio una scelta la loro. Chiedo: ma come ti è nata questa passione? "Da sempre, direi. A sei anni ho progettato le luci per un piccolo albero di Natale e, da allora, ho sempre continuato, fino ad appassionarmi alle gare di robot." Come sta andando? "Non tanto bene, ho qualche problema!" Penso tra me che è assolutamente meglio che abbiano questi problemi piuttosto che altri!
Poi incontro un ragazzo veramente speciale, in tutti i sensi, sempre del Pacinotti. E' sul bordo della pista, in attesa del suo turno, in mano al suo robot. Sono curiosa e vorrei capire qualcosa di più. Gli chiedo una info, poi un'altra, poi attingo dalla sua esperienza: sa veramente tutto e me lo espone con una tale naturalezza che mi introduce dentro questo mondo con tanta facilità. Poi glielo chiedo: possiamo intervistarti? "Certo!" . Ma mi manderesti uno scritto in cui racconti come è nata la tua passione? "Certo!" ed è puntuale: "Salve a tutti io mi chiamo Alessandro Giocondi e ho 17 anni. Qualche anno fà ho scoperto la passione di costruire e programmare dei  robot della Lego. Questa passione  nasce grazie  alla scoperta dei miei vecchi professori della scuola media statale "C. Piva" del mio interesse per  le costruzioni Lego, che li ha portati ad acquistare un kit per la costruzione di un robot, coinvolgendomi nel progetto. Da lì è nata la mia passione, anche se mia madre, e non solo lei,  mi prende in giro perché alla mia età  gioco ancora con le costruzioni Lego e io le dico sempre "meglio stare in strada a drogarsi o stare a casa e fare il bravo ragazzo???".  Secondo me questa passione non dovrei averla solo io  ma dovrebbe essere trasmessa anche alle nuove generazioni come ad esempio i bambini o i ragazzi di scuole media, perché è un mondo di immaginazione enorme, ti fà aprire la mente e ti stimola e ti rende creativo. Spero che anche altri professori prenderanno queste iniziative per stimolare ed aiutare altri ragazzi."




Grazie, Alessandro, mi auguro proprio che in molti prendano in considerazione il tuo suggerimento. Grazie a tutti i ragazzi che ho incontrato , che hanno dato la loro testimonianza ma non siamo riusciti a metterli tutti. Alla prossima.

Queste sono solo alcune delle tappe di questo viaggio incredibile, un mondo scoperto solo da poco ma già mi appartiene perché racchiude in sé lo spirito in cui crediamo: se qualcuno sta sperimentando qualcosa che funziona vuol dire che è "possibile" e quindi anche altri possono ripeterlo e sperimentarlo. Semplice.

Buona robotica a tutti

Manuela Rosci
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