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n.46 ottobre 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Quando mettiamo insieme passione e competenza
La nostra Buona Scuola quotidiana
di Rosci Manuela - Editoriali
Gli occhi puntati sulla scuola: la Cenerentola delle Istituzioni all'attenzione dei media, di un Paese intero che scopre la Scuola improvvisamente indispensabile per sostenere lo sviluppo e aumentare il Pil. La Scuola entra tra i marchi fondamentali per promuovere il Made in Italy.
Un questionario 'per dire la tua' mette in evidenza che la Scuola è 'affare di tutti': tanti punti di vista differenti per dire cosa la Scuola è e come dovrebbe funzionare. Finalmente! - e potremmo accontentarci qui, ma proprio ora che se ne comincia a parlare (sembra) sul serio, NOI persone di scuola dobbiamo stare attenti più che mai affinché non ci venga spacciato per 'innovativo' quello che già facciamo e si scelgano strade apparentemente condivise, che mascherano al contrario soluzioni che potrebbero far TORNARE INDIETRO, se non proprio sulla linea della PARTENZA, STARE FERMI almeno un giro.

Noi de La Scuola Possibile abbiamo scelto di partecipare alla consultazione perché non si può criticare o semplicemente osservare da fuori e poi lamentarsi. Lo abbiamo fatto individualmente ma sappiamo che la forza di opinione di un gruppo è certamente 'più ascoltata', 'ha peso' nelle scelte politiche che il Governo farà.
La nostra idea di Scuola 'Possibile' l'abbiamo negli anni documentata con i nostri/i vostri articoli che hanno dato testimonianza della Scuola 'Vera', che esiste al di là degli scoop televisivi che inquadrano prevalentemente (sempre e soltanto!) la realtà degradata degli edifici o dell'operato criminoso di qualche docente che non è in grado di gestire il gruppo classe se non con punizioni corporali. Le stesse scene di maltrattamenti che abbiamo visto in alcune case di cura per disabili e case di riposo per anziani. Scene deplorevoli 'a prescindere' che non devono però veicolare l'attenzione del pubblico e suscitare generalizzazioni che sono ugualmente pericolose.

La proposta, quindi, è di PARTECIPARE INSIEME tutti coloro che già attuano una 'BUONA SCUOLA QUOTIDIANA' affinché si possa pretendere di guardare avanti sul serio, e non stare a parlare di qualcosa che già si fa ma conosciuto ai soli addetti 'interni' ai lavori. Abbiamo preparato una form per raccogliere riflessioni/testimonianze/ proposte possibili già ora e quelle che sono 'futuribili' (possibili in un prossimo futuro).

Dopo l'invito a partecipare insieme mi corre l'obbligo, tuttavia, di contribuire definendo dal mio punto di vista uno spaccato di scuola che già opera, che funziona bene, in linea con quanto indica la nostra normativa scolastica di cui, nel complesso non ci possiamo lagnare. Forse di qualche comportamento ancora non in linea ...

La Scuola è un'Istituzione che eroga un servizio (come quello sanitario) a carattere educativo/istruttivo/formativo ed ha la peculiarità di essere 'obbligatoria' per diversi anni: l'adulto che priva il figlio di questa obbligatorietà, anche solo in maniera parziale e senza una motivata giustificazione, va incontro a delle sanzioni, sebbene ancora troppo poco incisive per far desistere dall'evasione scolastica.
La risposta a questa 'obbligatorietà' deve avere necessariamente un connotato di alta qualità, erogata da professionisti (i docenti) che nel tempo hanno dovuto riconvertire la loro natura squisitamente 'trasmissiva' in competenza multifattoriale che li ha (ci ha) resi di fatto capaci di essere allo stesso tempo insegnanti, mentori, coach, facilitatori, formatori.

Nel frattempo anche il Sistema scolastico italiano ha subito delle profonde trasformazioni: pensiamo alla legge 517 del 1977 che di fatto 'ha rotto' con il passato, autorizzando una diversa gestione della storica classe (si potevano aprire le porte e lavorare per classi aperte!) e riconoscendo pari diritti a tutte le diversità (allora il clamore fu dato dal superamento delle classi differenziate in cui venivano indirizzati tutti coloro che non fossero ritenuti 'normali').
Negli ultimi anni - a distanza di quaranta anni circa- alla Scuola è stato riconosciuto un nuovo status: l'Autonomia scolastica (condizione per alcuni versi ancora un po' fumosa e controversa, come se il distacco dal cordone ombelicale del MIUR tenesse la Scuola effettivamente in una condizione di semi autonomia, una 'vigilata' a cui si dà il via libera con la mano destra e con la sinistra la si tiene per la giacca!) che di fatto dovrebbe risvegliare la Responsabilità individuale e collettiva di una scuola che sa ciò che va fatto, nelle situazioni positive e in quelle meno positive. Tra queste responsabilità, annovero per prima l'affermazione che il diritto allo studio per tutti e per ognuno non può limitarsi ad essere slogan elettorale o nei POF delle scuole, deve al contrario essere assunto come impegno istituzionale da parte di tutti i docenti e trovare una traduzione didattica e metodologica, oggi possibile perché sostenuta dalla visione di una Scuola inclusiva, che sa fare scelte per ogni alunno che considera nella sua unicità/originalità/differenza (di genere, di salute e di difficoltà, linguistica, religiosa, socioeconomica), senza per questo sfruttare o rinnegare quanto le compete e che va anche sotto la sigla di BES: Bisogni Educativi Speciali.
Va da sé che questa dicitura non può generare confusioni e dicotomie (chi sta dentro e chi sta fuori dalla sigla!) ma va interpretata come un'apertura di 'possibilità' che rende più ampio lo spettro d'azione del docente che di fatto è passato, in circa quaranta anni, dall'avere un gruppo classe 'in ordine', attento all'insegnante e alle sue parole da 'riprodurre fedelmente', con un potenziale 'standard' per poter accedere all'istruzione (altrimenti si era fuori), a governare uno o più gruppi di alunni che 'fanno un rumore di fondo' in classe, che parlano, che si esprimono, che sono 'portatori sani' di un sapere e un saper fare acquisito al di fuori della scuola, ma per questo non meno dignitoso e importante.
Un docente che sa gestire così tanto la propria disciplina che può tranquillamente tenere l'attenzione sul gruppo e sul singolo alunno che apprende e comprendere come questi apprende (stili di apprendimento) e in genere come funziona ogni alunno. Sarebbe tuttavia semplicistico pensare di dover solo comprendere: il lavoro più squisitamente educativo e formativo sta nel far rendere consapevole ognuno di loro di 'come funziona' (didattica metacognitiva), quale relazione ad esempio c'è tra un avvenimento che genera rabbia e l'espressione agita di quella rabbia che si manifesta con un comportamento aggressivo.

Così il docente diventa esperto delle 'specialità' che sono tanto più riconosciute e diversificate quanto è in grado di allontanarsi dal concetto statistico di alunno medio (equiparabile al famoso mezzo pollo a testa!), e si appropria di tutti gli strumenti che permettono non tanto di 'giudicare' quanto di registrare l'andamento del singolo alunno e della classe. La pianificazione del suo lavoro rende il docente un professionista che fa ricerca, che stabilisce dove vuole arrivare/condurre i suoi allievi (gli compete!), che programma e pianifica il percorso (gli compete!), che pone attenzione 'al viaggio' e non solo alla meta da raggiungere, sceglie il come e il che cosa proporre agli alunni per fare sperimentare loro 'il viaggio insieme' e diventare consapevoli co-protagonisti del percorso (gli compete!). Allora anche la valutazione diventa uno strumento di lavoro e non strumento di potere (io ti posso giudicare!): diventa il feedback naturale per alunno e docente sul percorso fatto insieme perché ogni cosa che avviene in classe è condizionata dal rapporto che si è generato in 'quella particolare classe', con quegli alunni e con quei docenti e tra di loro.

La valutazione come strumento di lavoro è il tassello che rende misurabile il percorso (quanto manca per arrivare dove abbiamo deciso di arrivare? Cosa devo/dobbiamo cambiare per arrivare meglio, con soddisfazione reciproca?), che permette di documentare le tappe intermedie, che indica eventuali cambiamenti di rotta, che analizza in dettaglio la risposta dell'alunno per arrivare poi, solo in un secondo momento, a tradurla in un 'sintetico voto' che indica appunto -a me docente, a te studente e a te genitore- non solo dove siamo arrivati ma in che maniera (un voto 10 mi posiziona ad un livello molto più adeguato del 5 o del 6; un voto 10 mi indica che l'obiettivo che stavamo perseguendo è stato raggiunto, il 5 mi indica che non è stato raggiunto).

La scuola che mettiamo in scena ogni mattina è quella oggi descritta nelle Indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione e -mi dispiace ammetterlo- la maggior parte dei Collegi docenti sta disattendendo al compito istituzionale per eccellenza, richiesto ad ogni professionista: la formazione e l'aggiornamento continuo per essere in linea con quanto è doveroso applicare o lo fa scegliendo soluzioni non del tutto adeguate ai reali bisogni formativi, accontentandosi di proposte 'trasmissive' e non formative.

La scuola è un viaggio che dura tanto tempo, e ogni tappa può essere breve o lunga, significativa o anonima, partecipata oppure ostacolata, riconosciuta o squalificata. Gli insegnanti che fanno una Buona Scuola quotidiana ne sono consapevoli e tengono lo sguardo su tutto il processo, a 360°.

Vi aspettiamo, partecipate con noi

Manuela Rosci


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