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n. 32 aprile 2013
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Quanta innovazione metto nel mio lavoro a scuola?
Spunti di riflessione per una Scuola Possibile
di Rosci Manuela - Editoriali
Se prefiguro la scuola come laboratorio di apprendimento, luogo in cui il fare insieme agli altri potenzia e determina ciò che saprò e ciò che diventerò, nel docente è insita la necessita e la possibilità di fare innovazione per generare lo sviluppo delle risorse umane, gli alunni e se stessi.

Significa che quello che accade nelle ore scolastiche apparentemente è una gestione di contenuti disciplinari, piuttosto si tratta di un'azione educativa continua che cerca di incidere sull'alunno che dovrebbe non solo apprendere ciò che propongo, ma anche apprendere ad apprendere in modo da sviluppare una autonomia di gestione della quantità di contenuti e strategie che sono oggi in nostro possesso. L'aspetto che tuttavia predomina il tempo scolastico è scandito dalle relazioni che stabilisco con tutti gli alunni, sia individualmente che come gruppo, e dallo scopo di esercitare su ognuno di loro una leva motivazionale che spinga ciascuno per sé e poi come gruppo ad attivare comportamenti apprezzabili, socialmente utili alla vita della classe, funzionali all'apprendimento, decorosi e dignitosi per la persona e per gli altri, certamente non pericolosi e neppure aggressivi.
Dunque quello che avviene all'interno delle aule scolastiche è qualcosa che in parte può essere pianificato ma che poi subirà l'influsso del momento, di quello che avverrà mentre io docente cercherò di portare a termine il mio lavoro.

Significa che il bagaglio esperienziale, quanto quello culturale e relazionale, non può essere considerato in nessun momento concluso, non potrà' mai essere "finito" ma sarà la piattaforma di partenza da cui lanciarsi alla scoperta del nuovo: nuove idee, nuove strategie, nuovi giochi, nuovi strumenti per raggiungere sempre lo stesso scopo, che ogni alunno apprenda che... l'apprendimento e' infinito e quello che oggi ancora non esiste forse e' già nella testa di qualcuno (forse proprio nella sua!). L'atto quindi di apprendere è una funzione basilare dell'essere umano, ne determina la sopravvivenza. Tanto più ogni persona ne è consapevole, tanto più diventa capace di attivarsi e promuovere il suo cambiamento/apprendimento.

Ora è chiaro che nel circuito attivato gioca sia il docente che l'alunno: non in un gioco lineare, in cui uno insegna e l'altro apprende, ma nella costruzione insieme di un contesto di apprendimento (la classe, la palestra, la biblioteca, la mensa, il cortile, i laboratori ...) in cui ognuno mette qualcosa.
Di solito si presuppone che gli alunni mettano la non conoscenza, l'esperienza esigua, la distraibilità, lo scarso interesse, l'impazienza, la riluttanza a riflettere, la noia, ma anche la curiosità, le domande, il loro punto di vista, quello che già sanno, le idee che si sono fatte e le spiegazioni che si sono date. Qual è allora la funzione del docente?

Di condurli e sostenerli via via - prima per mano e poi sempre più in autonomia- alla ricerca del significato della vita, alla lettura del passato con gli occhi di chi vive il presente e sogna il futuro, a porre domande e a declinare soluzioni, anche quelle impensabili, perché generare tante soluzioni permette di scegliere e valutare quella che è più attuabile.
Di selezionare i percorsi più idonei e accettare che questi siano smentiti e rettificati dalle esigenze diverse che maturano nel singolo e nel gruppo strada facendo.
Di trasmettere la passione per quello che si fa e la determinazione di andare fino in fondo, per raggiungere l'obiettivo.
Di insegnare ad immaginare prima ancora di realizzare, di riuscire a guardare con gli occhi della mente e del cuore quello che ancora non abbiamo realizzato.
Di anticipare gli impegni del mese e fare un bilancio finale insieme per capire quanto è stato fatto e quanto ancora c'è da fare.
Di realizzare prodotti, progetti, soluzioni che permettano di apprendere in maniera diversa, più attraente e meno noiosa... perché a nessuno piacciono le cose noiose.

Il docente innovatore allora è colui che non rincorre la moda ma crea lo stile personale, è colui/colei che non crea dal nulla (non faccio l'inventore!) ma utilizza l'esistente e lo trasforma adattando la proposta all'esigenza del suo gruppo: unica regola, infatti, è saper proporre qualcosa che sia appetibile, attraente e adeguato all'età/interesse/livello dei tuoi alunni.
L'innovatore non si sforza di trovare ogni volta un modo nuovo di presentare un argomento, ha un bisogno naturale di novità, di aggiornamento, di soddisfare la propria curiosità, di dare sfogo alla propria creatività: non sa fare altrimenti.

In questo senso i docenti che pensano e realizzano "la scuola possibile" sono tutti innovatori: svolgono una professione dinamica, superano i problemi e trovano soluzioni e quando le soluzioni non sono disponibili ... le inventano o le riadattano semplicemente, come Il Gioco di Storia di Simonetta Melchiorre.

Un lavoro creativo non può essere umiliato dalla routine, neppure da quella di chi sta accanto e frena. Anzi, mai come in questo momento abbiamo bisogno di dare risposta ad una domanda potente: come posso farlo?
Le soluzioni pensate possono solo aggiungere valore a ciò che già facciamo.

Quali orizzonti apre un modello di scuola così potente?

I nostri autori sono innovatori "dentro" e anche in questo numero condividono le loro esperienze e le loro soluzioni, in tutti i settori e con diversi approcci. La scuola possibile è quella in cui crediamo e possiamo realizzare perché ... è come noi la vediamo e come la vogliamo.

Manuela Rosci


La nostra paura più profonda
La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.

La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.

E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.

Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?
"
In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.

Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.

Non c'è nulla di illuminato

nello sminuire se stessi cosicché gli altri

non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,

come fanno i bambini.

Siamo nati per rendere manifesta

la gloria di Dio che è dentro di noi.

Non solo in alcuni di noi:

è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce

di risplendere, inconsapevolmente diamo

agli altri la possibilità di fare lo stesso.

E quando ci liberiamo dalle nostre paure,

la nostra presenza

automaticamente libera gli altri.

di Marianne Williamson

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