|
|
| Quanto è difficile valutare! |
| Il documento di valutazione "incontra" i genitori |
| di Padula Maria Cristina - Organizzazione Scolastica |
Care colleghe, quante volte vi è capitato di trovarvi a disagio nel compilare il documento di valutazione relativo ad un bambino che non ha raggiunto, dal punto di vista del rendimento, la sufficienza?
A me è capitato spesso.
Mi è accaduto anche durante l'anno scolastico in corso, senza qui segnalare le ulteriori difficoltà legate all'adozione della nuova tipologia di valutazione del rendimento, espressa in decimi.
La situazione che si è presentata è stata resa ulteriormente complicata
dall'atteggiamento dei genitori del bambino in questione, atteggiamento non collaborativo, anzi oppositivo nei confronti della scuola ritenuta unica responsabile delle difficoltà incontrate dal proprio figlio; ed ancora, dal fatto che il bambino ha spesso ricevuto dalla famiglia messaggi educativi del tutto contrastanti con quelli da noi proposti.
La scuola è, sicuramente, un'istituzione che persegue finalità formative ed
educative partecipando, a pieno titolo, al processo di crescita di ogni
singolo bambino e ne è, quindi, in parte direttamente responsabile, ma non in modo esclusivo. Se si dovesse però dare ragione ad un pensiero diffuso, che rispecchia anche quello dei genitori del nostro caso, la scuola dovrebbe "da sola" farsi carico esclusivamente della formazione dei bambini, attribuendosi un ruolo che in realtà le appartiene parzialmente.
Tornando a considerare il caso specifico nella sua totalità e di fronte al fatto che il bambino in questione non ha, ad oggi, conseguito risultati sufficienti dal punto di vista del rendimento, prima della consegna delle schede mi sono chiesta come poter affrontare al meglio la problematica cercando di non creare ragioni di contrasto con la famiglia.
Decisivo è stato il confronto con Manuela Rosci: grazie al suo suggerimento abbiamo adottato la decisione che si è rivelata, alla fine, risolutiva.
In perfetta sintonia con i colleghi del team, abbiamo deciso di valutare
l'alunno in modo realistico e rispondente ai risultati ottenuti, però con una
accortezza in più, quella di convocare i genitori per un colloquio individuale, prima della consegna della scheda.
Il colloquio è stato finalizzato allo scopo di comunicare e spiegare loro ciò
che avrebbero letto sulla scheda, ma soprattutto a confermare da parte nostra l'interesse ad aiutare il bambino a risolvere i suoi problemi. Abbiamo quindi cercato di individuare delle strategie comuni che comportassero il coinvolgimento del nucleo familiare, cercando di evitare contraddizioni nelle modalità di relazione educativa e di riconoscere il ruolo primario dei genitori nell'educazione del bambino.
I genitori hanno "abbassato l'ascia di guerra" e hanno colto perfettamente lo scopo del colloquio dichiarando la loro intenzione a collaborare.
Questo risultato, del tutto inaspettato se confrontato con gli atteggiamenti precedenti, mi ha confermato che questi genitori, nel caso specifico, avevano semplicemente necessità di essere ascoltati ed aiutati a comprendere e a risolvere il disagio del proprio figlio.
Ovviamente il documento di valutazione è stato spiegato anche al bambino, il quale ha accettato la valutazione fatta, dimostrando di aver apprezzato il nostro interessamento. Nei giorni successivi il colloquio, infatti, l'alunno ha mostrato maggiore motivazione ed interesse per le attività proposte in classe.
In questo caso possiamo dire di aver risposto pienamente alle esigenze dei
nostri interlocutori e all'esigenza di concretizzare il patto educativo tra scuola e famiglia..
Si può concludere dicendo che la scelta legata al coinvolgimento della famiglia nella vita scolastica del figlio -utilizzando la scheda di valutazione come pretesto per affrontare le difficoltà nel caso specifico- potrebbe anche essere adottata nella risoluzione di casi simili.
M. Cristina Padula Docente (incaricata annuale) 196° circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma
|
|
|