Torna nella homepage
 
n.34 giugno 2013
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:23 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Quello che il jazz può insegna... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Scuola & Tecnologia 2 Scuola & Tecnologia
Pagina Orizzonte scuola 3 Orizzonte scuola
Pagina Didattica Laboratoriale 4 Didattica Laboratoriale
Pagina Dalla redazione 5 Dalla redazione

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Quello che il jazz può insegnare
La possibilità di fare "jam session"
di Rosci Manuela - Editoriali
L'altra sera sono stata all'inaugurazione di una showroom all'interno di un capannone dove si lavora il marmo. Un ambiente ampio, illuminato dalle pareti bianche e dai fari strategicamente posizionati. Ai lati, oltre ad artistiche esposizioni di marmi, in tutte le forme, una mostra di quadri e uno spazio dedicato alle spose. In fondo le luci sono dirette sul un piccolo palco da cui proviene musica, musica jazz. Ad organizzare l'evento musicale Roberto che da tre anni propone "Jazz in cantina" e per l'occasione ha coinvolto altri gruppi musicali. Arriviamo proprio quando si sta per entrare nel vivo della serata, dopo un iniziale intrattenimento che si è concluso con l'aperitivo.

Roberto invita il primo gruppo a prepararsi e lancia a tutti i musicisti l'idea di chiudere la serata con una "jam session". Questa proposta mi cattura, naturalmente non come musicista (al massimo posso seguire un ritmo semplice con un tamburello!) ma come spettatore. Mi metto in ascolto e mi accorgo che non sono attenta solo alla musica, ciò che mi suscita interesse è quello che accade mentre suona un gruppo jazz.
Certamente energia -ma la trovi anche altrove!-, certamente complicità, certamente attenzione all'altro. Ecco, questo l'aspetto che mi ha colpito di più. Il musicista jazz pone attenzione all'altro, sa "aspettare" che l'altro abbia il suo momento di attenzione, gode della riuscita del collega musicista, rispetta il tempo che si prende per il suo assolo (o quasi). Non si sente in imbarazzo a stare sulla scena, in compagnia del suo strumento, e non suonare, partecipa lo stesso a ciò che sta avvenendo. Sono rimasta colpita proprio dall' interazione che avviene tra il singolo e il gruppo. Altre volte ho ascoltato e visto gruppi jazz ma l'altra sera quella esperienza mi ha riproposto, di rimbalzo, un'altra esperienza di gruppo, con i colleghi, a scuola.

Salutati alunni e famiglie, in questo periodo le scuole sono vissute solo da noi docenti, più o meno indaffarati nella compilazione degli aspetti più amministrativi (completare i registri, ad esempio!) e anche coinvolti in aspetti che "dovrebbero esaltare" la professionalità di ogni docente, la singola competenza al servizio di tutti.

Cerco su Wikipedia:
"Una jam session è una riunione (regolare o estemporanea) di musicisti che si ritrovano per una performance musicale senza aver nulla di preordinato, di solito improvvisando su griglie di accordi e temi conosciuti (standard). Il termine, che probabilmente deriva da "Jamu", una parola Youruba (Africa occidentale) che significa "insieme in concerto", è nato negli anni venti negli ambienti jazz, e si è poi diffuso anche nel rock.
Una jam session in genere non ha lo scopo di intrattenere il pubblico, ma è un ritrovo di musicisti che hanno così l'opportunità di provare nuovo materiale musicale e mettere alla prova la loro abilità di improvvisatori in confronto con altri strumentisti; a volte è semplicemente un ritrovo sociale.
Alle jam session possono partecipare musicisti di tutti i livelli e possono avvenire in locali privati o pubblici. ... Questi incontri spesso si trasformavano in vere e proprie competizioni fra virtuosi.
Le jam session sono un terreno fertile per l'incontro di musicisti, lo scambio di idee, e sono quindi l'occasione dove sono nate molte collaborazioni musicali."

Mi solletica il confronto con la scuola.
? " ..è una riunione (regolare o estemporanea) di musicisti che si ritrovano per una performance musicale senza aver nulla di preordinato, di solito improvvisando su griglie di accordi e temi conosciuti (standard)."

Di riunioni siamo sufficientemente esperti, sia di quelle regolari (es. le programmazioni, i consigli di classe ... ) che di quelle estemporanee (una sola riunione per dipartimenti a giugno), noi docenti/musicisti che ci ritroviamo per una performance/ESITO della RIUNIONE spesso senza aver nulla di preordinato: si entra in riunione a volte con idee poco chiare circa l'azione da fare e il materiale occorrente (se questo stato, poi, è vissuto da tutto il gruppo di venti persone .... possiamo proprio dire che non c'è nulla di preordinato!), a volte/di solito improvvisando su tabelle di programmazioni e/o schemi di curriculi verticali (le nostre griglie di accordi) e su temi conosciuti (le nostre conoscenze "standard", quelle che di base dobbiamo possedere).

? Una jam session in genere non ha lo scopo di intrattenere il pubblico, ma è un ritrovo di musicisti che hanno così l'opportunità di provare nuovo materiale musicale e mettere alla prova la loro abilità di improvvisatori in confronto con altri strumentisti; a volte è semplicemente un ritrovo sociale.

Le riunioni a scuola in genere non hanno lo scopo di intrattenerci (neppure quello di far perdere tempo!) ma è il ritrovo/impegno professionale di docenti che hanno l'opportunità di provare/conoscere nuovo materiale psicopedagogico, oltre che squisitamente disciplinare, e mettere alla prova la nostra abilità di improvvisatori nel confronto con altri colleghi. Questa credo sia la maggiore differenza/criticità tra il mondo jazz e quello della scuola perché la categoria docente è spesso "ambigua" circa le IMPROVVISAZIONI: si programma tutto (e tutto deve essere scritto e codificato) a garanzia che l'intervento a scuola non sia disorganizzato, incompleto o addirittura inadeguato, per poi dar vita a tante improvvisazioni quante sono le esigenze reali all'interno della classe, che nascono appunto "improvvisamente" e che richiedono prontezza nell'accedere a tutto il bagaglio che hai a disposizione, trovando sul momento anche soluzioni "creative".

? Alle jam session possono partecipare musicisti di tutti i livelli e possono avvenire in locali privati o pubblici. ... Questi incontri spesso si trasformavano in vere e proprie competizioni fra virtuosi.

Più difficile lasciarsi andare a improvvisazioni con i colleghi, SUONARE INSIEME e mettere ognuno la propria esperienza/professionalità. Nelle riunioni (che a volte possono diventare solo ... ritrovo sociale) spesso "suonano" poche persone, i più rimangono ai margini, non esprimono la vocazione personale, neppure il proprio punto di vista (sono d'accordo con quello che dice lei!) e sfuma la possibilità di far diventare gli incontri delle vere, interessanti, produttive, esaltanti ... JAM SESSION. Spesso si trasformano solo in spazi di competizione, quella sterile, che mette uno contro l'altro armato, il più delle volte in difesa del proprio punto di vista/idea/si fa così!
Anche i docenti si riuniscono in luoghi privati (le case, di solito) per completare lavori o programmare insieme: di solito è un discreto indicatore di disponibilità "a suonare insieme" ai colleghi.

? Le jam session sono un terreno fertile per l'incontro di musicisti, lo scambio di idee, e sono quindi l'occasione dove sono nate molte collaborazioni musicali.

Le jam session "scolastiche" che conosco sono quelle che ti scegli, partecipando ad un corso o a un convegno, dove la realtà dei partecipanti in qualche modo ha delle affinità con la tua esigenza di crescere, di imparare dall'altro, dove possono nascere delle collaborazioni, dove è un piacere ascoltare e partecipare del successo dell'altro perché il successo dell'altro non toglie nulla a te, c'è spazio e tempo per ognuno che voglia suonare bene, che si impegna a farlo con responsabilità (ne va del successo di tutti) e per il piacere di farlo, per se stesso e per gli altri.
Ho avuto la fortuna di sperimentare molte jam session che mi hanno arricchito, professionalmente e come persona: tra queste suonare con gli autori de Lascuolapossibile è sempre un piacere, un onore, un successo. Le improvvisazioni sono continue e giocate ormai da anni, con autori "vecchi" e con quelli approdati più recentemente, e ogni volta il risultato dipende dalla passione che ognuno di noi mette e dalla voglia di sperimentare che continuiamo ad avere. Non suoneremo jazz ma sappiamo improvvisare jam session anche a distanza.

Consiglio prima della pausa estiva: promettete a voi stessi di evitare tutti coloro che non se la sentono di improvvisare con voi/condividere la vostra professionalità, con loro non farete mai ....performance di successo!

Buona estate a tutti, ci vediamo a settembre

Manuela Rosci
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional