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n.23 maggio 2012
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Articolo 'Quello che non ho'  >>>
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Quello che non ho
Riflessioni su un ciclo che sta per concludersi
di Ansuini Cristina - Dedicato a te



Non amo molto fare bilanci, mi mettono sempre un po' di tristezza, mi fanno avvertire un senso di perdita per qualcosa che invece dà e continuerà a dare tanto.
Ma la trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano "Quello che (non) ho", un programma di parole e sulle parole - che non sarei stata capace di immaginare neanche nei miei sogni più rosei! - mi dà la possibilità di raccontare nel modo che mi è più proprio cosa significano cinque anni di lavoro con un manipolo di imberbi creature.

Per prima voglio mettere la parola che ho inviato al sito di Quello che (non) ho e cioè storia. È una parola che amo molto perchè con lei comincia e si evolve tutto, per tutte le sue sfaccettature e che dà un po' un senso a queste brevi riflessioni. Per storia intendo non solo quella con la S maiuscola che tanto mi appassiona, ma anche quella del racconto, della fiaba da ascoltare, della barzelletta che fa ridere, degli articoli da leggere, dell'evento da commentare, della trama di un libro.
Subito dopo mi viene in mente entusiasmo: questi anni sono stati sempre e comunque all'insegna della "voglia di fare insieme", del mettersi in gioco anche nelle avventure più spericolate, dell'affrontare le difficoltà con un sorriso, con la forza di una battuta, con la luce scherzosa negli occhi.

Un'altra parola chiave è stata curiosità, una ricerca continua di soluzioni originali e condivise piuttosto che di risposte preconfezionate ha segnato i nostri percorsi linguistici, le nostre indagini storiche, i nostri racconti "a più mani", i nostri attacchi d'arte, l'organizzazione delle nostre uscite didattiche, l'assemblaggio dei cartelloni...
Comunicazione è l'altra parola irrinunciabile ed ecco apparire i circle time, i racconti delle vacanze, la cassetta della "posta interna", la corrispondenza quinquennale con la nostra classe gemella di Bologna, gli esercizi di stile alla Queneau, la preparazione di lezioni per i genitori, gli spettacoli di Natale, i circoli letterari, i laboratori di scrittura creativa, lo scambio di poesie, le rassegne-stampa del lunedì mattina sulla domenica calcistica.

The last but not the least metto impegno, in tutte le possibili sfumature che questa parola può avere: dal cooperative learning allo studio di argomenti nuovi e complessi, dall'accoglienza di bambini nuovi e speciali all'informazione su fatti ed eventi particolari all'approfondimento di tematiche complesse, difficili da affrontare anche per noi adulti, come lo studio che abbiamo fatto ultimamente sul ventennale delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, aiutandoci con il libro di Luigi Garlando "Per questo mi chiamo Giovanni".

Rispettando lo stile Fazio-Saviano, mi piace concludere con un tipico decalogo "quello che ho/quello che non ho":

quello che ho è una grande soddisfazione per il lavoro fatto
quello che non ho è il rimpianto di non aver "finito il programma"
quello che ho è la voglia di continuare a tessere rapporti
quello che non ho è tagliare i ponti col passato
quello che ho è un serbatoio infinito di emozioni e affetti
quello che non ho è un briciolo di rancore
quello che ho è il mio "essere" maestra
quello che non ho è "fare" la maestra
quello che ho sono gli occhi pieni di belle immagini a colori
quello che non ho è la nostalgia
quello che ho è la voglia di ricominciare


Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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