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n. 66 ottobre 2016
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Radio Freccia Azzurra arriva nelle scuole
Intervista a Matteo Frasca
di Riccardi Barbara - L'intervista
Inizio comunicando e sottolineando la mia arci felicità provata nel conoscere Matteo Frasca e sentirlo parlare del suo metodo di didattica attraverso l'utilizzo della radio, è stato come rimodulare i suoni che finora avevano prodotto solo distorsioni fatti di lagne e lamentele lungo il corso della giornata, per le mancanze e le necessità attorno al mondo scuola.
Con Matteo invece è stato come entrare in sintonia con un'accordatura più congeniale alle mie stesse sonorità briose, la stessa modulazione di frequenza.

1.Come nasce il Progetto di "Radio Freccia Azzurra" e a quali principi si ispira?
Radio Freccia Azzurra è stata chiamata così dai bambini, che si sono ispirati all'omonimo racconto di Gianni Rodari, immaginando la loro radio come un treno che arriva nelle case e nelle orecchie di chi ascolta. Si tratta di un progetto pilota e sperimentale che unisce la didattica alle grammatiche fantastiche rodariane, dentro l'idea di apprendimento cooperativo ispirato al metodo naturale di Celestin Freinet, praticato in Italia da Mario Lodi, dalle insegnanti e maestri del MCE e da molte e diversificate realtà di scuole possibili.
E' una sperimentazione che ha visto la luce grazie alla collaborazione tra insegnanti, bambini e associazioni, all'interno di una periferia di Roma: Montecucco, la collina sopra il Trullo, presso la scuola primaria Giorgio Perlasca, a partire da una classe quarta.
Siamo partiti dall'idea che ci si appropria della conoscenza nel momento che vi è desiderio di comunicare quel che si è appreso. Bambine e bambini hanno voglia di comunicare quello che sanno, se hanno possibilità di produrre direttamente cultura. Se si ha voglia di comunicare si parla e si scrive meglio, perché si è motivati, perché ci si immedesima in chi ci ascolta, perché lo si può fare in piccoli gruppi, aiutandosi a vicenda; ci si sforza di più, si è disposti a faticare anche, con l' aiuto dei propri pari e degli insegnanti. Qualsiasi conoscenza, qualsiasi disciplina curriculare, dalla narrativa, alla storia, dalla matematica alle scienze, all'educazione civica alla musica, può tramutarsi in un format radiofonico, ideato, scritto, condotto dalle bambine e dai bambini, che nella preparazione hanno la possibilità di viaggiare all'interno di vari generi letterari che hanno fatto grande la radio, come la forma intervista, il reportage, il radiodramma, le lezioni di musica, il racconto di canzoni passati e recenti, gli almanacchi, la lettura ad alta voce di grandi classici, i canti epici e il racconto dei miti, l'audiodocumentario, etc.
Col tempo il programma curriculare viene a coincidere con un palinsesto radiofonico in onda nel web. Un' esperienza elettrizzante per tutta la comunità educante, ossia per i bambini artefici della loro radio, per le insegnanti e i maestri, per le famiglie, e anche per chi ha voglia di ascoltare attraverso questo antico e e nuovo strumento, la voce dell'infanzia che si autorappresentare che impara a comunicare le idee di mondo di cui si fa portavoce. Tale progetto continua e si sta diffondendo anche attraverso i primi corsi di formazione dedicati alla radioscuola. Ne siamo felici. Ma siamo appena all' inizio.


2. I tuoi interessi, le tue esperienze e il tuo fare ricerca: su cosa si basano?
I miei interessi nel campo educativo e culturale insieme sono maturati in quasi venti anni di educazione attiva, grazie alla formazione all'interno dei CEMEA, del Centro Nascita Montessori e all' idea trasversale di ricerca/azione presente in tante realtà e movimenti di resistenze pedagogiche "alte" di cui il nostro Paese è disseminato. Lo è stato in passato, ma lo è ancora adesso. Devo molto anche ad una formazione universitaria di qualità, che mi ha dato la possibilità di frequentare ed entrare in contatto con pedagogisti che hanno rivoluzionato la pedagogia in Italia quali Aldo Visalberghi, Maria Cordacosta e soprattutto Nicola Siciliani De Cumis, con cui ho trovato grande affinità in termini culturali e nel modo di intendere la ricerca in ambito accademico.
La mia peculiare ricerca/azione verte sulle analisi e la raccolta di narrazioni bambine che hanno attraversato e continuano ad attraversare i luoghi e la Storia. Un altro aspetto dell'indagine, più recente, è la creazione di sperimentazioni didattiche nuove, sempre in costante collaborazione con le insegnanti, in stretto contatto con la grammatica della fantasia di Gianni Rodari. Infine, per quanto riguarda la prima infanzia mi interessa proporre percorsi al confine tra musica e narrazione, sia direttamente alle scuole, che in percorsi di formazione rivolti ad insegnanti, educatrici ed educatori, musicisti ed operatori culturali.


3. La musica come espressione nel fare didattica: quanto è importante come tua scelta, quanto è importante per dare "voce" ai bambini?
Credo che la musica sia essenziale in tutte le conoscenze e debba esserci sempre, a partire dalla scuola dell' infanzia ma anche in tutta la scuola primaria e secondaria. Se allarghiamo i tanti concetti e gli agiti musicali, oltre il mero studio di uno strumento, oltre la storia della musica o la rigida conoscenza del pentagramma, ci accorgiamo che tutta la realtà è permeata dal sonoro, dal ritmo, da melodie e armonie che si intrecciano e danno profondità man mano che chi addentriamo nelle strutture che sostengono il mondo. La musica, come la narrazione, la matematica o la scienza sono trasversali a tutti gli ambiti curriculari. Nella fascia 0-6 il ritmo, il filostroccare aiuta a memorizzare le storie, a produrle e a comunicarle. Così come nell' apprendimento di molti concetti matematici, la musica ne facilità il senso e scioglie molti ostacoli. Mi è capitato sia con i piccoli della scuola dell' infanzia che con classi di terza, quarta, quinta, di ripercorrere la storia del mondo, dalla nascita della terra fino alla comparsa dell' uomo, solo attraverso la produzione sonora scaturita dalla voce, dal corpo e dagli oggetti. Ne è nata una geologia e una prima geografia "fantastica" a misura degli immaginari cari ai bambini. In questo modo -come afferma Edgar Morin - dovremmo imparare a creare insieme una scuola che educhi davvero alla comprensione umana e alla comprensione del mondo, rispettando e alimentando il desiderio di immaginare.

4.Il tuo rapporto con i bambini: da quali principi filosofici prende spunto e quanto c'è di "tuo"?
Parlavo prima della ricerca - azione, della possibilità di inventare sempre mondi nuovi incontrando i bambini. Nel rapporto che ho con loro, ogni anno, anche se mi capita di incontrare gli stessi gruppi o le stesse classi, mi piace costruire con loro materiale nuovo, diverso. Sono curioso dei loro suggerimenti, del loro essere stufi di qualcosa, dei loro lamenti come dei loro entusiasmi che accendono nuove possibili ricerche condivise e piste di lavoro. Mi appassiona ascoltarli. Mi diverte tanto. E se io mi diverto, a loro capita altrettanto. Se poi riesco a coinvolgere le insegnanti in questo divertimento condiviso, è ancora più interessante il mio lavoro e il senso che ne consegue. Essere educatori significa anche farsi condurre, prendersi per mano e andare, con passo incerto e mai interrotto, verso qualcosa da scoprire insieme.

5. Come la scuola accetta le tue proposte e come vede Radio Freccia Azzurra?
Come ho già detto, l' incontro con alcune insegnanti, ha reso possibile la nascita di Radio Freccia Azzurra. Questa équipe si è potuta formare perché le maestre già agivano un modello di scuola non basato sullo studio dal libro o sulle schede da riempire. Col tempo però un po' per il passaparola dei bambini tra le classi, un po' per la curiosità che si è accesa nelle insegnanti, Radio Freccia Azzurra ha rotto un muro all'interno della scuola e da quest' anno tutte le classi saranno coinvolte nel progetto. Questo è il più grande risultato. Inoltre il tutoraggio dei grandi del secondo ciclo che hanno affiancato la prima classe, ha potuto coinvolgere anche i più piccoli nel processo della radioscuola. Speriamo presto di coinvolgere le classi prime delle medie, in modo che i famosi progetti di continuità tra un ciclo all'altro, negli Istituti comprensivi, siano sviluppi naturali di processi e non solo feste di accoglienza dei primi giorni di scuola.

6. Perché dovremmo leggere il tuo saggio "Il Colosseo? Lo stanno costruendo", da cosa si differenzia rispetto agli altri?
Forse il ribaltamento di prospettiva che vi è al suo interno. In questo saggio, l' indagine storica e culturale viene condotta attraverso tutte quelle narrazioni, scritte, orali, grafiche che bambine e bambini hanno depositato nel tempo e che insieme compongono uno speciale almanacco che racconta della città di Roma dal punto di vista dell' infanzia, dal Fascismo fino alla nascita della Città delle bambine e dei bambini, nel 2001. Nonostante il corpus piuttosto denso, la lettura scorre piacevole e leggera dentro storie e racconti che parlano di famiglia, scuola, lavoro, periferie, gioco, sogni e tempo libero, aspirazioni e drammi sociali. Ma sono le bambine e i bambini che ce ne parlano, fin dagli Anni 30. Sarebbe ingiusto non ricordare che una ricerca del genere deve molto al saggio di Egle Becchi "I bambini nella storia".

7. Idee da proporre per poter contaminare con il tuo metodo e la tua Radio?
Grazie al bellissimo documentario fuoriClasse, prodotto da Zalab e RaiCinema, abbiamo ottenuto una certa visibilità che ha alimentato curiosità rispetto al nostro progetto di apprendimento cooperativo. Stiamo realizzando un audiodocumentario per Tresoldi di Radio Tre, siamo stati al Festival Aperture di Padova, al Macerata School Festival, sono apparsi articoli in diverse testate e l' 8 ottobre avremo l' opportunità di presentare Radio Freccia Azzurra alla Casa delle Arti e del Gioco fondata da Mario Lodi, a Drizzona. Inoltre attraverso una nuovissima piattaforma editoriale, Ideafelix, sarà possibile tramite l' acquisto di un romanzo, finanziare i laboratori dell' anno 2016/2017, a partire da fine novembre. Si stanno attivando diversi progetti di formazione approvate dal MIUR e insieme a tutto questo, abbiamo fatto la tua preziosa conoscenza. Non male come inizio e possibilità di irradiarci.

Matteo e la sua Radio Freccia Azzurra + l'esempio di didattica innovativa fatta di creatività, progettualità di intenti nel mettere in campo tutte le opportunità e potenzialità del mezzo "radio" per far consolidare le abilità e le competenze dei ragazzi. Un'esperienze come questa rimarrà per sempre impressa nel cassetto dei ricordi dei bambine e dei bambini e li accompagnerà verso nuovi traguardi.

Barbara Riccardi, docente I.C. Padre Semeria - Roma, Counselor della Gestalt Psicosociale e Giornalista pubblicista
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