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n.58 dicembre 2015
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RAV e Certificazione di competenze
Rivalutare la valutazione
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
È un periodo frenetico, come ci ripetiamo noi di scuola che ci possiamo capire, pieno di novità e di adempimenti.
Last but not the least il RAV, che si concretizza con il piano di miglioramento della scuola e la scheda per la certificazione delle competenze, che gli insegnanti devono saper preparare per i propri alunni, alla fine del percorso della primaria e della secondaria di primo grado.

Le nuove indicazioni, che sembravano sepolte nei libricini lasciati negli scatoloni, dopo aver covato a lungo nella cenere, ora stanno esplodendo nel loro splendore, come un'araba fenice.

Comunque, come al solito quando ci sono novità, ci sono dentro!!!
La sfida è cercare di coglierne il valore trasformativo - innovativo senza correre il rischio di appesantire e immobilizzare, capirne la direzione e nello stesso tempo indirizzare in una via utile e percorribile, mantenere lucidità, nella corsa burocratica, per dare significato e valore a quello che facciamo.
Incidere poco alla volta ma in profondità per evitare di confezionare un bel pacco senza cambiare la sostanza.

Nei gruppi che si stanno incontrando, formalmente e informalmente, e anche da scontri che si verificano lungo il percorso, nascono le idee ed emerge un pò di chiarezza.

Quello che stiamo cercando di fare, siamo in parecchi nella nostra scuola e nei gruppi di lavoro che frequento, è prenderci l'occasione di un' autoriflessione.

Non solo sulla SCUOLA come istituzione ma soprattutto su NOI STESSI che lavoriamo insieme ogni giorno, gomito a gomito, ma con pochissimo tempo per parlarci e confrontarci.
Molto fruttuosi anche incontri importanti, con gente che di scuola ne ha macinata tanta, come l'ispettore Cerini, a San Cleto, per il progetto in rete sulla "costruzione di strumenti per la valutazione delle competenze".
Ci sono persone che ti fanno crescere anche in un solo incontro!

Due i piani di valutazione che si intersecano quindi in questa fase.
Quella che la scuola fa di se stessa, con il RAV, e quella che gli insegnanti fanno dei propri alunni nella certificazione delle competenze.
Due sistemi molto complessi da inserire in livelli di comparazione.
Due "soggetti" difficili da misurare in quanto PERSONE fisiche e sociali.
L'inquadramento prevede range molto ampi, considera una pluralità di item, che tentano di abbracciare la persona a tutto tondo, considerandola nei suoi molteplici aspetti.
-"bellissimi" tutti questi termini inglesi che donano un'aria un pò sofisticata e onirica!-

In entrambe le situazioni il fine dovrebbe essere quello di individuare una MAPPA che orienti il soggetto stesso a proseguire il suo cammino: il piano di miglioramento per la scuola e il consiglio orientativo per l'alunno.
In entrambe si cerca di coniugare e di mettere in relazione aspetti quantitativi e qualitativi.
Il RAV con la sua connotazione di "narrazione, argomentazione è capacità di collegare idee, fatti, evidenze" della scuola.
La scheda di certificazione delle competenze tende a tracciare il profilo di un alunno tenendo le discipline e i risultati raggiunti in uno sfondo, per far risaltare attitudini individuali.

Cosa può emergere da queste articolate e difficili operazioni?
Intanto si enucleano e si allontanano sempre più tra loro i concetti di misurazione e valutazione: separarle ci aiuta a non confonderle e impropriamente sovrapporle, laddove la prima prende in considerazione uno o più aspetti circoscritti e la seconda un ambito globale-olistico. Il grande sforzo di coniugare "numeri" con "rubriche", modalità così diverse tra loro, apre ampi spazi di rispettiva parzialità.
Ancora più perde senso la pretesa di una oggettività della valutazione, tanto ricercata fino ad ora dagli insegnanti, e a volte posta a baluardo di posizioni immutabili: il concetto stesso di oggettività si disperde nella complessità del sistema persona cominciando a prendere i connotati di una meta irraggiungibile e vana. Inutile.
È auspicabile che si faccia largo la chiarezza, anche nella scuola o a partire da essa, che ogni dato, anche quello più standardizzato e accertato nella sua purezza, ha senso solo se relativizzato.
Per essere compreso e fruibile, ogni numero deve essere accompagnato da termini di comparazione evidenti e significativi. Anche un insieme di dati può dare origini ad azioni solo se letto insieme ad una storia, se contestualizzato in una situzione.
È una delle contestazioni che faccio quando si paragonano la scuola italiana e le nostre classi a quelle di altre nazioni europee, dove non c'è l'inclusione. È come mettere su uno stesso piano un mare e un lago!
Si impone con forza una prospettiva valutativa tutta da creare, che ricorre sia nell'ambito della valutazione della scuola che nell'ambito della certificazione delle competenze: l'autovalutazione.
Una pratica originale e occasionale che può diventare il perno portante di tutto il sistema.
Una parola sempre più presente che deve certo riempirsi di esperienza e significato.
Essa ha come attore principale il docente, sia nella sua funzione di esperto, al punto di promuoverla nei suoi alunni, sia come valutatore della propria efficacia e orientamento delle proprie azioni.

"La valutazione è una mossa riflessiva", come ci ha detto l'ispettore Cerini riportando l'affermazione di Egle Becchi.

di Patrizia Ruggiero
Docente di sostegno, IC Belforte del Chienti - Roma
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