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n.61 marzo 2016
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Relazioni inclusive nell'epoca della complessità
La società del terzo millenio
di Laporta Antonia - Orizzonte scuola
Nelle società del terzo millennio, connotate sempre più dalla tecnologia, dalla velocità e dalla frammentazione relazionale, emergono aspetti connotativi della stessa che presentano delle notevoli poliedricità.

Sempre più, sin dalla più tenera età, bambini ed adulti moderni imparano le tecniche della sofisticazione relazionale: così per gran parte del giorno i contatti fra le persone sono demandati ai social network che connettono le persone in tempo reale, ma allontanano dall'autenticità del contatto.


Può un like, un post, un sms sostituire la qualità umana insita in uno sguardo, in una carezza, in un abbraccio, in un vero incontro?
I piccoli, in particolare, sono esposti a questo auto sabotaggio relazionale sin dai 9 mesi di età da genitori certamente inconsapevoli e soprattutto indaffarati.
Così i bambini stanno diventando sempre più parte della generazione ormai nota come Generazione Touch.
Recenti ricerche hanno scoperto che i bambini avvezzi all'uso di smartphone e tablet possono precocemente sviluppare ritardi nel linguaggio e nelle relazioni sociali.
L'allarme arriva da autorevoli fonti accademiche.
I ricercatori del Cohen Children's Medical Center di New York, guidati dalla Prof Ruth Milanaik, ha condotto uno studio su 63 coppie di genitori i cui figli hanno avuto contatto sin dagli 11 mesi di età per almeno 15 minuti al giorno e per un massimo di 4 ore.

Le attività proposte ai bambini erano:
- vedere show educativi 30% del campione
- usare app educative 26%
- giocare a caso con lo schermo 28%
- fare giochi non educativi 14%

Lo studio ha evidenziato che dai test cognitivi non emerge alcuna differenza fra il gruppo esposto a queste sollecitazioni e l'altro; anzi, nei piccoli che giocavano a caso o con app non educative, si è evidenziato un ritardo nello sviluppo del linguaggio.
Altri studi sostengono però che l'utilizzo di queste apparecchiature, invece, sviluppi il linguaggio ma non l'attenzione.
Certamente la tecnologia non può sostituirsi al contatto diretto con i figli che è sempre la miglior fonte di apprendimento.

Anche in Gran Bretagna gli insegnanti segnalano che i bimbi della scuola dell'infanzia usano adeguatamente il tablet, ma non hanno le abilità cognitive per manipolare le costruzioni, oltre ad avere difficoltà nelle relazioni con gli adulti ed i compagni.
Anche uno smodato uso di computer e Tv può essere problematico.
Secondo studi condotti a Melbourne, in Australia, e pubblicati sulla rivista pediatrica Jama, il loro uso continuativo induce comportamenti sedentari, aumento dell'aggressività, oltre a nuocere al sano funzionamento della struttura familiare.
Gli esperti, dunque, non hanno dubbi: parlare con mamma e papà e manipolare giocattoli tradizionali sono le basi per una crescita armoniosa e sana dei bambini, strumenti insostituibili per sviluppare l'intelligenza e le capacità motorie dei bambini.
Naturalmente, non bisogna demonizzare le tecnologie, ma si possono usare a piccole dosi questi strumenti così potenti di cui oggi disponiamo, dunque, anche in maniera positiva e costruttiva.
Le tecnologie, infatti, di per sé non sono né buone né cattive, in quanto a farne la differenza è l'uso che se ne fa.
Allora, mi permetto un monito ai genitori di oggi: favorite relazioni inclusive (e con questo intendo anche delle tecnologie), passate più tempo con i vostri figli, giocate con loro, ascoltateli, abbracciateli: tutti ne troveranno giovamento.

di Antonia Laporta
Docente scuola primaria Largo Oriani, Roma, Psicologa-Psicoterapeuta della Gestalt psicosociale e Formatrice
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