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n.21 marzo 2012
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Resoconto di una bella esperienza con un gruppo di ricerca-azione
Il Laboratorio di Sviluppo Professionale dei Docenti che lavorano sui DSA nella scuola primaria
di D'Agosta Luciana - Orizzonte scuola
"Il termine giapponese "educazione" può essere scritto anche con gli ideogrammi "crescere insieme".
I bambini sono una meraviglia della natura e le loro vite risplendono radiose.
La loro vivacità è fonte di energia per gli adulti.

Dove risuonano le voci allegre dei bambini, là scaturiscono speranza, pace e gioia di vivere".

(tratto da: "La mappa della felicità" di Daisaku Ikeda, filosofo buddista, ed. Esperia 2011)



I temi trattati in questo laboratorio nascono dalla rilevazione dell'aumento - in questi ultimi anni - delle segnalazioni di bambini con problemi nell'acquisizione della lettura e della scrittura, e della difficoltà che si incontra nel fare una corretta diagnosi di disturbo specifico piuttosto che di ritardo, rallentamento o difficoltà di apprendimento. La facilità con cui talvolta si definisce "dislessico" un bambino o, al contrario, non lo si riconosce come tale, porta a confusioni nelle famiglie e negli insegnanti e, a volte, ad interventi sbagliati.

In particolare, si è voluto dare risposta ad alcuni interrogativi che spesso contribuiscono ad aumentare la confusione piuttosto che facilitare la comunicazione e la collaborazione tra le persone che si prendono cura dei bambini:

 Quali sono i Disturbi Specifici di Apprendimento?
 Quali sono i "segnali" che ci devono mettere in allarme?
 Quali comportamenti dell'insegnante possono aiutare un bambino con DSA?
 Quali richieste sono assolutamente da evitare?
 Cosa si può "inserire" nel quotidiano lavoro in classe che possa aiutare un bambino con DSA?
 È possibile già dalla scuola materna individuare bambini "a rischio" e, soprattutto, ci sono giochi che possono aiutare/facilitare i successivi apprendimenti della lettura e della scrittura?
 C'è un metodo d'insegnamento della letto-scrittura da preferire rispetto ad altri?

Si è voluto poi, sollecitare curiosità e interesse verso altre domande che, a volte, ci si sente "timidi" a fare:

 Ma "chi è" un DSA? cosa prova, come passa la giornata, a cosa pensa, con chi gioca...
 Cosa fa lo "specialista" col DSA, chiuso nel suo studio professionale?
 Gli insegnanti possono collaborare col logopedista, portare "dentro" la scuola modalità di lavoro, attività specifiche, utili per tutti e non solo per i DSA?
 Di cosa ha bisogno un DSA: di essere compreso, aiutato, corretto.......?  Come si crea una rete capace di non far precipitare un DSA nel baratro della sofferenza?
 Qual è il metodo più efficace per il trattamento di questa problematica?

Per rispondere a queste domande sono state usate le conoscenze del conduttore e le esperienze e difficoltà dei partecipanti nel progettare il lavoro quotidiano, oltre che prendere confidenza con le indicazioni contenute nelle linee guida della legge 170 e del "Consensus Conference" per poter, possibilmente, realizzare cambiamenti soddisfacenti nel lavoro quotidiano con i bambini.
Nella parte pratica del laboratorio, è stata fatta una presentazione di "come" legge un dislessico, le difficoltà che incontra nella decodifica e i sentimenti di inadeguatezza che, purtroppo, spesso lo accompagnano. In un successivo incontro sono stati illustrati alcuni dei giochi che si possano fare, sin dalla scuola materna, per sviluppare le abilità fonologiche - fondamentali nel processo di apprendimento strumentale del codice scritto - e suggerite alcune semplici accortezze che potrebbero facilitare ai bambini l'apprendimento della parte esecutiva della scrittura: impugnatura della penna, verso delle lettere, progressione nella presentazione dei caratteri ecc.

Infine, è stata fatta un'esperienza collettiva di GIOCO LINGUISTICO in cui, attraverso una simulata, si è finto di essere una classe di alunni che avesse il tutor del laboratorio per maestra. Attraverso questa esperienza si è preso confidenza con alcuni strumenti operativi con lo scopo di verificare se nelle classi dei partecipanti fosse possibile trovare un momento quotidiano da dedicare ai "giochi linguistici", così come proposto da esperti e tecnici dell'apprendimento.

Hanno fatto parte del gruppo anche due giovani "amici invisibili" di cui ho riportato l'esperienza:
- Ugo, un bambino di 7 anni, segnalato come dislessico e "scoperto" come portatore di un ritardo di apprendimento,
- e Luca, un ragazzetto che ora ha 13 anni e mezzo, diagnosticato all'ingresso alla scuola elementare e che, passato nell'inferno del DSA, ne è uscito, un pò malconcio ma vivo, allegro, desideroso di vivere grazie.... alle sue insegnanti di classe! Non solo grazie a loro, ma - come dice Luca - soprattutto grazie a loro.

Nella convinzione che il futuro è nella collaborazione e nella condivisione di esperienze e soluzioni (riflessione personale del tutor), obiettivo finale di questi 5 incontri era che tutti sapessero rispondere alla seguente semplice domanda:

? Quanti DSA ho aiutato senza neanche saperlo? Quante "buone" cose faccio "istintivamente", guidata/o dalla mia esperienza, dalla passione, dalla conoscenza, dalla curiosità, dal coraggio, dalla paura, dall'insicurezza ....? Quanto ben essere creo senza esserne consapevole?

Negli ultimi anni tanti passi avanti sono stati fatti per aiutare, tutelare, individuare precocemente i bambini e i ragazzi con questa specificità. In questo contesto sono stati offerti materiali ed esperienze col fine di rendere i partecipanti liberi di formarsi la propria idea sull'argomento e su come affrontare la battaglia per vincere l'emarginazione e la "non-conoscenza" che spesso accompagnano questa problematica.
Infine, pur sapendo che le risposte ai temi proposti esistono già, dette e ridette da personaggi ben più autorevoli di noi in materia, siamo altresì consapevoli che saranno tanto più VERE quanto più saranno frutto del nostro vissuto: in questo modo si potranno utilizzare per costruire altre domande, dare ulteriori risposte, costruire conoscenza.

Sono convinta che solo facendo insieme vinceremo questa battaglia, contribuendo ciascuno con la sua specificità e professionalità, scambiandoci indicazioni, errori, successi, idee, esperimenti.
Il mio augurio e la mia proposta è di rimanere un gruppo di ricerca-azione "sperimentalmente attivo" e darci fin d'ora appuntamento al prossimo corso I CARE per approfondire cos'è e come si interviene sulla discalculia!

Luciana D'Agosta, logopedista - Roma


(Esperta, tutor d'aula e su piattaforma e-learning nel corso di formazione "Valutare la qualità dell'integrazione scolastica. I CARE 3 organizzato dalla rete del IV e V Municipio di Roma in collaborazione con Sysform- promozione di sistemi formativi. In questo numero, altri articoli sullo stesso corso: di Patrizia Ruggiero (altra esperta/tutor) e Roberto Nucera (corsista)).
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