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n.38 dicembre 2013
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Resta 'ribelle'... il neo eletto Segretario del PD Matteo Renzi
Intervista al delegato alla Scuola Davide Faraone
di Riccardi Barbara - L'intervista
11:15 "Il meglio deve ancora venire" è lo slogan del videoclip di apertura dell'Assemblea Nazionale del Pd
11:12 La battuta:"Non c'è da perdere nemmeno un minuto"
12:05 Sottofondo musicale la canzone dei Negrita - "Resta ribelle" e un filmato in ricordo di Nelson Mandela
12:54 Si parla di "La cultura, non da salvare, ma da "produrre", "innovare", "sperimentare".
16:33 Conclude così l'Assemblea nazionale del Pd di domenica 15 dicembre il nuovo Segretario Matteo Renzi: "In settimana andrò nella Terra Fuochi con il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando".

Tra i membri della sua squadra chi è il volto nuovo per il welfare e la Scuola?
Il delegato Davide Faraone, nato a Palermo il 19 luglio del 1975. È papà di Sara che ha 11 anni. Dal 9 dicembre è il responsabile nazionale di Welfare e Scuola del Partito Democratico.
A marzo del 2013 è in lista per la Camera dei deputati. Appena eletto sceglie la Commissione Lavoro, per occuparsi in prima persona dei diritti dei più deboli. Sin da piccolo il papà Rosario, da Dirigente della Cgil siciliana, lo portava con sé alle riunioni sindacali ed è vivendo quell'ambiente che è venuto a contatto con i problemi del mondo del lavoro.
È componente della Commissione Antimafia. Si occupa dei problemi della casa, di scuole a rischio e di lotta alla mafia, percorso condiviso con il fratello Gianluca, oggi presidente della Coop "Placido Rizzotto" di Libera che gestisce beni confiscati alla criminalità organizzata.
Dal 2009 ha ricoperto l'incarico di capogruppo del Pd al Comune di Palermo. Nel 2008, diventa Deputato Regionale nelle file del Partito Democratico e ha istruito la Consulta degli immigrati.
Gli scrivo per sapere direttamente da lui, cosa e come pensa/pensano di portare la Scuola verso il cambiamento.

Quale sarà il programma indirizzato alla Scuola sul quale puntante?
Come già preannunciato da Matteo Renzi, con i nostri e le nostre assessore alla scuola, organizzeremo una grande campagna di ascolto sulla scuola in ogni città per sentire dalla loro voce i problemi e le urgenze di chi la scuola la vive. Negli anni i problemi della scuola italiana sono aumentati e sono diventati più complessi. Per superarli, per risolverli è necessario partire dal basso ascoltando i docenti, i genitori e gli studenti. Presto girerò l'Italia per raccogliere la loro voce: questa è la nostra prossima tappa. C'è una cosa importante che mi dicono e che io condivido in pieno, da padre e da cittadino: pensiamo soprattutto agli studenti e alle studentesse. Ai primi delle classi, alle eccellenze, certo, ma soprattutto agli ultimi, per destino o per inefficienze strutturali, e tra gli ultimi comprendo anche i bambini diversamente abili. Purtroppo, ancora oggi la scuola italiana è il luogo delle "impari" opportunità. Le responsabilità sono soprattutto sistemiche, oltre che individuali, e dunque politiche, nazionali e locali. Compito nostro, della politica, sarà dunque colmare i divari di offerta, formativa e strutturale, come premessa per colmare i divari scolastici. Quindi l'obiettivo è restituire alla scuola la sua funzione di volano per il successo personale dei bambini e delle bambine, non della loro sconfitta per destino, a tutti. E lo ripeto: io penserò soprattutto a loro. Prima i bambini e le bambine, gli studenti e le studentesse, poi tutto il resto. Ma per far questo dobbiamo ridare ai docenti fiducia. Ritrovare nei docenti e nei maestri e nelle maestre i nostri migliori alleati nel cammino del cambiamento non nel guardare indietro, è indispensabile e imprescindibile. Bisogna scrivere la parola futuro non coi mezzi tecnologici, ma con la fiducia nel futuro: che comporta la capacità di mettersi in discussione, di aiutare i docenti a sperimentare nuove metodologie. La scuola deve essere al passo coi tempi. L'innovazione di metodi, gestione, didattica deve divenire la norma della scuola, non la paura della scuola, su questo deve confrontarsi l'autonomia scolastica, non sulle pastoie burocratico amministrative. Perché la dobbiamo legare al miglioramento e alla fiducia in un esercito di docenti da rimotivare. La scuola bacino dell'innovazione e del cambiamento nel segno dello studio, della fiducia e della collaborazione con ciò che ruota intorno: famiglia, territorio, associazionismo, lavoro, innovazione, cultura. Innovazione vuol dire anche desiderare l'asilo per tutti i bambini d'Italia, anche quelli nati da genitori stranieri, anche quelli disabili. Tutti i bambini sono speciali e hanno bisogni speciali, lo sanno i genitori, lo sa la scuola, deve capirlo la politica
.

L'obiettivo puntato sulla figura docente, cosa e come cambia?
Domanda da un milione di dollari. E' un mondo su cui anche nell'opinione pubblica vigono mille contraddizioni, come se ci fosse un cortocircuito comunicativo. Da un lato la vulgata del docente fannullone dall'altra il racconto del docente eroe. Conosco docenti che rimangono a scuola a lavorare dalle 8 alle 18 e sento alcuni di loro lamentarsi di qualche collega che non è così "presente". D'altro canto, di fronte uno stipendio così basso e a una motivazione assente e a un riconoscimento del merito pari a zero, se mi metto nei loro panni, non lo so chi mi sembra più "ligio" alle regole. Forse quello che alle sue 18 ore di lezione svolte si alza e se ne va: è il suo contratto e tale contratto lo legittima. Ma non è nemmeno così perché anche il meno ligio è presente ai consigli di classe, ai ricevimenti con genitori sempre più polemici e avvocati dei figli, alle visite guidate svolte gratis, agli scrutini e via dicendo.C'è un lavoro sommerso non riconosciuto e non regolato nel quale si annida di tutto: non è possibile che ci siano docenti con doppie lauree e dottorati presi dopo la loro assunzione e come forma di auto qualificazione professionale e che nessuno riconosce. Allora torniamo al mio pallino fisso: quanto della ricerca delle vere cause dell'immobilismo, quanta parte hanno avuto apparati burocratici e amministrativi, contrattazioni sindacali al ribasso e politica nell'immobilismo e nella dequalificazione del ruolo dei docenti? Sono loro per primi, i docenti, che chiedono che nel loro contratto si regolarizzi nero su bianco tutto il lavoro che svolgono e quello che alcuni, pochi, non svolgono. Forse che le resistenze sono causate dalla volontà di doverli pagare così poco? Altra cosa che mi chiedono sempre: possibile che un docente non abbia un tempo e uno spazio previsto nel contratto per lo studio e l'autoaggiornamento e che quelli, tanti, che lo fanno debbano farlo a proprie spese? Se vogliamo innovare didattica e metodi è inevitabile che dobbiamo prevedere per i docenti tempi e spazi per sperimentare e studiare. E allora nomino lo spauracchio di tutti i sindacati e di tutti i governi: il nuovo contratto della classe più numerosa del comparto pubblico. Penso che ci voglia più coraggio a scrivere quello piuttosto che la legge elettorale. Serve a tutti comprendere che un nuovo percorso selettivo e formativo dei docenti è necessario. Sono sommerso in questi giorni da interrogativi giustificati di coloro che hanno frequentato i TFA, da quelli ammessi ai Pas, dagli specializzati alle Ssis ...e non so quanti altri acronimi e sigle per significare una sola cosa: il caos selettivo su cui destra e sinistra abbiamo lucrato per ottenere consenso facile. A chi dobbiamo dire grazie? A noi politici? Alle classi dirigenti accademiche? Agli apparati amministrativi? O, ancora, ai sindacati? Beh...a chi giova? Gli studenti meritano altro, meritano coraggio e cambiamento nel dire che si deve fare ciò che serve a loro; non al consenso della politica, non alle pratiche malate e non alle sacche di resistenza conservativa deteriori, quelle che non salvaguardano le cose buone ma impediscono i miglioramenti. I ragazzi oggi si ritrovano una classe docente sfinita prima ancora di iniziare, si ritrovano docenti dalle mille provenienze e metodi. E allora: una seria regia unica di formazione, selezione e aggiornamento secondo me è indispensabile, non per dire ai docenti come insegnare ma per ridare strumenti comuni, supporto e riconoscimento. Le cose che ho appena detto sono mastodontiche speranze, ma almeno indicano delle direzioni. Poi, se i passi saranno piccoli o grandi, dipende dalle forze dei governi, ma è il metodo che deve cambiare, l'ho detto ad altri: cooperazione, condivisione e competenza, nel segno però dell'innovazione e dei bisogni degli studenti e delle studentesse, non delle corporazioni. Io credo profondamente che se lo spirito è questo, docenti, genitori, intellettuali, esperti dei sistemi d'istruzione e il Paese tutto saranno alleati. Purché, lo ripeto, gli interessi da difendere siano quelli dei ragazzi, della loro istruzione e non quelli di una di queste parti o delle ragionerie dello Stato.

Grazie allora, è tutto chiaro e pronto per la messa a fuoco del suo sguardo attento, puntato a salvaguardia del pianeta ecosostenibile Scuola.
Si ricordi che noi attendiamo con fiducia e fiduciosi continuiamo il nostro lavoro Possibile... e intanto...
riascoltiamo Luciano Ligabue... "il meglio deve ancora venire"



Barbara Riccardi, docente IC Via Frignani, Spinaceto - Roma
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