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n. 87 novembre 2018
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Oggi è il giorno:17 Dicembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Ri-cominciamo da loro'  >>>
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Ri-cominciamo da loro
Almeno 3 cose le sapranno!
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
Il giardino fiorito di Van Gogh
Il giardino fiorito di Van Gogh
Quante volte l'ho visto fare!
Siamo in prima media, ora di grammatica: l'articolo partitivo.
"Gli articoli sono il, lo, la, i gli, le... Si distinguono in determinativi e indeterminativi...".
Partiamo sempre da zero, come se i nostri alunni fossero tabulae rasae, come se fosse la prima volta che affrontano l'argomento.
Ogni volta si ricomincia daccapo.
Forse è il bisogno di sistemare le cose come diciamo noi; azzeriamo per inserire in modo ordinato?
Pensiamo forse che il lavoro svolto da altri non sia corretto, o che nella mente dei nostri allievi le informazioni scompaiano o siano avvolte da un marasma?
Eppure ogni volta succede che dopo un po' l'attenzione cala, il tempo di chiudere si avvicina e la parte forse un po' più nuova, l'articolo partitivo dell'esempio, viene appena tracciata.

Nella lezione successiva riscontriamo che non hanno capito, studiato, imparato: e quindi? Ripetiamo, rispieghiamo, ricominciamo, sempre nello stesso modo, perfino quando siamo stati noi stessi a spiegare.
E se pure portiamo nuovi materiali, cambiamo impostazione della lezione, mettiamo in campo creatività e innovazione, partiamo sempre da noi, mai da loro.
"Ho preparato una così bella lezione, ma non sono interessati! Non stanno attenti! Non ascoltano! Come mai sono così?" Ci chiediamo, spesso delusi e frustrati.

L'ho visto fare tante volte, in tutte le discipline, su tutti gli argomenti, addirittura con le feste religiose!
Una volta c'era una maestra a parlare della Pasqua a dei bambini di quarta elementare, spiegando il significato cristiano e la solennità della festa.
È stato un disastro! I bambini, dapprima in un silenzio attonito, hanno poi imposto la loro esperienza; le loro emozioni forti e contrastanti hanno alimentato una diatriba insanabile, tra la gioia delle uova al cioccolato e la rabbia delle feste che finiscono tragicamente, a causa dei litigi tra mamma e papà.
Ormai era troppo tardi, la bomba era scoppiata.
Impossibile ricomporre, né dare senso, era inutile ormai tentare di offrire ascolto o di stemperare gli animi.
Non c'era più scampo.

Siamo talmente presi da quello che dobbiamo dire noi, dalla nostra impostazione, per quanto accuratamente preparata, da ignorare il fatto che davanti abbiamo persone con proprie esperienze e vissuti forti, anche se legati soltanto ad altre esperienze di apprendimento. Avremmo potuto, e forse dovuto, innanzitutto considerare che ci sono vari aspetti legati ad una stessa realtà. Forse è questo il passo più difficile da fare, questa la consapevolezza che ci manca.
E se partissimo da loro? Se ascoltassimo i nostri alunni?
Come sarebbe più facile se prima sentissimo quello che hanno da dire.
Basterebbe un breve brainstorming per dare il "la".
Cosa ci spaventa? L'accavallarsi delle voci? Il non sapere conciliare i diversi punti di vista?
Eppure è così entusiasmante sentire quello che hanno da dire gli alunni, sollecitare le loro curiosità, vedere come si animano.
Diventano come scatole magiche! Ragazzi che a stento alzano la testa, cominciano a raccontare di qualcosa che hanno visto in TV o in gita con i genitori, pertinente, arricchente.
E ho visto che quando i ragazzi sentono che saranno ascoltati, che ci sarà il tempo perché ognuno dica la sua, che saranno prese in considerazione le diverse provenienze, accolte divergenze, loro sanno aspettare e si ascoltano. Così diventa anche possibile far emergere e risolvere le contraddizioni e le perplessità.
Di questa modalità, che sperimento e cerco di condividere da anni, ho trovato nei testi vari riscontri.
Il prof. Zona ha riportato nelle sue slides questa frase di Ausbel, psicologo cognitivista statunitense promotore della strategia degli organizzatori anticipati: "The most important single factor influencing learning is what the learner already knows. Ascertain this and teach him accordingly" (traduco come meglio mi riesce: lo specifico fattore più importante che influisce sull'apprendimento è ciò che chi apprende già conosce. Accerta questo e insegnagli di conseguenza).

Bellissimo è anche l'esempio riportato da Franca Da Re nel suo "Didattica per competenze e inclusione".
Lei racconta di una "conversazione clinica" -il termine tecnico che ha usato- sugli anfibi. Il coro di voci che viene fuori è ricco, i collegamenti sono strabilianti, come quello de "gli scarponi di papà: gli anfibi".
L'autrice precisa in che modo va condotta: "Con domande stimolo-aperte l'insegnante accoglie tutte le risposte, senza formulare giudizi o correggere asserzioni".
Bisogna lasciare aperto il campo di indagine, accogliere e valorizzare i diversi punti di vista, dare senso ad imprevisti, deviazioni, conciliare esperienze e opinioni.
È ugualmente pregnante far uscire le emozioni e i sentimenti legati a quell'area di significato, gli atteggiamenti che lo colorano.
Infatti, come sottolinea anche Ausbel, l'apprendimento significativo richiede investimento emozionale per integrare nuove conoscenze con quelle esistenti.
Le operazioni da fare in termini tecnici sono rispecchiare, riformulare, specificare.
Ancora meglio sarebbe se gli alunni stessi eseguissero queste operazioni. Poi eventualmente potremo fissare le parole, i concetti più importanti, oppure far verbalizzare il percorso che si è delineato in classe per giungere ad un certo traguardo.
Io penso, e ho sperimentato, che la cosa importante sia favorire l'ascolto reciproco, dare importanza e rilevanza a quello che loro dicono, senza avere fretta di "mettere le cose a posto".
Apriamo strade, esploriamo nuovi orizzonti, troviamo connessioni, solo così ci accorgeremo che i nostri alunni non sono tabulae rasae ma giardini fioriti.


Patrizia Ruggiero, docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado dell'IC "Belforte del Chienti", Roma
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