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n. 66 ottobre 2016
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
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Oggi è il giorno:19 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Ricomincio (almeno) da tre'  >>>
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Ricomincio (almeno) da tre
Docenti in- formazione accolgono la sfida per lo sviluppo delle competenze
di Rosci Manuela - Editoriali
Siamo ormai nel vivo dell'anno scolastico. Le confusioni iniziali sembrano essere ormai un ricordo o quasi. Tutti sono al loro posto: gli alunni in classe, i genitori più o meno rassicurati dalla scuola, i docenti (quasi) tutti in cattedra. I tre fulcri intorno ai quali ruota la scuola ancora una volta sono presenti, anche perché senza di loro ... non esisterebbe la Scuola. Non perché altri elementi non siano fondamentali ma si possono trovare soluzioni alternative, almeno così sembra funzionare.

Diverse scuole di Roma, ad esempio, hanno un reggente come Dirigente scolastico: un professionista che oltre a dirigere la sua comunità educante - a volte con più di 1000 alunni (e relative famiglie) e più di 120 docenti- si occupa a "parziale" servizio di altra scuola, sempre di dimensioni notevoli. La mancanza di un regista che sia presente sempre sul palcoscenico e solo qualche volte dietro le quinte, ovviamente può generare confusione e disorientamento anche nei tecnici più preparati (i docenti) tanto che gli attori protagonisti (gli alunni) e le numerose comparse (i genitori) corrono il rischio di vagare ognuno per proprio conto, senza riuscire a dar vita a quel "colossal" che va in scena ogni anno e che racconta la vita quotidiana di tutte le scuole italiane. Quindi il Dirigente scolastico è un primo elemento che può anche essere "provvisorio" (con le conseguenze di cui sopra).

Anche il luogo o i luoghi dove si gira il film non sono di poco conto: alcuni colossol si svolgono sempre sugli stessi "set" con il vantaggio di avere in loco interni ed esterni consoni alla scuola; altri, seppur costruiti da pochi anni, presentano stati di decadimento, con falle nei soffitti che offrono insolite ambientazioni che riportano indietro di alcuni decenni, come se fosse una scelta intenzionale dei produttori (chi investe) quella di rendere la vita quotidiana irta di ostacoli, forse per generare quel senso di fatiscenza e di spersonalizzazione così caro a chi non ha a cuore la qualità della vita delle persone (sia piccoli che adulti) che abitano le scuole. Forse la produzione non riesce ad attivare quei finanziamenti, sempre più a livello europeo, che sembrano essere disponibili ma certamente non per coloro che dimostrano scarsa capacità di intercettarli.

Si dà vita sempre di più a delle "fiction" perché ovviamente basta costruire una bella facciata e un giardino allestito negli Studios di Cinecittà a Roma: si apre la porta di una bella villa e si entra in un salone adeguatamente allestito, forse da tutt'altra parte.

A volte anche il portone della scuola si presenta adeguato ad accogliere chi entra, peccato che dentro spesso non ci sia nulla che possa essere utile, ad esempio all'interno di una classe: una lim? un pc? sedie e banchi adatti all'altezza degli alunni? gesso e cancellino? una lavagna che si cancelli?

Ma neppure questo risulta essere un impedimento: i docenti sono soliti trasformarsi in scenografi, costumisti, tecnici delle luci, e perfino in art director (le nostre funzioni strumentali?) per affrontare e inventare soluzioni anche quando sembra impossibile trovarne.

La Scuola ha la sua identità e neppure catastrofi naturali come il recente terremoto nell'Italia centrale ha impedito ai protagonisti di tornare in aula, magari in strutture provvisorie -forse più sicure di quelle in cui alberghiamo tutti noi ogni giorno- tuttavia con quel senso di perdita che pesa sugli animi delle persone.

Il luogo dove si fa scuola è un secondo elemento "variabile".
La Scuola quindi non si ferma mai, di fronte a nessun elemento provvisorio o variabile.
Scettici nel condividere questa visone ottimistica?

Non a caso ho intitolato l'editoriale "Ricomincio (almeno) da tre" perché vorrei condividere un altro elemento che mi fa credere che la Scuola abbia risorse non solo per sopravvivere a catastrofi naturali e antropiche, ma per sviluppare se stessa.

L'elemento che fa la differenza sono le persone, in primis i docenti che "firmano" e lasciano traccia quotidianamente del loro passaggio. Non è mai anonimo l'intervento di un docente sulla classe, sui genitori, sui colleghi. Segna il modo di relazionarsi con tutti gli altri, le scelte metodologiche che compie, il percorso didattico che pianifica. Ogni professionista della scuola sa che molto di quanto accadrà dipenderà dal suo atteggiamento mentale, da quanto si sentirà in grado di gestire le situazioni che emergono nelle classi, da quanto si sentirà riconosciuto e apprezzato da alunni, genitori, colleghi. E come per ogni protagonista di un colossal (o di una fiction), le sue vicende sono alterne, a volte segnate da drammi, a volte sostanziate da condizioni esilaranti.

Anche sul palcoscenico della scuola c'è il protagonista che rimane per tutte le puntate il fulcro dell'azione e, per altri invece, la storia può presentarsi diversa: una comparsa che diventa protagonista o un iniziale protagonista che esce di scena, o che agisce a latere. Le biografie dei personaggi sono differenti eppure esistono nel mondo della scuola dei momenti di azione collettiva: alcuni sono stabiliti dall'alto e meno sentiti come luoghi di condivisione (il collegio dei docenti, a volte) altri invece sprigionano le energie dei singoli che, insieme, riescono a dare vita ad azioni che potrebbero essere impensate solo qualche tempo prima. Il luogo e i luoghi sono quelli della FORMAZIONE.

Mettete un gruppo di docenti che scelgono di avventurarsi in percorsi tortuosi, alla ricerca delle competenze da sviluppare nei propri alunni: si imbatteranno in competenze chiave, culturali e di cittadinanza, in traguardi di sviluppo che seppur disciplinari, dovranno contenere in seno una dimensione trasversale perché solo questa è indicatore di uno sforzo comune, di ricerca-azione collettiva. Si troveranno a selezionare poi quei traguardi così sviscerati per decidere come accostarli, gli uni agli altri, in modo da dar vita all'impalcatura necessaria a sostenere compiti ardui, a volte definiti "significativi", a volte "autentici" se non di "realtà". Le obiezioni di alcuni docenti nascono spontanee e sensate: non vi sembra che abbiamo già praticato questo percorso caldeggiato da tanta interdisciplinarietà?

Certo, mi verrebbe da confermare e sostenere la tesi, ma diverso è il punto di vista che si accingono a prendere in considerazione gli ardimentosi avventuratisi in un percorso di formazione che vuole convincerli che lavorare per competenze diventerebbe non solo più interessante e coinvolgente, addirittura divertente. Non è più il contenuto del programma da sciorinare durante l'anno scolastico, ma un piano di lavoro che guarda al futuro, più in là del proprio naso che ci spinge a mettere attenzione solo a ciò che accadrà a breve. Invece la formazione offre l'occasione di guardarsi dentro e fuori, in tutte le direzioni ma soprattutto chiedersi: a giugno dove dovrò stare, dove avrò condotto i miei alunni per essere soddisfatto e appagato del mio lavoro?

A dirla così sembra difficile e ci si aspetterebbe una certa resistenza, una fuga dal percorso formativo che si è scelto con l'intento di rimettere tutto a posto, senza alcuna implicazione personale e professionale che implicherebbe naturalmente un nuovo atteggiamento mentale. E invece cosa fanno, questi docenti imprudenti?

Al termine del percorso sulla Didattica per competenze (che ci ha visto coinvolti come formatori, noi di Sysform per Giunti Scuola), i corsisti sono esaltati e avrebbero voglia di mettere subito mano al cambiamento ma non si può, siamo quasi al termine delle lezioni, l'anno scolastico è quasi completato. Ma non demordono e appena rientrati, a settembre, sembrano colti da strani pensieri che li portano verso nuove riflessioni, verso nuove costruzioni didattiche e sentono di avere una marcia in più, una energia che fa superare persino la preoccupazione verso la collega/i colleghi che non avendo condiviso lo stesso percorso, potrebbero intralciare l'attuarsi dei nuovi percorsi formativi da impostare per gli alunni.

Non ci credete? Leggete gli articoli di questo numero e ve ne farete una ragione: la "competenza" colpisce e invigorisce. Provare per credere.

La FORMAZIONE dei docenti è l'elemento "indispensabile" (non può essere né provvisorio né variabile) e nessuno potrà mai sottrarre ad alcuno la propria formazione-trasformazione.

E questo ci dovrebbe rassicurare.

Manuela Rosci

NB: Un ringraziamento a tutti i docenti che si sono messi in gioco e hanno reso i nostri corsi di formazione dei per-corsi significativi, al di sopra di tutte le aspettative. :-)
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Sono presenti 4 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 09/11/2016 ore 18:43 da Pavone Annalisa
Ritengo la scuola responsabile del futuro di intere generazioni che, a scuola, devono imparare ad agire in una società sempre più complessa.Per questo come insegnanti abbiamo l'obbligo di formarci, di intraprendere un percorso che ci trasformi da" trasmettitori di sapere a costruttori di saperi". Il corso che sto frequentando mi sta dando una nuova energia per accogliere al meglio la sfida per lo sviluppo delle competenze. Annalisa Pavone
inserito domenica 06/11/2016 ore 16:36 da Sandra Amatori
Nell'articolo la scuola è descritta esattamente come oggi si presenta: fatiscente negli edifici, caotica nell'organizzazione, facile bersaglio da parte dell'utenza, vacante nella dirigenza...ciò nonostante i docenti continuano imperterriti ad assumersi responsabilità organizzando al meglio il loro lavoro e attivandosi nella continua formazione. Sono convinta che anche nel prossimo futuro il "focus" della scuola sarà sempre il rapporto docente/discente e la conseguente relazione formativa che si instaura. Nella scuola primaria questo aspetto è sempre stato considerato specie in fase valutativa dove il bambino viene considerato oltre l'aspetto cognitivo-disciplinare anche nell'aspetto della personalità e delle attitudini che forse oggi potranno essere meglio declinate nel profilo delle competenze.
inserito domenica 06/11/2016 ore 07:46 da Marianna Borea
Dico sempre ai miei alunni, me lo dico e lo ripeto con i miei colleghi "La scuola siamo noi" e possiamo lasciare il nostro contributo, un segno, in modo indelebile e costruttivo o, anche, in modo del tutto insignificante. La forza, il coraggio dei docenti è nel perseverare, perché andare avanti è comunque un guardarsi anche continuamente indietro, un'analisi, capire da dove si è partiti o da dove ripartire, quali sono i limiti, quali le potenzialità. Rimettersi sempre in gioco, cercare nel quotidiano l'input giusto per tratteggiare gli step successivi e sapere, e capire anche,quando si ha necessità di accrescere le proprie competenze. Questo corso senz'altro, come scrive l'autrice, ti fa venire voglia di fare subito, ti dà una nuova energia e positività nell'affrontare, ogni giorno, le sfide che la scuola, per fortuna, ancora mette in campo. Ricomincio (almeno) da tre? No, Ricomincio da tutto! Nulla, per la mia esperienza personale, mi sento di accantonare, archiviare, del percorso che mi ha portato fin qui.
inserito sabato 05/11/2016 ore 17:27 da LUCA MILANA
Io credo che alla base di tutto il processo di apprendimento ci sia IN PRIMIS, un rapporto tra persone, il docente e il discente, in cui l'adulto comunica, attraverso il suo lavoro, un'ipotesi di significato di ciò che intende trasmettere. L'alunno impegna la sua libertà nella verifica, talvolta faticosa, ma sempre appagante della scelta di un senso esistenziale, culturale e professionale che si chiarifica nel tempo seguendo dei maestri.
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