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Numero: 4 -Marzo 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 21 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'Ridiamo delle competenze.'  >>>
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Ridiamo delle competenze.
Barzellette e vignette per l'apprendimento di competenze testuali.
di Giacobbe Marco - Didattica Laboratoriale >>> Percorsi laboratoriali
"L'analisi del testo? a Professo', mica semo malati, che se famo l'analisi!". Visto che una delle attività centrali per connettere lettura, comprensione e scrittura viene accolta con umorismo, perché non farla diventare umoristica? Questa la battuta e questa la riflessione che mi hanno portato a immaginare un percorso, ancora in fieri, in cui barzellette e vignette sono il contenuto e le competenze linguistiche e logiche sviluppate dall'analisi del testo sono l'obiettivo.
La maggior parte dei miei ragazzi cerca e legge in Internet barzellette che siti specializzati pubblicano in gran numero: digitate "barzellette" in un motore di ricerca e vi renderete conto dell'abbondanza. Meno frequentate le vignette umoristiche, la cui abbondanza in rete è facilmente verificabile in modo analogo.
Il momento in cui ci si "sfida" a dire barzellette che facciano veramente ridere e che gli altri non conoscano, è tipico dei gruppi di ragazzi, tanto che, appena possono, tentano di importare, in vari momenti dell'attività scolastica, il divertimento del tempo libero:"A Professo', che posso raccontà 'na barzelletta?".

Le barzellette, ancor più le vignette, sono la versione più sintetica possibile della narrazione, in cui tanti elementi cardine che la narratologia indaga sono omessi o sintetizzati, sono tanto astratti da diventare puro scenario codificato.
Spazio, tempo, punto di vista, narratore, personaggi e tutto quello ad essi è correlato, diviene esile e facilmente estrapolabile. La facilità è l'elemento essenziale di questa scelta: brevità, linguaggio quotidiano, situazioni banali, niente sottigliezze psicologiche nelle descrizioni, scenari codificati e personaggi qualunque; è facile dunque capire gli aspetti narratologici ridotti ai minimi termini; è l'inizio di una progressione che porta a I Promessi Sposi e Ossi di Seppia, prima o poi.
Lo scarto comico, inteso come gioco di parole, banalizzazione di una metafora o paradosso, è invece l'altro elemento della scelta, quello difficile: rappresenta lo sforzo logico - linguistico con cui lo studente raggiunge la comprensione.
"Perché dovrebbe far ridere?" questa è la domanda cruciale. Attraverso questa domanda si passa dalla comprensione di un testo al guardare la società con gli occhi della massa, con gli stereotipi che essa genera - propone, perché è con questi occhi, con questi stereotipi (a volte contro di questi) che la barzelletta e la vignetta si propongono di far presa sul lettore.
Ho sperimentato: dopo una barzelletta che mette in campo uno stereotipo che tocca gli alunni (donna, professore, famiglia, studenti, ...), è facile far nascere discussioni all'interno della classe intorno allo stereotipo ed al suo realismo.

Arrivare in classe con riviste di enigmistica che contengono barzellette e vignette, genera sorpresa prima e poi divertita partecipazione. Come sempre bisogna lasciar decantare serenamente il "giusto caos" che ne segue, anche per non togliere a ragazzi e ragazze l'idea corretta che quello sia un momento loro.
Lascio dunque spazio a chi vuol raccontare barzellette, concorrenzialmente con le riviste, e poi colgo l'occasione propizia per inserire domande che conducano ad una attività di ricerca e collazione di tipi di barzellette analoghe (leggi: situazioni narratologiche affini): "Quali hanno personaggi simili? in quali luoghi sono immaginate? in quanto tempo si svolgono i fatti? quali sono quelle in cui si dialoga soltanto?"
I ragazzi e le ragazze si accorgono presto che la maggior parte delle barzellette hanno uno schema uniforme: presentazione di luoghi e personaggi, avvenimento centrale/dialogo, epilogo a sorpresa.
Sono molte le inferenze che si possono fare di fronte a quelle poche righe di testo ed uno degli aspetti più divertenti per gli alunni sta nel ricevere il mandato di trasformare una barzelletta in una storia completa, aggiungendo tutti gli elementi immaginabili secondo la propria fantasia.
Siamo ad un passo dalla scrittura creativa.

Il progresso dell'attività laboratoriale è giunto fino a questo punto, fino ad ora sembra funzionare al livello di interesse suscitato e di impegno messo in campo da ragazzi e ragazze.
Sicuramente debbo spingere presto a lavorare, almeno alcuni, con le vignette, perché chi ha uno stile cognitivo più sbilanciato sul visuale, deve essere messo al riparo dal fallimento di fronte alla troppa verbalità della barzelletta, deve creare immagini invece che storie, per cominciare, poi passerà al testo solo scritto. Ma questo vale anche per i più numerosi stili verbali, al contrario.
Ma intanto mi capita di entrare in classe e sentirmi dire:"A Professo', la sai l'ultima?"

Marco Giacobbe SMS L. Di Liegro - Roma
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